Alexey PotterIl genio di Navalny è stato costringere il Cremlino a parlare di lui, ma dopo le condanne ora il pericolo è il silenzio

L’oppositore di Putin, a costo di un sacrificio come quello del suo adorato maghetto di Hogwarts, si è consegnato al cattivo, riuscendo così a diventare il suo incubo. E, da innominabile che era, è diventato un politico di cui si parla molto anche nelle tv di regime. Ma, con le sentenze dei giorni scorsi, sull’enorme esposizione mediatica potrebbe depositarsi l’oblio

AP/LaPresse

Due processi in un giorno, stesso tribunale, stesso giudice, «per la comodità degli avvocati dell’imputato», due sentenze di colpevolezza, e due ultimi discorsi pronunciati con il chiaro intento di finire nella cronaca come nella storia. In un mese Alexey Navalny è passato da essere “un certo blogger” e “un paziente berlinese” (come lo chiamava Vladimir Putin) e quindi un innominabile incubo del Cremlino, a diventare il politico russo più menzionato nei social media, con un notevole distacco dal presidente.

Nei media tradizionali controllati dal governo è al secondo posto, ma rispetto a zero è un progresso vertiginoso ed è forse la vittoria più brillante di Navalny: una notorietà globale, che in patria ha abbattuto il muro della censura, superando quella barriera che divide la Russia che sta in Internet dalla Russia che guarda la televisione, due Paesi diversi di cui il primo potrebbe anche essere quello che conta, anche se quello nel quale si vincono le elezioni è il secondo. Se ci saranno ancora elezioni, anche per finta.

Iniziata a dicembre con l’indagine con cui accusava l’Fsb del suo avvelenamento dello scorso agosto ed entrata nella fase finale con l’arresto al suo ritorno in Russia il 17 gennaio e la pubblicazione della video-inchiesta sul palazzo costruito per Putin grazie alle tangenti, l’offensiva di Navalny ha spinto l’autoritarismo russo a degenerare in una dittatura che ha superato limiti che sembravano invalicabili soltanto un mese fa.

La “rottura con l’Europa”, minacciata dal capo della diplomazia Sergey Lavrov, la proposta di togliere la cittadinanza russa ai dissidenti avanzata dal regista di corte Nikita Mikhalkov, i diecimila manifestanti arrestati che hanno fatto traboccare le carceri, i processi per i retweet e i licenziamenti per i flashmob di protesta: l’Unione sovietica non solo è definitivamente tornata, ma per alcuni parametri surreali è stata perfino superata. E l’espulsione dei diplomatici europei che hanno seguito i cortei dell’opposizione e il rifiuto di ottemperare all’ordine della Corte europea di Strasburgo di liberare Navalny sono una pietra miliare sulla strada verso una nuova cortina di ferro che Mosca sta innalzando pur di non mettere in discussione un sistema politico che non vuole tollerare più nemmeno un minimo di contraddittorio.

Navalny ha sfruttato tutte le debolezze del Cremlino per estremizzare lo scontro, e dettarne l’agenda, i linguaggi, le parole d’ordine: è lui il più grande spettacolo della Russia, e tutto quello che dice, fa e scrive diventa slogan in piazza, meme sui social e perfino rap. I suoi due ultimi discorsi sono un manuale di comunicazione politica: ci sono dentro il Vangelo (per gli elettori meno giovani e più tradizionalisti), i cartoni cosmic horror Rick e Morty per i più giovani, le citazioni dei dissidenti sovietici con la parafrasi del «Non vivere secondo menzogna» di Aleksandr Solzhenitsyn (per i liberali della prima ora) e Harry Potter con il rifiuto della paura (per i suoi coetanei quarantenni che l’hanno letto ai propri figli), i thriller giudiziari americani (quando prende in giro il giudice e il procuratore dicendo loro che sarebbero stati molto più “fighi” a vincere processi con le sottigliezze giuridiche e non con la repressione) e i cult del cinema russo (il tormentone del «la forza è nella verità» della serie “Il fratello”), le rassicurazioni per i conservatori che hanno paura delle rivoluzioni e gli incitamenti alla rivolta per quelli che le amano, e poi richiami a tradizioni come la letteratura russa e le glorie della guerra contro i nazisti, ribaltati però in un think positive completamente inedito (il passaggio sulla letteratura russa troppo imperniata sull’infelicità fa tremare un secolo di slavistica).

È altisonante e nello stesso tempo ironico («ora giro al massimo la manopola del pathos», dice avvertendo la platea), è abbastanza semplice per le masse e abbastanza sottile per gli intellettuali, è aggressivo e irriverente. E, a costo di un sacrificio come quello del suo adorato Harry Potter, consegnandosi al cattivo è riuscito a diventare il suo incubo, lievitando perfino nei sondaggi di un Paese dove ormai avere un’opinione diversa da quella autorizzata è diventato pericoloso.

Tra pochi giorni però calerà il silenzio: l’uomo dalle decine di milioni di click e like verrà portato in un campo di prigionia dove resterà almeno due anni e mezzo, in attesa di altre possibili condanne e processi, passando da un overdose di presenza mediatica all’isolamento di una prigione. I capi del suo movimento sono quasi tutti in carcere e ai domiciliari, in attesa di processi che nel migliore dei casi impediranno loro di candidarsi, o rifugiati in un’Europa che li protegge da mandati di cattura emessi dalla Russia. I suoi seguaci rischiano a questo punto arresti, licenziamenti ed espulsioni, schedature e maltrattamenti.

Scegliendo di diventare la vittima di Putin invece che rimanere in esilio Navalny ha deciso di diventare un boccone troppo grande per il Cremlino da mandare giù, esponendo la fragilità di un regime che ha mostrato paura di fronte a una protesta che qualsiasi democrazia avrebbe considerato ordinaria amministrazione, e spingendolo a uno sforzo repressivo che probabilmente va ben oltre le sue possibilità economiche e politiche. Se il suo calcolo si rivela corretto, sarà la prima volta che una rivoluzione è partita da YouTube. Se si sbaglia, come scrive lo scrittore Boris Akunin, «tornerà libero solo il giorno che sarà libera la Russia, e viceversa», un giorno che potrebbe essere anche molto lontano.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta PaperIl nuovo numero quintuplo de Linkiesta Paper – ordinalo qui

In edicola a Milano e a Roma dal 4 marzo, oppure ordinabile qui, il nuovo super numero de Linkiesta Paper questa volta è composto di cinque dorsi: Linkiesta, Europea, Greenkiesta, Gastronomika e Il lavoro che verrà.

Con un inserto speciale su Alexei Navalny, un graphic novel di Giovanni Nardone, l’anticipazione del nuovo libro di Guia Soncini “L’era della suscettibilità” e la recensione di Luca Bizzarri.

Linkiesta Paper, 32 pagine, è stato disegnato da Giovanni Cavalleri e Francesca Pignataro. Costa dieci euro, più quattro di spedizione.

Le spedizioni partiranno lunedì 1 marzo (e arriverrano entro due giorni, con corriere tracciato).

10 a copia