Per uno Stato di dirittoLe proteste anti Putin e la generazione Wind of Change

Bella Shakhmirza, classe ’89, giornalista freelance e interprete si è laureata a Mosca e vive a Milano dal 2014. Appartiene all’etnia Noghai, discendente dell'Orda D'oro e minoranza nella Russia odierna e ha deciso di raccontare le ragioni profonde delle manifestazioni contro il regime

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Immagino che abbiate visto le recenti proteste avvenute in Russia. Cosa c’è da protestare? Perché la gente viene picchiata dalla polizia se stavano protestando pacificamente? Proviamo a vederlo insieme. 12.792 rubli (circa 140 euro) al mese di stipendio minimo sono sufficienti, secondo lo Stato, per vivere. Le tangenti arrivano al 30-40% del valore degli appalti e sono quasi sempre inevitabili. Non si indaga sulle catastrofi ecologiche. Solo nel 2020 ci sono stati due disastri ambientali, a Kamchatka e a Norilsk, ma non è mai stata avviata nessuna indagine. La gente ha protestato mesi per evitare lo scempio di una collina unica e rara per la sua struttura geologica, una collina che si chiama Kushtau e si trova in Bashkiria. Le proteste pacifiche sono fuori legge. Non si può criticare le istituzioni ufficiali online. Le parolacce sul web sono proibite dalla legge. La violenza sulle donne non è un reato.

E ancora: le persone con un cancro, o con una malattia genetica rara, spesso non sono curate gratuitamente dallo Stato e tocca agli altri cittadini donare e organizzare raccolte fondi per poterli assistere all’estero. Un matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna, le coppie gay sono fuori discussione, così dice la Costituzione russa, rivista nel luglio 2020. Un’associazione no profit che lavora con le vittime di violenza sessuale e maltrattamenti viene ostacolata ed è ora costretta a pagare delle multe a causa del proprio lavoro.

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