All-male verificaIl vertice di maggioranza è (quasi) senza donne, non c’è nemmeno la presidente del Pd

Zingaretti deve essersi dimenticato che il suo partito è presieduto da Valentina Cuppi, visto che la numero uno Dem non ha partecipato alla riunione con il premier. Forse è il caso di arrendersi: facciano tutto gli uomini, del resto hanno dimostrato di essere così bravi...

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Vabbè, forse è meglio arrendersi. Le foto dei tavoli della verifica governativa confermano una determinazione superiore alla nostra. Da oggi, bandiera bianca: il maschio italiano di potere, il signore di mezza età con l’auto-percezione del giovanotto, il professionista dello spiegone, la fashion victim di Caraceni e Cenci – insomma: il politico medio italiano – non è removibile e sostituibile da una donna, manco ai tavoli di una chiacchierata dove le delegazioni fanno corte silenziosa e gli unici a parlare sono i capi.

Non c’è pinkwashing che tenga, non c’è titolo politico che valga: pure se sei presidente del partito – è il caso della signora Valentina Cuppi da Marzabotto, in teoria Numero Uno del Partito democratico – scordatelo. Esaurita la causa occasionale della nomina (nella fattispecie un congresso complicato con molti pretendenti al ruolo), ciao cara.

Davanti a Giuseppe Conte – anzi no, molto di lato seppur in favore di telecamera per ribadire: una donna l’abbiamo portata – c’è finita sola soletta Cecilia D’Elia, brava portavoce delle donne democratiche. Si vede che due non le potevano reggere, sarebbe risultata una regalia eccessiva: vuoi vedere che queste poi si montano la testa?

Il Movimento cinque stelle, peraltro, non ha concesso manco la Quota Panda: non una delle sue ministre era al tavolo, seppure al momento siano proprio loro le referenti dei capitoli più caldi del Recovery Plan: digitalizzazione e scuola. Più Europa se ne è accorta e ci ha fatto anche un meme, con le foto del primo giro di incontri e la scritta: «Due delegazioni, tredici partecipanti, dodici uomini».

Oggi o domani il calcolo potrebbe salire un po’ con Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, che saranno senz’altro nella delegazione di Italia viva, e il conteggio finale è presto fatto: 3 delegazioni, 18 uomini, 3 donne. Amen.

A questo punto, meglio metterci una pietra sopra. Smettere di contare, proclamare la resa. Mica solo sulla rappresentanza, su tutto. Il Recovery Plan, per esempio. Ad ascoltare molti uomini, uomini politici di rilievo (c’è cascato pure Matteo Renzi) e quasi tutti i telegiornali, oltrechè i diecimila post del populismo sovranista fioriti sul tema, le donne se ne sarebbero mangiata una gran parte: 17,1 miliardi. Più della Sanità! Più del Turismo! Più delle Cose Importanti!

Non è vero – i 17 miliardi sono per l’intero capitolo della coesione sociale, alle donne ne toccano solo 4,2 – ma il punto non è questo. Il punto è l’occhiuta attenzione con cui i maschi sono andati a cercarsi i soldi destinati alle femmine e ne hanno fatto il centro delle loro valutazioni polemiche.

Brandire la quota ottenuta dalle comunità montane (quasi uguale) o dallo sport (superiore), insomma usare qualunque altra voce del Piano per impugnarla come una mazza, non avrebbe funzionato allo stesso modo. Le donne invece sì, funzionano benissimo per sollecitare indignazione. 17 miliardi? E che ci devono fare, comprarsi le calze?

La persona pedante che è in me dovrebbe a questo punto spiegare che le infrastrutture sociali – cioè il tipo di welfare che consente alle donne di guadagnarsi un reddito anziché sgobbare gratis per i parenti – sono più remunerative di ogni altro investimento: la pari occupazione di uomini e donne “vale” 88 miliardi di Pil (calcoli Bolomberg). Dunque 4,2 miliardi sono pochissimi per un progetto di rinascita serio. Persino 17,1 sarebbero pochi. E comunque qualsiasi cifra avrebbe una redditività maggiore di molti altri tipi di impiego.

E però, siccome il woman-splaining non esiste, mi astengo dalle spiegazioni. Tanto non ci crede nessuno: sono una donna, la metà di voi starà pensando «la solita lagna». Meglio una onorevole resa, meglio la spugna del ko tecnico. Fate voi, facciano loro, gli uomini, che sanno tutto e sono così bravi, come dimostra l’ottimo andamento delle cose, l’invidiabile stato del Paese che possiamo constatare ogni giorno leggendo i titoli sull’epidemia, sull’economia, sulle relazioni internazionali, sui vaccini e su ogni altro argomento di pubblico interesse.

Ps. Rossella Muroni mi segnala che nell’incontro con la delegazione di Leu c’erano due donne su 5 partecipanti, lei come “ecologista indipendente” e la capogruppo in Senato Loredana De Petris. Il calcolo finale dunque migliora: 4 delegazioni, 21 uomini, 5 donne. Consoliamoci così.