Sicurezza informaticaDi cosa si occuperà il nuovo cybersecurity center Ue di Bucarest

Da tempo la Romania è uno dei pochi Paesi che ha portato avanti politiche più rigorose per gli operatori di telecomunicazioni con lo scopo di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture 5G cinesi. Dal 1° gennaio 2021 il Paese avrà per la prima volta una agenzia dell’Unione nei suoi confini

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Ovunque, purché non a Bruxelles. Sembrerà strano, ma questo è stato uno dei criteri di assegnazione usato dai delegati degli Stati europei all’interno del Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio Ue (Coreper) per scegliere la sede del prossimo European Cybersecurity Competence Centre che aprirà ufficialmente a Bucarest, in Romania, a partire dal 1° gennaio 2021. A suo modo una scelta storica, perché nell’ex Paese del blocco sovietico l’Europa non aveva mai aperto alcuna agenzia dall’ingresso di Bucarest nell’Unione, che risale ormai a quasi 14 anni fa. Un fattore importante, tanto quanto la volontà di non vedere accentrata nella capitale europea per eccellenza una questione di grande rilievo come la cyber sicurezza, che per molti Stati europei resta ancora di appannaggio nazionale.

«Il problema con la candidatura di Bruxelles è che è un po’ noiosa, è sempre Bruxelles e quindi non è stata una scelta molto sexy» ha rivelato un funzionario che ha chiesto di restare anonimo al sito Politico.eu. Così, dopo un primo turno a cui avevano partecipato anche città come Vilnius, Varsavia. Monaco di Baviera, Léon e Lussemburgo e dove Bruxelles aveva ottenuto il numero più alto di preferenze, otto, contro le sei di Bucarest, al ballottaggio ha prevalso la capitale rumena 15 a 12.

La scelta, fatta forse un po’ per necessità, è però più sensata di quello che può sembrare. La Romania è uno degli Stati più all’avanguardia in tema di cybersecurity. Nel bene o nel male a Bucarest sanno quel che fanno, visto che il Paese è la patria di Bit Defender, colosso nel mondo degli antivirus e concorrente del russo Kaspersky, ma anche di alcuni tra i più famigerati hacker informatici. «L’esperienza rumena nel settore IT è stata riconosciuta nell’UE. 

La Romania è pronta a lavorare sodo per un ecosistema di sicurezza informatica europeo», ha twittato il ministro degli esteri rumeno Bogdan Aurescu. La scelta di far nascere questo nuovo centro a Bucarest porterà indubbi vantaggi anche all’economia: infatti l’hub beneficerà di 4,8 miliardi di euro di fondi europei, provenienti dai programmi Digital Europe e Horizon Europe, e creerà dai 30 fino agli 80 posti di lavoro.  

Per l’Unione il centro avrà un ruolo importante. Non sarà una vera e propria agenzia ma dovrà gestire questioni importanti, come la crittografia e la sicurezza della rete. In particolare, il centro servirà a facilitare il lavoro dei centri nazionali di coordinamento, lavorando soprattutto per migliorare la resilienza informatica, sostenere la ricerca sulla cybersicurezza e intensificare lo sforzo tecnologico in tutta l’Unione. Un impegno che il centro si sforzerà di portare avanti soprattutto con startup e piccole e medie imprese molto presenti in Romania, dove dal 2014 è presente anche il C-PROC, l’Ufficio per il programma sulla criminalità informatica del Consiglio d’Europa.

Un fattore che ha pesato nella scelta finale, così come la comprovata esperienza dei tecnici rumeni nell’ambito della sicurezza informatica e dell’infrastruttura IT. Un vantaggio che nasce a partire dalla scuola: nell’anno accademico 2019-2020 sono stati più di 27 mila i ragazzi che hanno seguito corsi informatici a tutti i livelli, con 5365 laureati (il 4,9% del totale, il sesto Paese nell’Unione per numero di laureati nel settore). Una conoscenza che ha portato la Romania a vincere nel 2019 la sesta edizione dell’European Cybersecurity Challenge e a classificarsi quarta nel mondo per numero di medaglie ottenute nelle competizioni scolastiche nel settore informatico.

Tante Università e tanti laureati hanno così contribuito in maniera determinante a formare una platea di professionisti molto ampia e molto giovane: il 45% dei 202 mila esperti del settore ha infatti meno di 34 anni. In quest’ambito spiccano in particolare le donne: il Paese si classifica terzo in Europa sull’occupazione femminile nel settore TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) e un quarto dei laureati è una ragazza. 

Altra variabile importante nella scelta finale è stato il peso politico dato alla cybersecurity. Dal 2013 in Romania è stato approntato un sistema per la sicurezza cibernetica che è presente anche nella strategia nazionale di difesa 2020-2024. La cybersecurity è per Bucarest una priorità nazionale e non a caso l’intero dossier viene gestito direttamente dal primo ministro. Le recenti elezioni e il successivo stallo politico, che hanno visto l’uscita di scena dell’ex premier Ludovic Orban, probabilmente non cambieranno la direzione degli ultimi anni.

Da tempo la Romania è uno dei pochi Paesi che ha portato avanti politiche più rigorose per gli operatori di telecomunicazioni con lo scopo di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture 5G cinesi. Un pericolo da cui Bucarest si è voluta cautelare firmando un memorandum d’intesa con il governo degli Stati Uniti nel luglio 2019 per eliminare i cosiddetti fornitori di 5G ad alto rischio.

Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alla cinese Huawei che infatti a settembre ha scritto una lettera al commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager denunciando l’esclusione dal bando sia in Romania che in Polonia. Il lavoro delle istituzioni rumene in questo settore ha certamente contribuito, visto che a giugno il commissario europeo per il mercato interno, il francese Thierry Breton, aveva ribadito ai ministri delle telecomunicazioni nazionali «l’importanza di reti sicure per il nuovo centro di cybersecurity, soprattutto quando si tratta di operatori di telecomunicazioni». 

Oltre a reti sicure, Bucarest e la Romania presentano un panorama industriale sorprendentemente innovativo. Si può immaginare il Paese quasi come una vera e propria Silicon Valley europea: nel 2020 il valore delle operazioni nelle start up del settore ha raggiunto i 100 miliardi di euro e dal 2013 sono arrivati investimenti pari a 1,1 miliardi. Oltre al colosso Bit Defender, in Romania sono presenti anche due “unicorni”, start up che nel breve periodo hanno superato la quotazione di un miliardo di euro, come Emag e Uipath, leader rispettivamente nel settore delle vendite online e nell’automazione dei processi robotici.

Sono quasi 118 le aziende che operano con varie mansioni nel settore TIC e impiegano una forza lavoro di quasi 84 mila impiegati. Il Paese possiede anche una buona copertura a livello di banda larga: in Romania la velocità media è di 175 Mb/s, superiore di gran lunga alla media globale, ferma a 84 Mb/s. La disponibilità di Internet a basso costo da parte delle compagnie e la buona copertura di rete nelle città ha spinto verso l’alto il mercato delle telecomunicazioni, che ha un valore di 5 miliardi e contribuisce in maniera importante al prodotto interno lordo nazionale, stimato intorno ai 22 miliardi. Un dato a cui adesso contribuirà anche il centro europeo per la cybersecurity.