Apprendimento o salute?La soluzione per la riapertura delle scuole è fare lezione al pomeriggio e nel weekend

Il dibattito sulla didattica a distanza e il ritorno in aula si divide tra chi teme una crescita dei contagi e chi considera l’istruzione un bene irrinunciabile. Una via d’uscita per evitare agli studenti l’ora di punta sui mezzi pubblici, il luogo dove il virus si trasmette di più

Lapresse

Per quasi un anno la scuola italiana è rimasta intrappolata in una scelta impossibile tra salute e apprendimento. Dapprima ci siamo illusi di poter evitare la scelta spostando l’apprendimento online. Ora che i risultati sono sotto i nostri occhi, il bluff è finito: i numeri sono quelli di una catastrofe.

Ben 34.000 studenti a rischio di abbandono, aumento della depressione e di altre patologie, impennata del consumo di alcolici e droghe sono l’impatto della didattica online sulla psiche dei ragazzi. L’italiano senza più i temi, le scienze senza più i laboratori, la ginnastica e il disegno tecnico scomparsi, la storia con le (già poche) ore tagliate di 15 minuti sono l’impatto sulla loro preparazione.

Gli studenti se ne rendono conto e sono assai preoccupati, almeno a giudicare dalle dichiarazioni che i rappresentanti d’istituto delle scuole romane hanno rilasciato oggi protestando davanti al Ministero. Quanto ai docenti, se ne rendono conto altrettanto bene ma non sembrano altrettanto preoccupati, almeno stando al recente sondaggio secondo il quale due su tre non vorrebbero tornare al lavoro dal vivo, in nessuna condizione, fino alla fine della pandemia.

Del resto, ciò riflette l’orientamento generale dell’opinione pubblica italiana, che se ha fatto qualche concessione ai bambini delle elementari e delle medie – più per tenerezza che per rispetto dello studio – ha invece tifato con la bava alla bocca per la chiusura a oltranza delle scuole superiori, in cui vedeva verminai di adolescenti debosciati e immorali pronti a spargere il contagio con la loro movida.

Fra salute e apprendimento, nel senso comune degli italiani, non c’è partita: giocano proprio in due campionati diversi. Dunque non c’è modo di uscire dal dilemma? Salute e apprendimento continueranno a scontrarsi fino al 2022?

In realtà una via d’uscita c’è. I due valori si possono salvare entrambi, a patto di sacrificare qualcos’altro. Sul piatto della bilancia si può mettere un valore terzo, che non è né la salute né l’apprendimento: questo valore è l’abitudine. I dati ci dicono da un anno che gli alunni delle superiori non contraggono il covid a scuola ma sui mezzi pubblici. La migliore riprova ne è il fatto che le elementari e le medie, più capillari sul territorio e più facili da raggiungere a piedi, se ne stanno aperte da mesi con un livello di contagi irrisorio.

Ora, esiste un solo modo per non contagiarsi sui mezzi pubblici: non salirci all’ora di punta, cioè prima delle 9 di mattina e dopo le 5 di pomeriggio nei giorni feriali. Le blasfeme parole “pomeriggio” e “weekend” sono state sussurrate a mezza voce solo da think tank e piccole sigle di area liberale nel corso del 2020, senza mai trovare cittadinanza nel dibattito mainstream. E il motivo è proprio che mettevano sulla bilancia un valore alternativo a cui professori e studenti avrebbero potuto rinunciare per garantirsi un rientro a scuola sicuro, uscendo dal falso dilemma tra salute e apprendimento.

Una volta capito quali sono i tre elementi della morra cinese, la situazione appare chiarissima.
I docenti, con la loro richiesta di didattica online permanente, scelgono di salvare la salute e le abitudini sacrificando l’apprendimento. Gli studenti invece salvano l’apprendimento e le abitudini, ma sacrificano la salute: chiedono di tornare a lezione dal vivo, ma senza sconfinare nel pomeriggio e nel weekend, il che però significa continuare a prendere i mezzi all’ora di punta e non mettersi al riparo dal covid.

Di nuovo si prova a buttare la palla in tribuna con soluzioni illusorie, del tipo “Potenziamo i mezzi pubblici”. Non che non vadano potenziati, anzi. Ma i bandi richiedono mesi, per i treni anche anni. E in ogni caso non è detto che un bus molto pieno sia così più sicuro di un bus eccessivamente pieno. Niente vale un bel bus mezzo vuoto fuori dall’ora di punta. Insomma: nel mondo reale “Potenziamo i mezzi pubblici” si traduce in “Didattica online fino a giugno”, e chi dice il contrario è un illuso o un bugiardo.

La scelta non è più tragica come prima, ma è pur sempre una scelta che richiede una rinuncia. Con i docenti che insistono sul rinunciare all’apprendimento e gli studenti più inclini a rinunciare alla salute, chi si può prendere la responsabilità di fare la cosa giusta, ossia sollecitare gli uni e gli altri a rinunciare alle loro abitudini?

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