Smaltimento nei paesi terziLe conseguenze del nuovo regolamento Ue sui rifiuti pericolosi

Dal 1 gennaio gli Stati membri non possono più importare né esportare scarti indifferenziati verso i paesi al di fuori dello spazio Ocse. L’obiettivo è quello di depotenziare il traffico illecito e non ripetere il recente scandalo scoppiato tra Italia e Tunisia

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«Prendiamoci la responsabilità dei nostri rifiuti». Virginijus Sinkevičius, commissario Ue all’ambiente ha riassunto così gli obiettivi del regolamento europeo sul commercio e i carichi di rifiuti plastici pericolosi. Dal 1 gennaio 2021 le nuove regole europee proibiscono agli Stati membri di esportare plastica non riciclabile dall’Unione europea verso gli Stati che non fanno parte dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nda). 

Le nuove regole attuano le decisioni prese dal quattordicesimo meeting della Convenzione di Basilea sui movimenti transfrontalieri dei rifiuti pericolosi, che riunisce 187 Stati firmatari. Alcuni tipi di plastica, definita “pericolosa”, come la plastica contaminata da prodotti chimici specifici, sono stati aggiunti alla lista dei rifiuti non esportabili già previsti da un precedente regolamento. La Commissione europea porta avanti il suo impegno contro l’inquinamento da rifiuti plastici nel quadro del “Green deal”, il patto per l’ambiente inserito tra gli obiettivi fondamentali dalla presidente Ursula von der Leyen al momento del suo insediamento. 

Nel 2019, l’Unione europea ha esportato 1,5 milioni di tonnellate di plastica, soprattutto verso Turchia, Malesia, Indonesia, Vietnam, India e Cina. Secondo Eurostat, dal 2001 le esportazioni di rifiuti pericolosi dall’Unione europea sono raddoppiate raggiungendo le 7,8 milioni di tonnellate nel 2018. Alcuni stati, come la Cina, hanno adottato regolamenti e leggi che bloccano l’importazione di rifiuti pericolosi dall’Unione Europea. Già nel 2019 l’inchiesta di Greenpeace Italia aveva svelato il traffico illecito di rifiuti plastici, finiti direttamente sulle spiagge incontaminate della Malesia. Secondo l’ong ,nei primi nove mesi del 2019 il 46% della plastica italiana (2881 tonnellate) spedita in Malesia è finita in centri di smaltimento non autorizzati.

Lo scandalo più recente sul commercio illegale di rifiuti è scoppiato tra Italia e Tunisia e ha portato alle dimissioni del ministro dell’Ambiente tunisino il 21 dicembre 2020. Ben 120 tonnellate di rifiuti domestici, ospedalieri, metallici non riciclabili e provenienti dall’Italia sono stati scoperti nel porto di Sousse. L’azienda importatrice, ora sotto sequestro, avrebbe riscosso 48 euro per ogni tonnellata di rifiuti presa in carico. La spedizione è stata organizzata da due aziende private senza che le autorità dei due paesi ne fossero al corrente.

L’Italia è il Paese che ricicla di più nell’Unione Europea: secondo Eurostat il 79% dei rifiuti trattati è stato riciclato. La situazione cambia se si prendono in considerazione i rifiuti pericolosi: nel 2018 solo 4 delle 82,2 milioni di tonnellate prodotte dai paesi dell’Ue è stata trattata in Italia. È la Germania a prendersi carico della quota più alta, circa il 22 milioni di tonnellate, seguita da Turchia, Serbia e Bulgaria.

Nel luglio 2020 un’inchiesta della Bbc ha rivelato il traffico di rifiuti plastici tra Regno Unito e Turchia. Bottiglie, confezioni alimentari, materiale non riciclabile: migliaia di tonnellate di plastica e imballaggi indifferenziati sono state riversate e bruciate fuori dalle discariche in Turchia. Il divieto totale di esportazione introdotto dal nuovo regolamento sulla plastica non riciclabile non riguarda ad esempio la Turchia, membro dell’Ocse e quindi paese dove questi rifiuti possono continuare il proprio viaggio.

Le nuove regole sono già depotenziate in partenza? Non proprio, perché la Commissione europea ha previsto controlli più stringenti per scoraggiare il traffico illecito di rifiuti pericolosi anche all’interno dello spazio Ocse. L’esportazione di rifiuti non riciclabili verso i paesi Ocse prevede infatti la previa notifica di autorizzazione di entrambi gli Stati coinvolti nello scambio. 

L’obbligo di notifica è ora applicabile anche al commercio di rifiuti plastici tra Stati dell’Unione europea. Nel febbraio 2020 la polizia bulgara ha scoperto una rete di traffico illecito di rifiuti nel porto di Varna, sul mar Nero. I 127 container sequestrati dalla procura di Sofia contenevano 9000 tonnellate di rifiuti non autorizzati. I documenti alla partenza non corrispondevano al reale contenuto della spedizione: non si trattava di plastica e gomma da riciclare ma di materiali misti con vetro, metalli e legno destinati a un inceneritore. Il nuovo regolamento, però, non prevede controlli aggiuntivi all’interno dell’Unione Europea per le spedizioni di rifiuti non pericolosi e riciclabili.

Le inchieste sul traffico mondiale dei rifiuti hanno evidenziato l’illegalità sommersa del processo di esportazione e smaltimento in paesi dove riciclare rivela le stesse difficoltà dei paesi esportatori. Inoltre la plastica non viene sempre separata dai rifiuti indifferenziati e finisce per essere bruciata in modo improprio. Il regolamento Ue sui rifiuti plastici tutela i paesi importatori e migliora il monitoraggio nei paesi esportatori, ma non affronta il problema della capacità degli Stati membri di assorbire la produzione di rifiuti non riciclabili. Eliminata la possibilità di esportare verso paesi terzi, resta il nodo di incrementare in ogni singolo Stato membro la capacità di smaltire rifiuti pericolosi con nuove infrastrutture e aumentare il riciclo e l’economia circolare.

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