Sant’AmbrœsCosa racconta di Milano la particolarissima prima della Scala senza pubblico

Il maestro Chailly, spalle al palcoscenico, ha diretto un’orchestra disseminata a distanza di sicurezza sull’intera platea, e un coro adeguatamente distanziato sui palchi (un corista per ogni palco). Il pianeta ha assistito da fuori, senza partecipare e il santo milanese ha fatto il miracolo, quasi come fosse San Gennaro: ha sciolto le riserve del sindaco Sala, che ha annunciato la sua ricandidatura

Gian Mattia D'Alberto - LaPresse

Il Sette Dicembre è un giorno di celebrazione plenaria a Milano. La città di Ambrogio celebra se stessa: il sindaco consegna le Benemerenze civiche ai cittadini illustri e la Scala festeggia una buona parte delle Muse con la Prima.

Nell’anno di Covid, mentre il resto del mondo è chiuso per pandemia, Milano ha raggiunto, incredibilmente, un nuovo primato nazionale (virtualmente mondiale): il sindaco Giuseppe Sala si è dato l’Ambrogino da solo, premiando il suo mandato con l’annuncio della ricandidatura, e la Scala ha celebrato se stessa con una Prima fuori programma assoluto. 

Per la prima volta nella storia le masse artistiche del Piermarini hanno preso possesso dell’intero teatro svuotato di pubblico e vi si sono asserragliate. Come Muse imprigionate nell’Olimpo, in contatto con gli umani grazie a una messa in scena colossale, urbi et orbi: dal centro di Milano fino all’Oceania. Un kolossal virtuale.

Niente Lucia di Lammermoor? Donizetti ricoverato ma si tornerà “A riveder le stelle” (questo il titolo della più speciale serata scaligera di tutti i tempi) con una fenomenale carrellata delle glorie dell’Opera interpretate da 24 star della lirica internazionali, con la regia di David Livermore, in collaborazione con la Rai, che ha piazzato dieci telecamere in teatro e sguinzagliato un drone sui cieli di Milano live in streaming, regalando al mondo la vista di un volo di angeli attorno al baluginio dorato della Madonnina. Officianti, come sacerdoti nel tempio, Bruno Vespa e Milly Carlucci.

Il maestro Chailly, spalle al palcoscenico, ha diretto un’orchestra disseminata a distanza di sicurezza sull’intera platea, e un coro adeguatamente distanziato sui palchi (un corista per ogni palco). Alle sue spalle la sfilata antologica di stelle della danza e del bel canto, alla vigilia dei settecento anni dalla morte di Dante, ha composto un diorama fantastico, inedito, una epocale adunanza in remoto delle arti, somma poesia inclusa. 

Il pianeta, fuori, ha assistito senza partecipare. Soliti Vip inclusi. Anzi, esclusi.

Il miracolo perpetuo del “realista” e pragmatico Ambrogio, forse, è proprio questo: non scioglie il sangue come il collega di Napoli (virtuale metafora), ma ha sciolto le riserve del candidato sindaco più atteso d’Italia (real politik). E soprattutto, il patrono meneghino ha concesso alle Muse il dono di riunirsi dal vero nel tempio della lirica e della danza per una solenne consacrazione privata, mentre alla platea dei popoli della Terra ha offerto una virtuale liturgia pubblica.

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