Dalla Bonetti alla Binetti?Il Pd ha smaltito la rabbia, ma ora sa di essere condannato a un governo fragile

La scelta di Italia Viva di astenersi al Senato, facendo abbassare il quorum, è un modo per distendere gli animi. Ma tornare indietro non è possibile. Al posto della ministra renziana, alla Famiglia potrebbe andare l’ex teodem

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Non è un colpo di scena, ma l’ennesima puntata di una soap a metà strada fra l’isteria e la noia che però va seguita perché in fondo si sta parlando del governo del Paese, non di una partita a scacchi fra privati.
Dunque: ieri Matteo Renzi, dopo gli sfracelli dialettici dei giorni precedenti, ha fatto partire una poco decifrabile strategia di pace, come diceva John Kennedy, attraverso una serie di segnali intesi a sdrammatizzare il clima dopo averlo arroventato specie nell’ultima conferenza stampa.
È come se volesse rientrare in gioco, Renzi, dopo le porte sbattute in faccia da Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, dopo i tentennamenti e i maldipancia di alcuni dei suoi, dopo il terribile bombardamento mediatico – ma anche a livello di clima generale del Paese – e dopo i severi giudizi, pubblici e non pubblici, di importanti istituzioni italiane e internazionali sulla sua offensiva di questi giorni.
Ecco allora la scelta di astenersi al Senato, facendo abbassare il quorum, ecco Teresa Bellanova prima e Davide Faraone poi lanciare segnali di fumo della serie «possiamo ricucire se Conte ci ascolta», senza dire dell’intreccio di telefonate e messaggini verso mezzo mondo per spiegare, tranquillizzare, sedare. E rivendicare una iniziativa che ha cambiato il Recovery plan: «Abbiamo fatto una bella battaglia».

Chiariamo, tornare indietro non è possibile nemmeno al più abile innamorato del dribbling, e dunque il copione delle prossime ore dovrebbe restare quello di un governo Conte2 bis che incassa la fiducia ampia della Camera e molto meno ampia, forse senza raggiungere la maggioranza di 161 voti, al Senato: i calcoli sono tutt’altro che consolidati ma insomma l’attivismo della Ditta dei Costruttori è al massimo dei giri dopo la costituzione del gruppo Italia23 che sarà una specie di soccorso alpino per un esecutivo che avrà costantemente bisogno di ossigeno, un embrione forse di quella aggregazione contiana chiesta dagli ex dc Bruno Tabacci ma anche dall’ex pci Pier Luigi Bersani che auspica un “Centro democratico” che interloquisca con la sinistra – e ciaone a Renzi.

E i Costruttori subito mettono gli occhi sul Ministero della Famiglia per l’ex leader del Family day Paola Binetti, non esattamente un’apertura a sinistra ma tant’è, sono i giorni di Clemente Mastella, Lorenzo Cesa, Tabacci, piccoli democristiani che crescono.

Tutto questo scenario non sembra preoccupare molto Giuseppe Conte, comunque soddisfattissimo di sfangarla anche questa volta: e sarà interessante vedere se martedì al Senato farà lo statista o cederà alla tentazione di mamaldeggiare come fece con Salvini un anno e mezzo fa.

Chi invece è molto preoccupato è il Pd, che una volta ingoiato il fiele per l’ex segretario fiorentino, intuisce (non ci vuole Machiavelli) che il Conte2 bis sarà molto fragile, aggrappato a palazzo Madama a carneadi che non rispondono a nessuno come i mitili a uno scoglio sbattuto dal mare.

Come andrà avanti, una maggioranza che forse al Senato non sarà nemmeno tale e che soprattutto non potrà contare su una forte compattezza politica? Ecco perché Zingaretti è preoccupato e già dice che bisognerà allargare la maggioranza. Sapendo peraltro che sui provvedimenti fondamentali Renzi già c’è, e infatti mercoledì voterà lo scostamento di bilancio: ma dopo? 

Smaltita la rabbia, e senza fare sconti a un uomo che, a quanto si vede sui social, è odiato dalla base come solo a sinistra si sanno odiare rinnegati, eretici e scissionisti – da Kautsky a Trotskij a Silone – il Nazareno sa che questo quadro politico rappattumato alla bell’e meglio non garantisce moltissimo specie dinanzi alle tremende emergenze del Paese che richiederebbero ben altro clima.

Insomma, dopo la fiducia è possibile che torni la calma – nella Prima Repubblica si sarebbe chiamata “decantazione” – magari per ricomporre con Italia viva, non sarà comunque una passeggiata, in effetti Trotskij non finì bene. Ma nelle soap di un certo livello nulla è scontato, nemmeno una crisi-non crisi chiusa formalmente ma nei fatti sempre aperta.

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