Il nuovo Mein KampfCosì un libro degli anni 70 è diventato il manuale dei suprematisti americani

A guidare l’assalto al Campidoglio da parte dei fan di Trump, oltre alle parole incendiarie del presidente, è anche la storia raccontata in “The Turner Diaries”, scritta dal nazista William Pierce nel 1978. Il romanzo è una lettura fondamentale per capire davvero il mondo dell’ultradestra razzista statunitense

AP Photo/Jose Luis Magana

È il precedente letterario dell’attacco al Campidoglio compiuto dai sostenitori di Trump. Il testo di riferimento della destra estrema americana (e non solo), lettura obbligata per chi vuole affiliarsi a questi gruppi (e anche per chi li studia): insomma, il nuovo Mein Kampf in forma di romanzo.

Il titolo è “The Turner Diaries”, opera di finzione del 1978 scritta dal leader nazista William Luther Pierce (con lo pseudonimo Andrew Macdonald), in cui si racconta, in forma di diario, la nascita di una cellula di estrema destra, il suo sviluppo in rete e la conseguente lotta terroristica per rovesciare la democrazia americana. Amazon lo ha bandito dai suoi store, Abe Books lo ha imitato. Ma per chi cerca in rete, è ancora possibile trovarlo in diversi formati.

Non è un caso. Il libro, che tra le azioni compiute dai terroristi include un assalto al Campidoglio, è citato, letto e studiato dai suprematisti bianchi americani. È la fonte della loro retorica razzista e, per certe cose, delle loro strategie. Da qui traggono frasi, citazioni e addirittura meme.

È la loro ideologia, che in molti hanno riconosciuto di fronte alle immagini di Capitol Hill. «I Diari di Turner ne hanno parlato. Continuate a leggere», dicevano alcuni utenti su Telegram, come riporta il New York Times.

Le premesse sono preoccupanti: seguendo la trama del libro, l’attacco al Campidoglio segue quello alla sede dell’FBI, sempre a Washington. Ma soprattutto precede il cosiddetto “Day of the Rope”, in cui i terroristi uccidono e linciano tutti quelli che considerano traditori. Un segnale d’allarme che proviene da un mondo paranoico e violento, in cui un romanzo di nessun valore, con una trama sbilenca e idee ripugnanti viene considerato il modello di un progetto, il piano in forma di fiction da emulare.

Non è una supposizione: è già successo. Secondo gli analisti almeno 40 attacchi di estremisti di destra sono stati ispirati da “The Turner Diaries”, compreso quello di Oklahoma City del 1995, in cui l’esplosione di un camion contro un edificio federale causò la morte di 168 persone tra cui 19 bambini e il ferimento di altre 672. Secondo quanto dice al quotidiano americano J. M. Berger, autore di numerosi libri sul terrorismo, «In molti casi prendono alcuni elementi del libro e cercano di tradurli in azione».

“The Turner Diaries” si aggiunge ad altri romanzi, come “Il campo dei santi” del francese Jean Raspail, che fanno parte delle librerie degli estremisti di destra americani (ma, appunto non solo).

Sono opere che fomentano la lotta tra le razze, promuovono la superiorità dei bianchi e invitano al genocidio. Sono, in poche parole, libri che vengono utilizzati per uccidere, punti di riferimento deliranti e velenosi.

Scritti prima dell’avvento della rete (all’epoca le idee, anche quelle più pericolose, si diffondevano con il tam-tam), hanno conosciuto una nuova stagione attraverso le chat di internet, dove vengono letti, citati, riesplorati e studiati. Non è strano che la loro circolazione, soprattutto dopo i fatti del Campidoglio, sia motivo di preoccupazione.

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