Le conseguenze del lockdownCosì la pandemia ha portato alla rinascita del ladino (ebraico)

La lingua giudeo-spagnola, parlata in Spagna fin dal 1492 e diffusa con la diaspora nel resto d’Europa, era in costante declino. Ma la quarantena e il proliferare di nuovi corsi online le hanno dato nuova linfa, creando una comunità virtuale di parlanti sparsi in tutto il mondo

Istanbul Sephardic Centre

Tra le conseguenze impreviste (e imprevedibili) della pandemia figura anche la rinascita del ladino. Sia chiaro: non si tratta della lingua reto-romanza parlata nelle valli del Trentino Alto-Adige, bensì del cosiddetto giudeo-spagnolo, anche detto judezmo, parlato dai discendenti degli ebrei che furono espulsi dalla Spagna e dal Portogallo nel 1492.

Si parla (poco) in Israele, in alcune zone della Turchia, in Bosnia ed Erzegovina, in Francia in Sudamerica e anche negli Stati Uniti. È una delle 6mila lingue che l’Unesco considera in pericolo di estinzione. Al momento conterebbe in tutto 130mila parlanti e un solo giornale di riferimento, El Amaneser, nato nel 2005 e con sede a Istanbul.

Come tutti gli idiomi in pericolo, era segnata da anni da un lento declino. Poi è arrivato il Covid-19 e, come reazione e passatempo, sono aumentate le attività online in Ladino. Un’inversione di tendenza: nuovi corsi, incontri e discussioni internazionali e perfino nuovi documenti. La comunità dei parlanti, sparsa in tutto il mondo e separata da chilometri, ha potuto ritrovarsi in chat e chiacchierate su internet.

Come era ovvio, anche El Amaneser ha deciso di approfittare della spinta offrendo pagine su pagine ai contributi degli studiosi di ladino, sia ebrei che non ebrei, che si erano iscritti ai corsi. Il risultato? Uno svecchiamento dei parlanti, una massa incredibile di nuovi scritti e produzioni.

Per Karen Şarhon, il direttore del giornale, è un successo. Al quotidiano israeliano Haaretz parla, addirittura di «rinascimento» del ladino: «All’improvviso, con le persone obbligate a rimanere a casa, è nato un nuovo interesse», spiega. In tanti «hanno approfittato dell’occasione per recuperare le loro radici, alcuni lo hanno fatto perché parlano già lo spagnolo e vogliono, con poca fatica, appropriarsi di una lingua che è molto simile». E poi «ci sono quelli che lo studiano per puro interesse».

La svolta reale è stata la fluidità geografica concessa dalla rete: attraverso le lezioni online tanti, da ogni parte del mondo, hanno potuto accedere a corsi che, altrimenti, sarebbe stato impossibile frequentare. Hanno anche cominciato a scrivere, inondando la redazione di El Amaneser. «Una valanga di pezzi», commenta.

Il revival ha portato anche alla rinascita di Aki Yerushalayim, con un ingresso in rete della rivista di studi linguistici e culturali ladini (ancora abbastanza timido in realtà).

Ma quanto durerà? La speranza è che la passione per il ladino riesca a essere più longeva, almeno, di quella per la panificazione. Il trasferimento online di molte attività è stato la soluzione per creare da zero una comunità di parlanti, uniti spesso anche dalle comuni radici sefardite.

Per i più ottimisti, questo rinascimento del giudeo-spagnolo farà sì che la lingua arriverà, viva e vegeta, fino al XXII secolo. Esagerano? Solo negli anni ’90 il ladino era dato per spacciato. Lo pensava, almeno, la studiosa americana Tracy k. Harris, che aveva pubblicato, nel 1994, un volume dal titolo definitivo: “Morte di una lingua”. Ma forse si sbagliava.

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