In difesa della democraziaFrancia e Austria vogliono combattere il radicalismo islamico, ma lo fanno in modo diverso

L’obiettivo dei due governi è opporsi a ogni forma di estremismo e separatismo di matrice religiosa, volontà rafforzata dagli ultimi attentati terroristici. Ma i metodi (e i toni) sono diversi e quello di Vienna promette di essere più efficace

AP Photo/Michel Euler, Pool

In seguito agli attentati che negli ultimi mesi hanno interessato Francia e Austria e dell’incidente di possibile matrice religiosa che ha colpito il primo dicembre la città tedesca di Treviri, in Europa si è dedicata particolare attenzione al tema dell’islam politico e della radicalizzazione.

Il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz hanno anche organizzato a novembre una conferenza – a cui hanno preso parte i presidenti di Consiglio e Commissione Ue e il premier belga – per discutere di sicurezza e lotta al terrorismo in Europa ed annunciare nuove misure contro l’islam politico e la radicalizzazione.

L’obiettivo dei due politici è quello di combattere ogni forma di estremismo e separatismo di matrice religiosa nei rispettivi Paesi – e possibilmente in Europa – per evitare che sacche della società possano isolarsi e dotarsi di norme e valori diversi da quelli dello Stato. Quest’ultimo argomento ha interessato soprattutto il presidente francese – accusato da più parti di islamofobia – ma il tema è da anni al centro del dibattito pubblico austriaco e delle politiche promosse dal cancelliere.

Per Kurz la lotta all’islam politico e alla radicalizzazione non è una novità, essendosene occupato quando ancora ricopriva la carica di ministro degli Esteri. Nel 2015, l’attuale cancelliere ha infatti contribuito alla riforma della “Islamgesetz”, una legislazione che dal 1912 regola i rapporti tra il potere pubblico e i musulmani, introducendo regole più rigide sui finanziamenti dall’estero e sulle istituzioni religiose e stabilendo nuovi criteri sulla nomina degli imam consolari.

Grazie a queste riforme, nel 2018 Kurz – già cancelliere – ha potuto espellere dall’Austria 60 dei 260 imam turchi attivi nel Paese e chiudere diverse moschee, dopo aver già imposto un anno prima il divieto di indossare in pubblico indumenti che coprono completamente il viso.

Di recente, il cancelliere è tornato all’attacco annunciando nuove misure per combattere il radicalismo e quello che è stato da lui stesso definito «islam politico».

Nello specifico, Kurz vuole introdurre la possibilità di estendere le pene detentive per chi è stato condannato per terrorismo, controllare chi è stato rilasciato tramite dispositivi di sorveglianza elettronica e criminalizzare l’estremismo politico e religioso, oltre a consentire la revoca della cittadinanza austriaca a chi è stato condannato per terrorismo e possiede un doppio passaporto.

Il cancelliere ha anche proposto di rendere più semplici le procedure per la chiusura delle moschee e delle associazioni accusate di radicalizzazione e vorrebbe creare una piattaforma in cui raccogliere le segnalazioni di eventuali attività che possono essere dannose per la società. Kurz, inoltre, ha anche richiesto la creazione di un registro nazionale degli imam, normalmente provenienti dall’estero.

Le misure – che saranno discusse a dicembre dal Parlamento austriaco – avranno un impatto maggiore rispetto a quelle proposte dal presidente francese, eppure sono state queste ultime le più criticate.

Come spiega a Linkiesta Matteo Pugliese, esperto di radicalizzazione dell’Ispi, le misure francesi «hanno un sapore ideologico e rischiano di aumentare la frattura sociale. Le proposte fatte dall’Austria invece mi sembrano per la maggior parte pragmatiche e non accompagnate da toni aggressivi».

Uno dei problemi legati al caso francese è infatti rappresentato dalla modalità di comunicazione scelta da Macron e dal ministro dell’Interno Gérald Darmanin, le cui parole hanno incendiato il dibattito sul tema della sicurezza.

La differenza di toni tra i due leader europei è stata evidente soprattutto a seguito degli attentati in Francia e Austria: il cancelliere, che pure appartiene ad un partito di destra, ha usato parole meno dure rispetto a Macron invitando a non dare spazio all’odio e specificando che non si è di fronte ad «una lotta tra cristiani e musulmani o austriaci e migranti».

Alcuni aspetti delle proposte austriache tuttavia sollevano dei dubbi. Secondo Pugliese, la parte più controversa riguarda quella relativa al cosiddetto reato di islamismo politico, la cui denominazione rischia di essere fuorviante, oltre che incostituzionale.

Prima di poter esprimere un giudizio su questo aspetto, però, è necessario capire a quali fattispecie farà effettivamente riferimento. Con molta probabilità questa misura condannerà la promozione di ideologie antidemocratiche ed eversive per cui, secondo Pugliese, potrebbe essere applicata anche contro gli estremismi di destra. Una posizione questa sostenuta anche dal vicecancelliere Werner Kogler, del partito dei Verdi.

Macron e Kurz, quindi, sono i due leader europei che si stanno maggiormente interessando alla questione della radicalizzazione nei rispettivi Paesi, ma pur avendo un obiettivo comune i mezzi utilizzati non sono gli stessi.

Il cancelliere, secondo diversi analisti, sta proponendo delle misure più efficienti rispetto alla controparte francese, che sembra meno disposta ad adottare posizioni più dure – e meno ideologiche – come quelle austriache. Bisognerà però vedere quante delle proposte avanzate da Kurz e da Macron saranno effettivamente approvate dai rispettivi Parlamenti: dicembre sarà un mese decisivo per entrambi i Paesi.

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