Paziente italianoAnche Gentiloni dice che il Recovery Plan va rafforzato

Il commissario europeo agli Affari economici ha lanciato un monito all’Italia a margine dell’Eurogruppo: il piano va integrato con obiettivi e riforme. Il viceministro Misiani spiega che i progetti saranno migliorati nel passaggio in Parlamento

(John Thys, Pool via AP)

Il Recovery Plan italiano deve essere «rafforzato». A lanciare il monito – come spiega oggi Repubblica – è Paolo Gentiloni, commissario Ue all’Economia, a margine dell’Eurogruppo. Il tempo stringe, perché le notifiche formali a Bruxelles dei piani saranno possibili dalla fine di febbraio. E per approvarli l’Europa avrà bisogno fino a tre mesi, con la Commissione che spera di poter erogare i primi anticipi agli Stati membri già entro giugno.

Ma l’Italia è tutt’altro che pronta a presentare la versione finale del piano per poter accedere ai 209 miliardi del programma europeo Next Generation Eu. Al termine dell’Eurogruppo, Gentiloni ha detto che «il piano italiano è ampiamente convergente con i nostri obiettivi e politiche generali, ma deve essere discusso e rafforzato dal punto di vista delle riforme, delle raccomandazioni Ue, dei dettagli sul calendario e degli obiettivi che vogliamo raggiungere».

Tradotto: il piano va rivoltato come un calzino. I dubbi europei riguardano le riforme, come quelle della pubblica amministrazione e della giustizia, e i tempi di realizzazione dei progetti infrastrutturali da finanziare con i soldi europei. Temi che si legano alla preoccupazione per la mancata sburocratizzazione del Paese, senza la quale sembra impossibile portare avanti le opere nei tempi necessari per incassare le varie tranche del Recovery.

E sempre su Repubblica arriva la risposta alle parole di Gentiloni da parte del viceministro all’Economia Antonio Misiani: «Quella di Gentiloni è una sollecitazione importante. Personalmente sono convinto che un confronto nel Paese all’altezza di questa sfida ci aiuterà a migliorare e a rafforzare il piano». Misiani confida sul confronto parlamentare, ma i tempi potrebbero allungarsi.

Il calendario prevede notifiche a Bruxelles alla fine di febbraio. Prima però serviranno le ratifiche parlamentari negli Stati membri. E il timore è che uno o più Paesi facciano slittare l’avvio del Recovery, lasciando l’Europa senza fondi per la ripresa.