Bye bye TokyoPerché l’Italia può essere sospesa dalle Olimpiadi (e cosa può fare per impedirlo)

È una storia vecchia di due anni, eredità del governo gialloverde. La riforma dello Sport voluta da Giancarlo Giorgetti non rispetta il regolamento del Comitato Olimpico Internazionale: la creazione della società Sport&Salute, che fa capo allo Stato, toglie autonomia al Coni, violando il regolamento del Cio

LaPresse / Roberto Monaldo

Tra 48 ore l’Italia potrebbe essere esclusa dai Giochi Olimpici di Tokyo e vedere annullate le Olimpiadi invernali del 2026 a Milano-Cortina. Al termine della riunione del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) di Losanna, mercoledì pomeriggio, l’Italia potrebbe essere sospesa sub iudice per una una violazione della Carta Olimpica – il documento che regolamenta i doveri delle quattro organizzazioni che fanno parte del movimento olimpico: Cio, federazioni sportive, comitati olimpici nazionali e comitati organizzatori.

La sospensione impedirebbe agli atleti azzurri di partecipare sotto la bandiera italiana alle Olimpiadi che inizieranno il prossimo 23 luglio: sarebbero costretti a gareggiare come atleti indipendenti. La decisione è attesa per mercoledì pomeriggio, ma al Coni sembrano essere già rassegnati per la sanzione che sta per arrivare.

Cosa è successo?
La sanzione da parte del Cio sarebbe una conseguenza della riforma dello sport del 2018 voluta dal governo gialloverde. Una legge che ha riorganizzato il Coni creando una divisione netta tra il comitato stesso e l’azienda Sport&Salute Spa – il cui azionista unico è il ministero dell’Economia – che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia.

Per il governo – era il Conte uno – questa divisione avrebbe dovuto semplificare il funzionamento del sistema sportivo italiano, riducendo la burocrazia, aumentando la trasparenza, eliminando conflitti d’interesse.

Questa riforma ha sostituito quella del 2003 voluta da Giulio Tremonti per alleggerire il Coni da debiti trasferendoli alla società – creata ad hoc – Coni Servizi Spa. La forza della riforma di Tremonti stava nel fatto che in Coni Servizi governava il Comitato Olimpico Nazionale (esprimeva il Cda): questa formula, approvata preventivamente dal Cio, ha funzionato per 15 anni, con la Coni Servizi Spa nelle funzioni di società servente del Coni.

Fino al 2018, appunto, quando il governo gialloverde ha stravolto lo sport italiano. Con la legge voluta da Giancarlo Giorgetti la Coni Servizi, rinominata Sport&Salute, è diventata società servente dello Stato, non più del Coni. In questo modo l’Italia è andata contro la Carta Olimpica del Cio.

Il tema dell’autonomia
Il grande vulnus della riforma starebbe proprio in una perdita di autonomia da parte del Coni: con la nuova Sport&Salute il comitato olimpico nazionale ha perso competenze, personale e risorse finanziarie, trasferite a un ente governativo.

Il testo della legge prevede in particolare che il 32% delle entrate fiscali derivate dallo sport che lo Stato versa ogni anno al Coni verrebbe ora diviso tra Coni e Sport&Salute. I 408 milioni di euro del 2020 sono ripartiti in due parti: 40 milioni al Coni per il finanziamento della preparazione olimpica e della giustizia sportiva; 368 milioni a Sport&Salute per gli organismi sportivi, l’antidoping, le strutture territoriali, la promozione sportiva.

In concomitanza con l’approvazione della riforma, l’ex sottosegretario del governo Giancarlo Giorgetti aveva allontanato le preoccupazioni del Cio spiegando che in breve tempo sarebbero arrivati i decreti che avrebbero risolto la questione. Cosi però non è stato.

