Propositi post CovidIl ritorno al gusto del bere responsabile, in compagnia

Si è andati verso un consumo, di birra ma non solo, più intimo, o al massimo familiare. Ma lo stare insieme, la condivisione di tempi e spazi, sono obiettivi da riconquistare in sicurezza. A patto che si punti sulla qualità e non sulla quantità del bere

(Unsplash)

Di certo nessuno di noi poteva immaginare il più grande evento mondiale che si ricordi: la pandemia ha cambiato ogni parametro, annullato ogni previsione. Con una serie di sorprese, di reazioni e nuovi comportamenti da interpretare. Il lockdown ha costretto tutti a rivedere i propri ritmi, i propri riti e, di conseguenza, i propri consumi. Persino ciò che eravamo abituati a bere e come.

All’inizio si pensava potesse essere un momento che sarebbe finito a breve, invece ci siamo trovati a conviverci. Si è andati verso un consumo, di birra ma non solo, più intimo – o al massimo familiare – che rileva due aspetti: da una parte il non voler fare a meno di un prodotto ancora oggi tra i più acquistati dagli italiani; dall’altra la conferma della birra quale bevanda poliedrica, sì di piacere ma anche di accompagnamento ai pasti casalinghi.

La voglia di convivialità e di “ricompensa” in un periodo di sacrifici e rinunce ha indotto gli italiani a casa ad acquistarla. Secondo l’indagine Ismea-Nielsen, nei primi nove mesi dell’anno la birra ha registrato un’impennata dei consumi, con un incremento della spesa dell’11,1%.

Siamo fiduciosi che il 2021 sia l’anno del ritorno al gusto del bere, sempre responsabilmente, in una sfera sociale più ampia, riacquistando la dimensione da anthropos zoon tipica dell’essere umano. Stare con sé stessi, infatti, va bene ed è sano, ma per un periodo limitato e, magari, per scelta. Dopodiché la natura sociale deve ritrovare il suo spazio. Non a caso la convivialità, tipica del modo di vivere italiano, origina dalle parole “vivere con”, vivere insieme.

A due condizioni, però. La prima è che il periodo delle chiusure e del distanziamento imposto dalla pandemia cessi: salute e sicurezza, infatti, costituiscono l’elemento di primaria importanza nella gestione di una fase così critica per il mondo intero. Lo stare insieme, la condivisione di tempi e spazi, sono obiettivi da riconquistare in sicurezza. Ad ogni modo, il piacere di consumare una birra insieme è così radicato nelle nostre vite che «usciamo a prendere una birra» equivale a «ne parliamo al bar davanti ad un caffè».

In secondo luogo, che si beva con intelligenza: puntiamo sulla qualità! In tutti i sensi, meglio puntare sulla qualità del bere, che sulla quantità. Questo è il gusto del bere responsabile.

Un’azienda globale come AB InBev – con i suoi oltre 500 marchi, tra cui Leffe, Corona, Stella Artois, Birra del Borgo e Tennent’s Super, ben radicati in Italia – ha la responsabilità di essere driver del cambiamento, con la consapevolezza di impattare sulla vita quotidiana dei diversi Paesi in cui opera, tra cui l’Italia. Parte del nostro compito è proprio quello di intuire l’evoluzione della società, cercando di interpretare, se non quasi predire, il futuro.

Se quindi la pandemia ha costituito per tutti un momento difficile, la birra ha centrato un obiettivo importante: unire gli italiani. Tutti noi abbiamo potuto riscoprire una fruizione più casalinga di questa bevanda, ma con gradi di soddisfazione comunque elevati. Certo, l’auspicio è di poter presto tornare al consumo in compagnia, consci che il brindisi con amici accompagnato da quattro chiacchiere rimane sempre uno dei nostri momenti di svago preferiti. Nella speranza che i vaccini possano davvero costituire un momento di svolta per il mondo intero, per un ritorno ad una nuova normalità, tutta da assaporare.

*Country Director Italy di AB InBev