Coscienza greenPer salvare l’ambiente bisogna agire subito (e farlo tutti insieme)

Domani è il 5° anniversario degli accordi di Parigi sul Climate Change. Ancora troppo poco però è stato fatto e la situazione mondiale tende ad aggravarsi. Serve la volontà di ciascuno di noi per modificare le nostre abitudini e contribuire a costruire un mondo più sostenibile

JACQUES DEMARTHON / AFP

Non è certo la prima volta che mi capita di sottolineare da queste pagine come questo che stiamo vivendo sia il tempo in cui decidere di impegnarci in maniera definitiva e coraggiosa, tutti insieme e singolarmente, per contribuire a ristabilire un Mondo più equo e sostenibile. Non solo perché domani, 12 dicembre, saranno 5 anni esatti dagli accordi di Parigi e quel che a oggi si è fatto ancora non basta, ma anche perché serve la volontà di ciascuno di noi di attivarci in maniera pragmatica e costante per modificare le nostre abitudini.

Facendo scelte che abbiano effetti meno dannosi sull’ambiente, potremo affrontare la sfida climatica di cui in queste ore si torna a parlare anche in virtù dell’imminente Climate Ambition Summit 2020, e contribuire a costruire un mondo più sostenibile.

Personalmente ho scelto di metterci la faccia e, insieme a AWorld, supportare la campagna mondiale delle Nazioni Unite ActNow. Da oggi quindi sull’app AWorld, supporter ufficiale ONU per ActNow, esisterà il mio gruppo #ITSMYCHOICE. Insieme potremo misurare l’impatto delle nostre azioni quotidiane e adottare nuovi comportamenti meno impattanti. 

Facciamo la differenza e facciamola insieme! Non è più il momento di accampare scuse né alibi, ma nel caso ve ne fosse ancora qualcuno, spero che elencando di seguito alcune tra le tante notizie che ho letto nel corso delle ultimissime settimane, possa abbatterlo definitivamente.

Secondo uno studio dell’University of New South Wales, dal 1990 ad oggi l’habitat dell’ornitorinco si è ridotto del 22%. La qual cosa rende la specie prossima alla minaccia di estinzione. Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali, dal primo agosto del 2019 al 30 luglio 2020, 11.088 chilometri quadrati di foresta amazzonica brasiliana sono stati distrutti facendo registrare al fenomeno un aumento del 9,5% rispetto all’anno precedente. 

Dal 1985 al 2017 in USA l’area colpita da incendi intensi, cioè incendi capaci di distruggere più del 95% degli alberi, è aumentata di otto volte con il rischio che alcune non si riprendano più. Si stima che il fenomeno sia dovuto all’aumento delle temperature e alla siccità. 

Il passaggio dell’uragano Iota sull’America centrale ha causato 61 vittime tra Nicaragua, Honduras, Caraibi, Guatemala, Panama e Salvador. Il bilancio di due mesi di forti piogge probabilmente legate al fenomeno meteorologico della Niña, nel nordovest della Colombia, è stato di 34 morti, 39 feriti e 11 dispersi. 

Nel mese di novembre, Sidney ha registrato una temperatura minima notturna record: 25,3 gradi centigradi. Il ciclone Nivar nel sudest dell’India ha causato piogge torrenziali e sradicato migliaia di alberi. Mentre il passaggio del ciclone Gati in Somalia ha causato 9 morti ed è stato registrato come il più potente di sempre.

Secondo Scientific American, il riscaldamento della regione artica negli ultimi dieci anni ha superato tutte le previsioni: i dati indicano che i poli si stanno scaldando quattro volte più velocemente del resto del Pianeta. Lo scioglimento del permafrost ha tra le tante conseguenze che dobbiamo considerare, anche il rilascio di tutti quei microrganismi, batteri e virus, che sono stati coperti dal ghiaccio per millenni, e i cui effetti ci sono al momento sconosciuti.

Per un episodio di pioggia sopraffusa, cioè quando le gocce d’acqua permangono liquide anche con temperature inferiori allo zero ma appena toccano qualcosa congelano, ha lasciato senza acqua e elettricità 150 mila persone nell’estremo oriente russo.

Secondo il rapporto State of Global Air 2020, a causa dell’inquinamento atmosferico nel 2019 sono morti 470mila neonati nel mondo. Dall’inizio di settembre più di 7000 cuccioli di foca sono stati ritrovati morti lungo le coste della Namibia, una strage dovuta alla crisi climatica.

Secondo i ricercatori della nave R/V Akademik Keldysh che hanno osservato bolle di metano risalenti dai fondali marini dell’Artico, si tratta di un fenomeno dovuto alla crisi climatica – scrive il Guardian – che tra l’altro rischia di essere aggravata da queste stesse emissioni poiché il metano in un ventennio ha un effetto riscaldante più di ottanta volte superiore a quello dell’anidride carbonica.

“Il costo umano delle catastrofi 2000-2019” presentato dalle Nazioni Unite, è un rapporto che ci consegna la rappresentazione di un presente disastroso nel quale è evidente come l’aumento della temperatura media globale sia responsabile delle incrementate frequenze degli eventi meteo estremi. I disastri naturali come alluvioni, frane, tempeste, ondate di caldo, siccità e incendi, che negli ultimi venti anni sono stati 7.348, hanno avuto un tragico bilancio di 1,23 milioni di morti e di oltre 4 miliardi di persone coinvolte a vario titolo.

La situazione è destinata a peggiorare se alla crisi climatica aggiungiamo altri fattori di rischio come la povertà, l’inquinamento, la crescita demografica nelle aree di rischio, la perdita della biodiversità e l’urbanizzazione senza criterio. Non lasciamo che ciò sia.

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