Cambio di paradigmaIl vaccino non è un tana liberi tutti. E l’Italia non sarà mai più come prima

L’ultima cosa che ci serve è coltivare la tentazione dell’immobilismo e dell'attesa dell’evento salvifico che riporterà indietro le lancette della storia. Anzi, bisognerebbe proclamare a ogni angolo di strada che la pandemia ha trasformato la società. Come fece la crisi petrolifera del 1973

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Chissà chi sarà il primo a dirlo (scommetterei su Angela Merkel) ma l’idea del vaccino come polvere magica, pozione salvifica che farà tornare tutto come prima appare, al momento e soprattutto in Italia, largamente sopravvalutata. Non solo perché il come, il dove e il quando della campagna vaccinale

sono ancora un’idea, e cioè un’astrazione, ma perché i grandi eventi planetari cambiano il mondo e il mondo non torna mai come prima.

La crisi petrolifera del 1973, scaturita dalla guerra del Kippur, è un evento lontano ma uno dei pochi paragonabili – per le restrizioni alle libertà democratiche e ai comportamenti personali – a questo fine anno senza shopping, traffico, socialità. Allora, da un giorno all’altro, l’Italia si trovò appiedata: spente le insegne, dimezzata l’illuminazione pubblica, coprifuoco per i cinema e per i ristoranti, divieto nei festivi di usare qualsiasi mezzo a motore. Limiti ai riscaldamenti. Proibizione di superare i centoventi all’ora in autostrada. Durò pochi mesi eppure cambiò la cultura del Paese: entrarono nel vocabolario espressioni come ecologia, risparmio delle risorse, sostenibilità. Si fece strada il dubbio sulla stabilità del sistema produttivo e della fabbrica del benessere che, fino al giorno prima, sembrava inarrestabile.

Non sappiamo, oggi, dove ci porterà il Covid: un accidente assai più largo, vasto e mortale dell’improvvisa indisponibilità di greggio a metà dei Settanta. Probabilmente verso una società contactless, come scrisse molti mesi fa Christian Rocca, un mondo di contatti rarefatti dove le esperienze di massa che hanno costruito le precedenti generazioni ma anche le attuali – concerti, eventi, mostre, grandi raduni politici – si estingueranno naturalmente. Competenze ritenute marginali – i riders, i trasportatori, i lavoratori della cura – emergeranno come attività essenziali. La capacità di protezione sanitaria degli Stati diventerà importante come gli indici di debito, se non di più: un elemento centrale per la valutazione della loro solidità.

È la scoperta dell’acqua calda? Certo. Ma la sicumera con cui l’intero apparato della comunicazione sul Covid, dai politici agli scienziati alle autorità della salute, sta pompando il tutto tornerà come prima obbliga a ricordare che l’acqua calda esiste e scotta. Il sistema rischia l’ustione se continuerà a rivolgersi al Paese con promesse infondate sulla sconfitta definitiva della pandemia come in gennaio, quando giurò che l’estate si sarebbe portata via il virus, o in settembre, quando appese le nuove restrizioni all’idea di guadagnarsi un Natale libero da vincoli.

Il vaccino è una grande speranza, ma non servirà al liberi tutti immediato né a un ritorno allo status quo ante. I vaccinati dovranno continuare a rispettare precauzioni: sono immuni ma non è detto (nessuno lo sa) che non possano infettare gli altri. La scadenza di fine 2021 appare assai ottimistica per vaccinare sessanta milioni di italiani, posto che oltre metà delle Regioni sono ancora in alto mare. Ed è probabile che le vaccinazioni di massa, che garantiscono una protezione di 8/10 mesi, debbano essere ripetute per anni prima di arrivare all’eradicazione della malattia (per il vaiolo ci volle un decennio).

Più oltre, c’è da riorganizzare un mondo, trovare le risorse per farlo, spingere l’opinione pubblica, il sistema produttivo e finanziario, gli investitori, in nuove direzioni che sorreggano la società, l’economia, i servizi, la vita associata. L’ultima cosa che ci serve è dire che tutto tornerà come prima, coltivando la tentazione dell’immobilismo e dell’attesa dell’evento salvifico che riporterà indietro le lancette della storia. Anzi, bisognerebbe proclamare a ogni angolo di strada il contrario: la pandemia ha cambiato tutto, in modo persistente, servono idee per adeguarsi al cambiamento. Serve il vaccino, ma servono soprattutto coraggio e immaginazione.

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