Ancora lo scorso settembre, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora aveva attaccato il presidente del Cio Thomas Bach che aveva esortato nuovamente il governo a procedere in tempi rapidi con le modifiche: «Secondo me Bach non ha letto la legge. Ma se l’ha fatto, indichi con chiarezza assoluta in quali punti la bozza non rispetta la Carta Olimpica. Se per Bach l’autonomia del Comitato Olimpico nella Bielorussia di Lukashenko non è in discussione, figuriamoci in Italia. Stia tranquillo comunque sulla nostra Olimpiade 2026, i lavori procedono bene. Glielo potranno confermare il presidente della Fondazione Milano-Cortina e il numero 1 del Coni, che sono la stessa persona».

La reazione del Cio
La riforma voluta dal governo gialloverde va contro l’articolo 27, commi 6 e 9, della Carta olimpica. Per questo motivo, subito dopo l’approvazione in Senato della legge, da Losanna erano arrivati i primi avvertimenti.

Sono passati due anni. L’organismo internazionale aspetta un segnale di cambiamento da Roma. Lo scorso 12 ottobre il presidente Thomas Bach aveva scritto personalmente una lettera a Giuseppe Conte chiedendogli di intervenire quanto prima, sulla scorta delle promesse fatte dallo stesso premier a Bach il 24 giugno 2019, quando l’Italia si era aggiudicata l’organizzazione delle Olimpiadi invernali a Milano-Cortina.

«Il Coni non dovrebbe essere riorganizzato mediante decisioni unilaterali da parte del governo. La sua governance interna e le sue attività devono essere stabilite e decise nell’ambito del proprio statuto, e la legge non dovrebbe avere per obiettivo un micromanaging della sua organizzazione interna e delle sue attività», aveva scritto. Ma Conte non ha risposto. Bach ha inviato una nuova lettera il 2 dicembre, e ancora nulla da Palazzo Chigi.

Il presidente del Coni Giovanni Malagò si è espresso più volte in merito nelle ultime settimane: «Tutta questa vicenda dell’autonomia del Coni è cominciata alla fine del 2018: noi adesso siamo illegittimi nell’ordinamento internazionale. È una forma di autolesionismo, mi auguro che tutto si sistemi prima del prossimo esecutivo del Cio: atleti e tecnici sono preoccupati. La maggioranza non ha trovato un accordo, per divisioni interne, sul decreto per la governance, all’interno della delega. Il ministro dello Sport a si è impegnato, ma la soluzione non si è trovata. Con il Cio, quando abbiamo battuto Stoccolma per i Giochi di Milano-Cortina, avevamo preso un impegno che non abbiamo mantenuto. Ci sono stati contatti anche negli ultimi tempi tra Bach e il premier Conte, ma la soluzione sull’autonomia non c’è. La politica si è voluta occupare di sport, e ben venga: ma avrebbe dovuto cominciare dalla scuola, e invece si è occupata di qualcosa che funzionava molto bene».

Come evitare la sospensione
La sanzione è quella prevista al punto 59.1.4 della Carta Olimpica, che prevede la sospensione del Coni: tra le conseguenze ci sarebbe anche il divieto di usare l’inno e la bandiera nazionale ai Giochi di Tokyo. Al momento solo due Stati sono sospesi dal Comitato olimpico internazionale: Russia e Bielorussia.

La buona notizia per l’Italia è che la sanzione non sarebbe sine die e potrebbe essere revocata poco dopo l’approvazione delle modifiche. Quindi verosimilmente anche nei prossimi mesi, nella speranza che il decreto e la legge arrivino prima dell’inizio delle Olimpiadi.

Al momento il governo italiano ha un giorno e mezzo per evitare una sanzione senza precedenti per la storia dello sport nazionale.

Il problema però sembra tutto di natura politica. Un decreto valido per assicurare autonomia al Coni esisterebbe già: c’è un testo di dieci righe scritto tra ministero dello Sport e ministero dell’Economia. Ma quel decreto è bloccato da tempo nei corridoi della politica, per mancanza di un accordo nella maggioranza. Dovrebbe arrivare prima di mercoledì per evitare la sanzione. E dopo il decreto andrebbe convertito in legge entro 60 giorni. Altrimenti tra due mesi saremo di nuovo al punto di partenza.