Non andrà tutto beneSecondo il Censis gli Italiani sono diventati paurosi, incattiviti e aggrappati alla bonus economy

Il 54esimo rapporto dell’istituto di ricerca socio-economica il 38% dei cittadini sarebbe disposto a fare a meno dei diritti civili in cambio del benessere economico. Mentre il 44% è favorevole all’introduzione della pena di morte

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Non è andato tutto bene. E, forse, non andrà meglio. Secondo il 54esimo rapporto Censis sulla situazione del Paese, il 44,8% degli italiani è convinto che usciremo peggiori dalla pandemia. Il virus ha colpito una società «già stanca», quella «società del rancore» di cui l’istituto di ricerca socio-economica aveva già parlato negli anni passati, rendendola ancora più «incattivita».

Per il Censis il sistema Italia è come «una ruota quadrata che non gira», ha vinto la logica del «meglio sudditi che morti». Un atteggiamento «securizzante» che ha portato ad aggrapparsi allo Stato come un salvagente. Il 57,8 per cento degli italiani si è dichiarato disponibile a rinunciare alle libertà personali in nome della tutela della salute collettiva, percentuale che sale a 64,7 tra i giovani tra i 18 e i 34 anni. Il 38% è disposto a fare a meno dei diritti civili in cambio del benessere economico. E quasi l’80% è favorevole alla stretta in vista delle festività natalizie.

Per contro, il 77,1% degli italiani chiede pene severissime per chi non indossa la mascherina (82,5% nella fascia di età 18-34 anni) e il 56,6% vuole il carcere per i contagiati che non rispettano le regole della quarantena.

In queste «vite a sovranità limitata degli italiani», si è radicata in questi mesi la «bonus economy». Solo i sussidi erogati dall’Inps hanno interessato 14 milioni di italiani. In media, fa i conti il Censis, sono stati trasferiti 2mila euro a testa a un quarto della popolazione. Anche se per il 75% gli aiuti arrivati dallo Stato sono stati insufficienti o tardivi.

E nella logica di garantirsi una sicurezza anche economica, si ingrossa il bacino della liquidità precauzionale. In sei mesi la liquidità di denaro su depositi non vincolanti è aumentata di 41,6 miliardi di euro (la liquidità complessiva da sola oggi supera i 1.000 miliardi). «Così le famiglie si immunizzano dai rischi», spiega il Censis. In una economia «paralizzata dalla incertezza»: due terzi degli italiani si dicono pronti a nuove emergenze, mettendo soldi da parte ed evitando di contrarre debiti.

Ma mai così profonda, come in questi mesi, è stata la distanza tra garantiti e non, che temono la discesa negli «inferi della disoccupazione». La pandemia ha creato una spaccatura tra chi ha la sicurezza del posto di lavoro e del reddito e chi no. E a pagare il conto salato sono soprattutto giovani e donne: per loro – dice il Censis – si sono già persi 500mila posti di lavoro. E nel silenzio generale sono scomparsi 5 milioni di lavoratori in nero.

In crisi profonda anche il mondo della scuola. L’esperimento della didattica a distanza durante la pandemia sembra non aver funzionato in modo adeguato, se per il 74,8% dei dirigenti la Dad ha di fatto ampliato il divario di apprendimento tra gli studenti. Con un ragazzo su tre che sfiora il burnout digitale e non ne può più di fare videochiamate.

E neanche il cambio di passo storico nelle politiche di bilancio dell’Ue, oltre all’approvazione del programma Next Generation Eu, è servito ad aumentare il sentimento di fiducia degli italiani verso l’Europa. Solo il 28% si dice fiducioso verso le istituzioni europee: la percentuale più bassa in Europa. Il 58% è invece insoddisfatto delle misure adottate.

Cosa rimarrà dopo lo «stato d’eccezione» generato dal Covid-19? «Le scorie dell’epidemia saranno molte», spiegano dal Censis. Il 40% degli italiani afferma che dopo il Covid-19 avviare una attività in proprio sarebbe un azzardo. Solo 13% è pronto a rischiare aprendo un’impresa.

E tra antichi risentimenti e nuove paure, spuntano anche i favorevoli alla pena di morte: il 44% la vorrebbe introdotta nel nostro ordinamento.

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