Borghi&BagnaiLa finta svolta europeista dei leghisti antieuro

Con il Carroccio ben ancorato alla maggioranza, i due consiglieri economici di Salvini sono stati costretti a rivedere la loro opinione su Draghi e sulla moneta unica. Ma tutto fa pensare che sia una soluzione temporanea: quando finirà l’emergenza dovranno gettare la maschera

Mauro Scrobogna/LaPresse

«Gli euroscettici stanno diventando animali in via d’estinzione? Guardi che quella del panda è una condizione bellissima, nessuno ti può toccare. E comunque, quando finirà l’emergenza, l’Europa tornerà a imporre patto di stabilità e taglio delle pensioni. E i problemi sotto al tappeto riemergeranno». Al telefono con Linkiesta il deputato leghista Claudio Borghi non si scompone. Insieme ad Alberto Bagnai è tornato al centro della scena, suo malgrado. Gli economisti di punta della Lega sovranista, i due grandi avversari della moneta unica si ritrovano al governo con Mario Draghi, l’uomo che ha salvato l’euro al grido di «Whatever it takes».

Un corto circuito. Il risultato della rapida conversione europeista di Matteo Salvini che trascina con sé i bagagli dei suoi ideologi anti-euro. Una situazione inimmaginabile qualche anno fa, sintetizzata da un ex leghista ed ex grillino come Gianluigi Paragone: «Borghi e Bagnai danno la fiducia a un governo che è esattamente all’opposto rispetto alle tesi per cui la Lega li aveva candidati».

I tempi cambiano, il tiro delle dichiarazioni viene aggiustato. «Draghi era un avversario quando giocava in Europa, ma ora gioca con noi», dice Borghi. «Ci affidiamo a lui per riscrivere le regole dell’Unione europea», risponde Bagnai. Le battaglie si fermano, almeno per il momento.

Qualcuno ha soprannominato i due leghisti «Volta&Gabbana». Sui social volano gli sberleffi. Borghi e Bagnai, B&B, i gemelli diversi della Lega sovranista. Uno arriva da destra, l’altro da sinistra. Uno diretto, l’altro più accademico. «Lavoriamo bene insieme, diciamo cose di buon senso non particolarmente originali dal punto di vista della teoria economica», racconta Borghi.

Fianco a fianco, negli ultimi anni. Lui presidente della Commissione Bilancio della Camera (fino alla scorsa estate), mentre l’altro presiedeva quella del Senato. Borghi ha guidato il dipartimento economico della Lega fino a giugno, per poi passare il testimone a Bagnai. Una staffetta anti-euro a suon di blog, libri e convegni. D’altronde a B&B il Capitano aveva affidato le chiavi della nuova linea del Carroccio.

Tutto cominciò nel 2013 con una telefonata in piena notte. Salvini chiese a Borghi di spiegargli le sue teorie sulla moneta. Da lì in poi sarebbe diventato il consigliere economico del leader. Aveva cominciato a 19 anni lavorando nello studio di un agente di cambio, per poi fare carriera alla Deutsche Bank. Già docente alla Cattolica e amante del mercato dell’arte, nel 2014 ha dato alle stampe il manuale “Basta Euro”. Un «agile volumetto», così lo presentava Libero, con domande e risposte sull’eventuale uscita dell’Italia dall’Eurozona. Da quel libro nacque il Basta Euro Tour che toccò diverse province italiane, ovviamente al fianco di Salvini.

Un espediente per uscire dall’Euro «in modo ordinato e tutelato» Borghi l’aveva proposto nel 2019, ai tempi del governo gialloverde. L’economista suggerì l’adozione di mini Bot, buoni ordinari del Tesoro di piccolo taglio, simili a banconote. Tra le varie risposte, ottenne quella dell’allora presidente Bce Mario Draghi: «O sono denaro, e quindi illegali, o sono debito».

L’altro B, Alberto Bagnai, parla quattro lingue e fa il professore associato di politica economica all’Università di Chieti. È anche musicista, suona il flauto dolce e il clavicembalo. Il primo intervento anti-euro nel 2011, sul Manifesto comunista. Poi nel 2012 un libro dal titolo eloquente: “Il tramonto dell’euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa”. Matteo Salvini ne rimase colpito: «Il suo testo mi ha aperto un mondo, Bagnai è stato il primo a dire che il re è nudo, che l’euro resta un esperimento sbagliato». Negli anni successivi le critiche all’Europa e al futuro premier si sprecavano.

Sul suo blog Bagnai sentenziava: «Ho detto decine di volte che l’unica Bce buona è quella morta». Nel 2014 il prof rincarava la dose con un tweet: «Meglio un morto in casa che un Draghi all’uscio». Quindi, nel 2016, sempre su Twitter: «Se sei alleato di Draghi, i pensionati sono tuoi avversari». Il registro è cambiato a febbraio 2021: «Sono un economista come Draghi, lui con un’esperienza istituzionale e di mercato infinitamente più elevata, ma veniamo dalla stessa scuola e abbiamo una lingua comune».

Neanche il tempo dei convenevoli, il presidente del Consiglio ha subito messo le cose in chiaro: «Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro». Roba da far saltare sulle poltrone gli alfieri dell’Italexit. Ma Borghi la prende con filosofia: «Se l’euro è irreversibile, l’ex presidente della Banca centrale europea da cosa l’ha salvato?».

Al telefono con Linkiesta assicura di non provare nessun imbarazzo. «Non rinnego nulla, ma oggi bisogna fare il meglio con gli ingredienti che ci sono. Se Draghi riuscirà a combattere per l’Italia con la stessa energia con cui ha combattuto per l’Europa noi saremo contenti. D’altronde arriviamo da un governo in cui Conte era inginocchiato alla Merkel. Oggi c’è una possibilità che il nostro premier si faccia valere. Così come quando, da presidente della Bce, era riuscito a mettere in minoranza la Germania».

Il futuro è scritto sull’acqua. Impossibile fare pronostici su una legislatura che si è aperta col governo dell’alleanza sovranista-populista e che potrebbe chiudersi guidata dal principe degli europeisti. B&B restano guardinghi. C’è da affrontare l’emergenza sanitaria ed economica. La questione della moneta è soltanto rinviata. Borghi lo sa bene: «Se l’Europa tornerà come quella di prima, le nostre motivazioni saranno ancora lì. A Draghi do il beneficio del dubbio. Se riuscirà a cambiare le regole dell’austerità, combatterò al suo fianco». Scettici di tutti i Paesi unitevi.