Zeitgeist egualitarioLa supremazia del mediocre e la tenacia degli ambiziosi

Chiunque abbia una situazione migliore della media diventa il bersaglio dell’invidia e del risentimento delle persone. Per fortuna ci sono ancora molte persone che ammirano personalità straordinarie, forse proprio perché si sforzano di essere creature uniche e speciali

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Le persone ambiziose, cioè quelle che vogliono ottenere qualcosa di straordinario e non sono disposte ad accontentarsi di un’esistenza mediocre, sono solitamente spinte da uno di questi tre motivi principali: vogliono soldi, vogliono potere o vogliono fama. E chiunque si sforzi di distinguersi dalla massa in un modo o nell’altro viene dai più visto con ostilità. 

Se qualcuno  si trova in una situazione peggiore della media, questo qualcuno è considerato una vittima della società. Si tratta, per definizione, di uno “svantaggiato”. E, naturalmente, gli “svantaggiati” meritano tutta la nostra comprensione e simpatia. Chiunque affermi che un individuo potrebbe essere responsabile per la propria situazione piuttosto che, per esempio, puntare il dito contro la società, viene immediatamente criticato con indignazione. Inoltre, chiunque abbia una situazione migliore della media, che si distingua quindi dalla massa, è fin troppo probabile che diventi il bersaglio dell’invidia e del risentimento della gente. 

In tutti gli Stati Uniti, la pandemia da coronavirus ha favorito un’ondata di ostilità contro gli asiatici-americani. La ricerca accademica su stereotipi e pregiudizi ha tuttavia messo in risalto come il risentimento contro gli asiatici-americani abbia radici molto più profonde. Gli asiatici-americani rappresentano solo il 5,8% della popolazione degli Stati Uniti; nonostante ciò, con grande disappunto da parte di altri gruppi, hanno redditi più alti e sono ben rappresentati nelle università d’elite della nazione. Secondo alcuni ricercatori, gli asiatici sono accusati di essere eccessivamente ambiziosi e competitivi. Le università d’élite hanno ora iniziato a discriminare sistematicamente gli asiatici; mentre i candidati afroamericani possono ottenere punteggi più bassi nei test d’ingresso all’università rispetto agli americani bianchi, gli asiatici-americani hanno bisogno di punteggi più alti per potersi iscrivere in questi atenei.

Per quanto mi riguarda ho sviluppato la teoria delle strategie di compensazione: quando un individuo è chiaramente superiore in un campo, per esempio è più ricco, più attraente o più intelligente, gli altri tendono a supporre che la persona superiore debba inevitabilmente essere altrettanto inferiore in altri campi. Apparentemente, un gran numero di persone crede in una forma di giustizia redistributiva naturale che, alla fine, riporta tutti all’uguaglianza. Secondo questa logica, chiunque sia eccezionalmente buono in un campo deve essere eccezionalmente cattivo in altri. In realtà, non c’è alcuna prova che sia così.

Quando si confrontano con individui di maggior successo, la strategia che le persone di minor successo usano per preservare la loro autostima è quella di sottolineare le proprie caratteristiche più positive o di evidenziare quei settori specifici in cui pensano di fare particolarmente bene. 

Alcuni studi hanno dimostrato che le persone con meno successo economico impiegano comunemente un particolare tipo di strategia di compensazione. Mettono in dubbio il fatto stesso che il successo economico sia un fattore importante nella vita delle persone e scelgono di enfatizzare altri valori, come le relazioni interpersonali, l’etica e la vita familiare. Ma pure questo non è sufficiente. Per credersi veramente superiori ai ricchi, hanno bisogno di annullare la possibilità che i ricchi possano eccellere anche in ognuno di questi campi. Così, stereotipare i ricchi come persone senza cuore, aventi vite familiari disfunzionali e relazioni interpersonali insoddisfacenti, come egoisti e moralmente discutibili, serve a far emergere le doti dell’individuo di minor successo e a compensare il suo senso di inferiorità. 

Queste strategie di compensazione non sono applicate solo ai ricchi. Anche il bell’aspetto suscita sentimenti di sospetto, perché la bellezza sembra violare il principio di uguaglianza. Non appena qualcuno solleva il tema della bellezza, gli viene subito ricordato che «la bellezza è negli occhi di chi guarda» e che ognuno è bello a suo modo. Guidati dagli stessi principi, gli organizzatori degli ultimi concorsi di Miss America e Miss Germania hanno deciso che le vincitrici non devono essere incoronate per il loro aspetto fisico, ma per la loro personalità. 

In base agli stereotipi prevalenti, le persone attraenti possono avere un bell’aspetto, ma probabilmente non sono tanto intelligenti. Inoltre, una serie di studi ha confermato che le donne attraenti devono affrontare più pregiudizi quando si candidano per una posizione manageriale rispetto alle candidate relativamente meno attraenti. 

Lo stesso vale per gli individui altamente dotati, che potrebbero essere rispettati per la loro intelligenza, ma che sono invece liquidati come nerd o disadattati che non riescono a far fronte alle esigenze della vita quotidiana e che probabilmente sono stati bocciati ai loro esami di guida almeno tre volte. Già nel 1867, Karl Marx scrisse nel Capitale che nella società moderna l’uguaglianza tra le persone è diventata un «pregiudizio popolare». 

Le persone che affermano di volersi distinguere dalle masse e che pensano di essere speciali – e che sono effettivamente speciali! – sono considerate con diffidenza sotto la lente dello zeitgeist egualitario. «Non volevo essere come tutti gli altri. Mi consideravo speciale e unico e non come un qualsiasi Hans o Franz del mio paese», ha scritto Arnold Schwarzenegger nella sua autobiografia Total Recall. Chiunque condivida la convinzione di Schwarzenegger sarà bollato come narcisista perché la sua stessa esistenza è una protesta contro la supremazia dei mediocri. Lo stilista tedesco Karl Lagerfeld ha detto a un giornalista: «Una volta ero un semplice mortale come te». Ed è esattamente quello che non ha mai voluto essere – un semplice mortale come tutti gli altri: «Non mi sento più un essere umano». 

Nonostante l’invidia e il risentimento diffusi, ci sono ancora molte persone che amano e ammirano personalità straordinarie, forse proprio perché traducono in parole e azioni concrete qualcosa che tanta gente sente o vorrebbe esprimere: che non sono disposte ad accettare di essere solo un altro pesce in un mare di mediocrità, ma si sforzano di essere creature uniche e speciali.

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