Boom delle vendite onlineL’e-commerce manager è tra le figure più ricercate dalle aziende

È il professionista che coordina tutti i reparti, dal customer care all’analisi dei dati, delineando la strategia e la rotta da seguire per aumentare le vendite web. Ma nelle università italiane non esistono ancora corsi ad hoc

(Unsplash)

L’e-commerce non è un prodotto della pandemia, non è nato nel 2020 e non è destinato a diventare una nicchia quando si potrà tornare a fare acquisti senza alcun tipo di limitazione all’interno dei negozi. L’e-commerce è un modo di fare impresa, di fare commercio, di muovere il mercato. Semmai il legame con la pandemia può essere letto in un’ottica di sopravvivenza dovuta a un momento di crisi eccezionale: per molte imprese virare sull’online ha significato poter continuare a esistere nonostante l’assenza di clienti in-store.

Secondo i dati dell’Osservatorio e-commerce B2c, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, nel 2020 in Italia l’e-commerce ha raggiunto un valore di circa 22,7 miliardi di euro, (+4,7 miliardi) rispetto al 2019: un tasso di crescita del 26%.

I numeri e il trend di crescita hanno convinto molte aziende a investire anche in nuove figure: su tutti i portali dedicati al lavoro ci sono migliaia di offerte per lavori nel segmento e-commerce, per cui è richiesta conoscenza, know-how, esperienza di pianificazione della parte online dell’azienda. Su tutti quella dell’e-commerce manager, una figura che ancora viene inquadrata con difficoltà.

«Se un’azienda fosse basata solo sull’online, l’e-commerce manager sarebbe l’amministratore delegato, cioè sarebbe il responsabile dell’intera società. Diversamente, si tratta del responsabile della business unit dedicata all’online», dice Marco Biasin, founder del corso E-commerce Heroes e ex amministratore di Frutta Web, il primo e-commerce di frutta e verdura, acquisito nel 2019 da Almaverde Bio.

La nuova centralità assunta dal commercio online ha ridisegnato le priorità delle aziende, modificando lo status e il peso di una figura come l’e-commerce manager. Gli obiettivi principali di questa figura sono aumentare le vendite online e intercettare le tendenze nel mercato di riferimento – che sia locale, nazionale o globale. Sapendo anche anticipare, eventualmente, gli aggiornamenti del settore. Ecco perché oltre alla conoscenza di dati e strumenti digitali, all’e-commerce manager sono richieste anche capacità gestionali di chi deve coordinare ogni segmento dell’azienda e del reparto online.

«Parliamo di una figura che coordina tutti i reparti, tutte le funzioni: fa customer care, fa analisi dei dati, delinea la strategia e la rotta da seguire, coordina lo staff, dirige l’intero progetto di e-commerce. Una persona che deve saper dialogare con tutti i responsabili delle varie aree specifiche», spiega Biasin.

Quindi non si tratta solo di una figura con una formazione solamente economica, monodimensionale. Certo, le competenze di analisi, di lettura degli indicatori di performance delle vendite e tutto ciò che interessa l’aspetto strettamente commerciale sono elementi di cui non può fare a meno. Ma un e-commerce manager dovrebbe avere anche capacità di comunicazione, di web marketing, capacità manageriali e imprenditoriali – quindi di organizzazione e di team building, ad esempio.

Oggi però non sono molte le figure capaci di unire uno spettro di conoscenze così diversificato. Anche perché ci si sta rendendo conto del valore che può generare l’e-commerce da troppo poco tempo. «Parliamo di una trasformazione in corso anche prima della pandemia, ma quest’ultima è stata certamente un acceleratore. Al netto di tutti gli aspetti positivi, questa accelerazione ha creato anche delle distorsioni: dal momento che non tutti conoscono a dovere il settore, questo si è composto anche di professionisti che non hanno, ma non posso avere, le competenze necessarie. Spesso sono persone armate per lo più di buona volontà», spiega Biasin.

Oggi gli e-commerce manager di successo sono quelli che per primi hanno avuto la possibilità e l’intuizione di addentrarsi in un terreno prima inesplorato, magari creando una propria azienda, ma anche facendo errori, cercando a proprie spese la formula migliore per generare ricchezza – o quanto meno per rendere sostenibile la propria attività.

È stato così fin dall’inizio, inevitabilmente: la velocità di espansione dell’e-commerce ha avuto ritmi che le università e chi avrebbe dovuto fare formazione non potevano sostenere. «Il problema principale – aggiunge Biasin – è che non ci sono corsi universitari specifici qui in Italia. Il più delle volte sono corsi di digital marketing, che però non sono corsi per e-commerce manager. Oltre al fatto che spesso mancano professori in grado di insegnare, ma solo perché chi insegna oggi all’università non conosce il mestiere».

Allora sono proliferati corsi privati per e-commerce manager. Ma l’importanza del lavoro diretto sul campo, spiega Biasin, è la parte più importante: «Maturare esperienza sul campo è indispensabile per i futuri manager, avere la possibilità di mettere subito in pratica le conoscenze acquisite, magari di sbagliare, ma facendo le cose in prima persona».

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