Auguri maestroGli 80 anni in volo di Hayao Miyazaki

Il più grande esponente dell’animazione giapponese è ancora al lavoro nonostante i continui annunci sul suo ritiro. Vuole lasciare un ultimo film, “Voi come vivete?”, insieme eredità spirituale e regalo d’amore per il nipote

immagine tratta da “Porco rosso”

Il maestro sta bene e continua a lavorare: anche alla soglia degli 80 anni, anche dopo una serie di abbandoni e riprese. Hayao Miyazaki, il più importante esponente del mondo dell’animazione giapponese non cede all’età (anche se proprio a causa dell’età aveva pensato, nel 2013, di lasciare il lavoro) e regala ai suoi fan un augurio per il 2021, nella forma di un bue che, con la zampa, schiaccia un diavolo viola con la mascherina (inutile dire che è il virus).

La fine della pandemia, forse, coinciderà con la fine del progetto cui lui e lo Studio Ghibli, che fondò nel 1985 per dedicarsi a invenzioni personali, lavorano da tre anni. È “How Do You Live?” (“Come vivete?”), trasposizione animata del romanzo di Genzaburo Yoshino del 1937. Il lavoro era iniziato nel 2016 con molti sacrifici, ha richiesto la riapertura dello Studio Ghibli e il ritorno di tecnici e disegnatori. Doveva essere completato per l’inaugurazione delle Olimpiadi del 2020, poi è stato rimandato insieme a loro. Al momento i ritmi non permettono nessuna previsione. Da più parti lo si dice: sarà una sorta di testamento spirituale. Per lui è il regalo per il nipote, perché sappia che «il nonno lo ama». E la storia di Kopel, un 15enne che dopo la morte andrà a vivere dallo zio, promette di racchiudere, come una piccola enciclopedia, tutti i temi del suo cinema.

Perché Hayao Miyazaki è più di un artista. È un’icona vivente, messo alla pari di Walt Disney per la sua influenza internazionale (ma per qualità Steven Spielberg lo considera superiore) e di Akira Kurosawa per la sua importanza nazionale (ma lui, Kurosawa, definirà il paragone «ingiusto nei confronti di Miyazaki»). I suoi film sono capolavori e campioni di incassi. “La città incantata”, del 2001, è tuttora il lungometraggio più visto in Giappone e ha vinto un Oscar e un Orso d’Oro. Subito dopo viene “Titanic” e poi, ancora, Miyazaki con il suo poetico ed ecologista “La principessa Mononoke”, del 1997.

Merito del tocco delicato e leggero dei suoi film, della grandezza fatata ed eroica dei mondi che è riuscito a costruire, con cartoni animati con protagonisti bambini (età da lui preferita perché conserva, nel ricordo, una serenità perduta) ma mai affrontata secondo cliché e facili scappatoie.

L’immaginazione per lui è il volo, passione che coltiva da sempre e derivata dall’attività del padre, agiato produttore di componenti per aerei. A questa ha dedicato opere come “Porco rosso” (1992), storia animata di un maiale pilota di caccia italiano (memorabile la partenza dai Navigli di Milano) all’epoca degli idrovolanti, cioè gli anni ’30. O “Si alza il vento” (2013), tratto da un suo stesso manga. Lo stesso nome del suo studio, “Ghibli”, è sia riferito al vento del Sahara che al modello di aerei italiani.

Dopo la laurea in Scienze Politiche ed Economia, comincia a lavorare come disegnatore alla Toei Animation, qui collabora a nuove serie, film e lungometraggi animati. Alla sua mano si devono anche alcuni episodi di “Lupin III”, o il lungometraggio “Rascal, il mio amico orsetto” (colpevole del dilagare di procioni in Giappone).

Solo nel 1985 e dopo una lunga carriera alle spalle decide di mettersi in proprio e fondare il suo studio di animazione, da cui escono capolavori.

Sono storie eterne e semplici, sogni ed eroismi in volo, legate al mondo dell’infanzia ma che ne superano gli stereotipi, fino ad abbracciare anche altri ideali. Miyazaki è pessimista, ma considera fondamentale il vincolo con la natura e il suo rispetto. Ed è pacifista, ma conosce le complicazioni del bene e del male e sa che a volte si può partecipare a un conflitto per far finire una guerra (è “Il castello errante di Howl”). Non taglia i personaggi con l’accetta ma li segue nei percorsi ambigui e complessi che la vita pone loro davanti.

Adesso, per lui, il percorso è chiudere l’ultimo film. Completare il progetto e, forse, la carriera (stavolta davvero). Chi vuole viaggiare nei suoi mondi potrà, oltre che rivedere i film, aspettare il 2022, quando aprirà il Ghibli Park di Nagoya, parco a tema dedicato alle sue opere e, come è ovvio, a impronta ecologica.

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