Crocevia di problemiI motivi che rendono il Caucaso una delle regioni più complicate del pianeta

Conflitti armati, criminalità organizzata, terrorismo, ma soprattutto le risorse energetiche fanno sì che in quell’area, come spiega Giuliano Bifolchi in “Geopolitica del Caucaso russo” si concentrino i dilemmi dell’era postcomunista, lasciando esplodere le divisioni territoriali e strategiche

da Google Earth

Il Caucaso del Nord è attualmente una tra le regioni più significative nel sistema degli interessi geopolitici delle potenze mondiali e confina con paesi che detengono partnership commerciali o rapporti diplomatici l’Occidente, fattori che vengono considerati dal Cremlino come una minaccia alla sua integrità territoriale e stabilità interna.

Oltre alla Federazione Russa, anche gli Stati Uniti, l’Unione europea, la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita, la Cina e Israele hanno mostrato il loro interesse alle dinamiche nordcaucasiche cercando di intervenire direttamente o influenzarle indirettamente.

Parte dell’Impero russo prima, dell’Unione Sovietica poi, e della Federazione Russa oggi, fungendo da corridoio che unisce due mondi, quello cristiano e quello musulmano, e avendo il ruolo geopolitico e strategico di “ponte” tra l’Europa e l’Asia e punto di intersezione di rotte commerciali, come la Nuova via della seta, il Caucaso del Nord è stato definito «i Balcani euroasiatici» da Zbigniew Brzezinski.

L’importanza strategica attribuita alla regione caucasica dipende da quattro fattori:

1. Instabilità regionale: il Caucaso nella sua complessità e totalità territoriale si è contraddistinto, sin dalla caduta dell’Unione Sovietica, per conflitti armati interni (Cecenia, Abcasia, ossezia del Sud, NagornoKarabakh, Inguscezia-ossezia del Nord) e per una forte instabilità il cui livello di pericolo di espansione regionale è considerato elevato.

2. Radicalismo islamico: la regione può essere concepita come una frontiera, o barriera, tra la civiltà cristiana e quella musulmana. I conflitti che si sono andati a creare al suo interno, le cui origini sono da ricercare nel confronto tra le diverse etnie presenti nell’area, hanno un potenziale rischiodi assumere carattere religioso e, quindi, di sfociare in uno scontro che vedrebbe tra le forze in campo movimenti estremisti di matrice islamica.

3. Criminalità organizzata: la povertà e la debolezza a livello politico e amministrativo degli stati nati a seguito della caduta dell’Urss hanno permesso la trasformazione della regione in un corridoio di transito per diversi traffici criminali tra cui emerge la rotta est-ovest del traffico di stupefacenti.

4. Risorse strategiche: gli idrocarburi presenti nella regione, in special modo nel bacino del Mar Caspio, hanno acquisito una valenza strategica e politica sempre maggiore e il Caucaso è divenuto con il tempo un corridoio di accesso per il trasporto di queste risorse energetiche verso i mercati mondiali. Questo ha reso il Mar Caspio nella parte caucasica motivo di discordia tra le potenze mondiali, in special modo tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti, che hanno disegnato politiche regionali sulla base dei propri interessi andando a inserire la regione caucasica in quello che è stato definito il “New Great Game”, leva geopolitica che si instaura in quell’area di crisi rappresentata dal confine meridionale russo.

Il Caucaso è quindi un’area dove i dilemmi dell’era postcomunista, l’ordine regionale e l’orientamento strategico rimangono irrisolti: l’elemento islamico, il suo collegamento geografico con il Medio Oriente, con l’Europa e le sue istituzioni, con gli Stati uniti e la Nato, con la Federazione Russa e lo spazio ex sovietico dell’Asia Centrale, a cui si deve aggiungere una popolazione complessa dal punto di vista socioculturale ed etnico, rendono l’intera area, definita come il “nuovo” o “moderno” Medio oriente, instabile e di primaria importanza. È all’interno di questo panorama che si va a delineare l’importanza geopolitica e strategica del Caucaso del Nord la cui analisi non può prescindere dallo studio geopolitico dell’intera area.

È sempre nel quadro della geopolitica e della politica estera russa che si deve inserire l’interesse della Federazione per il Caucaso del Nord: George Friedman definisce la regione nordcaucasica fondamentale in chiave strategica e paragona la Russia attuale alla Sparta descritta da Tucidide, ossia uno Stato senza accesso al mare, fondato principalmente sull’esperienza e sulla legge a cui fa da contraltare un’Europa circondata per tre quarti dal mare e identificata come potenza marittima in grado di sfruttare gli scambi commerciali navali per favorire la propria ricchezza. Questa mancanza di accesso al mare potrebbe essere ovviata da parte del Cremlino proprio grazie al Caucaso settentrionale, regione importante non solo per quel che concerne il controllo dello spazio terrestre, ma anche per lo spazio marittimo: facendo riferimento alla teoria di Mahan che identifica la marina militare e mercantile e le basi navali come tre componenti chiavi geopolitiche, l’intera regione caucasica, e quindi anche il Dfcn, divengono importanti dal punto di vista strategico perché frapposte tra il Mar Caspio e il Mar Nero, distese d’acqua salata fondamentali per il dispiego di forze militari che garantiscano il controllo del Medio Oriente, dell’Asia Centrale e dell’area balcanica.

da “Geopolitica del Caucaso russo. Gli interessi e l’influenza del Cremlino e degli attori stranieri nelle dinamiche locali nordcaucasiche”, di Giuliano Bifolchi, Sandro Teti editore, 2020, 192 pagine, 18 euro