L’apotaLa conversione di Salvini ammalia tutti, ma non Francesca Pascale

La penultima fidanzata di Silvio Berlusconi è la Nilde Iotti che ci possiamo permettere, la nostra demolition girl, una di quelle che guai a chi le tocca il suo antico amore, e guai pure a chi gli si finge amico e invece è una serpe in seno

Instagram

Ogni mattina l’Italia – l’Italia che lavora, l’Italia che si dispera, ma soprattutto l’Italia che s’innamora – si sveglia e apre Instagram. Nella speranza che, in cima alla schermata, ci sia un tondino con scritto FrancescaPascaleOfficial.

Se quel tondino c’è, significa che Francesca Pascale, penultima fidanzata di Silvio Berlusconi, ha fatto una storia, uno di quei post che ventiquattr’ore dopo spariscono. Quelli nei quali puoi essere te stessa testessamente lasciando meno tracce rinfacciabili.

In quella macchina della verità che sono i tondini di Instagram, la signora Pascale negli ultimi giorni si è dimostrata l’ex che tutte vorremmo essere (o avere). Se siete di quelli che non lasciano un buon ricordo, se – come accade a me – i vostri ex se vi vedono cambiano marciapiede, imparate da Francesca e Silvio. Il cui affetto, ci dicono i tondini di Instagram, è immutato. E si esprime attraverso l’antipatia per il giovanotto che insidia il ruolo dell’ex sul lavoro. Cioè: Salvini.

Mentre anche i più insospettabili aprono crediti a Salvini, mentre quasi ogni ex detrattore si riconverte in un ottimista che pensa che, tutto sommato, se Salvini diventa europeista meglio così, mentre Silvio (poliziotto fintobuono) si fa fotografare con lui, mentre tutti siamo disposti a dimenticare, Francesca no: qualcuno deve pur fare il poliziotto (finto?) cattivo.

L’altroieri, Francesca Serpico ha pubblicato una foto dall’alto: Berlusconi usciva dal portone e c’era un delirio di microfoni, fotografi, raccoglitori di dichiarazioni. Francesca ha sovrapposto alla foto questa frase: «Leader si nasce, sovranista fattene una ragione!». Il punto esclamativo è suo, la virgola l’ho aggiunta io, e la di essa assenza nell’originale ha tratto in inganno il pubblico dei social; che, non avendo capito con chi ce l’avesse la Pascale, ed essendo abituato alle ex rancorose, e non essendo intuitivo, ha creduto ch’ella stesse dando del sovranista a Silvio.

E invece.

E invece Francesca è una di quelle che guai a chi le tocca l’ex, e guai pure a chi gli si finge amico e invece è una serpe in seno. Ruolo che ha evidentemente assegnato a Matteo Salvini, al quale non dà tregua. Dopo la foto che accreditava a Silvio carisma e a lui niente, è arrivata la vignetta di Biani sui profughi (se negli anni della Bossi-Fini ci avessero detto che, in futuro, dal lato Berlusconi della polemica si sarebbe difeso il diritto della Diciotti ad attraccare, avremmo riso forte), in chiave sempre antisalvinista.

Poi, ieri mattina, una foto giovanile di Salvini, il logo Comunisti Padani, la scritta pascaliana «Mutazioni genetiche di un circense», e la musica. La scelta della canzone è una specifica del formato storia di Instagram, è la regia di quel film in quindici secondi. Alla foto accompagni una canzone dissonante, e l’editoriale è fatto. La canzone che la Pascale aveva scelto ieri mattina era di Franco Battiato, Povera patria.

Nulla sfugge all’esperta Pascale delle potenzialità della storia di Instagram, e quindi poco dopo invece della canzone usa il cancelletto. L’immagine è quella d’un articolo di Domani (se negli anni di Ezio Mauro ci avessero detto che in futuro il lato Berlusconi della polemica avrebbe sfruttato un giornale di De Benedetti, eccetera). Articolo il cui titolo dice: «Salvini e il video del 2017: “Draghi complice di chi massacra gli italiani”». Il commento di Francesca, la Nilde Iotti che ci possiamo permettere, è #LeaderMaiNato.

Poi torna Franco Battiato, sempre Povera patria, a commento d’una foto di Di Maio, Salvini, e Conte, con la didascalia «Dimmi, Dammi e Comanda».

Povera patria è il contrappunto musicale anche allo screenshot d’uno status Facebook di Salvini del 2012 (la Pascale ha un archivio che avrebbe fatto impallidire Andreotti). Stralci dallo status, che in nove anni ancora non è caduto in prescrizione nel codice pascaliano: «Nessun leghista è disposto a puntare ancora su un’alleanza con Berlusconi. No a possibili assi tra Carroccio e Cavaliere. La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio Berlusconi. Basta, basta per sempre […] Ci abbiamo provato e ci ha portato solo risultati deludenti».

A volte non servono né Battiato né i cancelletti, giacché Francesca, esperta fabbricatrice di meme, si limita a contrapporre due foto eloquenti. Quella in cui Salvini ha la felpa «basta euro», e quella in cui ha la felpa «Bruxelles». Quella in cui in cui ha la maglietta «Padania is not Italy», e quella in cui ha la felpa «Sicilia». D’altra parte, se all’età dei datteri ti metti le magliette con le scritte, poi non puoi pretendere che non ti si rivoltino contro. Prova a fare un meme su Silvio: sempre e per sempre in doppiopetto lo troverai.

Francesca lo sa, e infatti ieri ha concluso la sua rassegna di storie con una foto in cui Silvio, l’adulto, asciuga il sudore a Matteo, l’incapace di badare a sé stesso. Sotto, ha messo il disegnino di qualcuno che porta a spasso un cane. Non lasciando dubbi su chi ella consideri l’umano, e chi il cane (speriamo non le diano della specista).

Di come finisce col governo non me ne frega niente, ma non vedo l’ora che sia un nuovo mattino, con nuovi tondini in cima alla schermata; attendo il nuovo giorno solo per vedere cosa escogita la Pascale per demolire il povero Salvini, colpevole d’aver tradito il suo ex.

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