Sapienti imbroglioniDischi volanti e profezie, perché si crede ancora ai ciarlatani

Dall’alchimia fino allo studio degli Ufo, l’umanità ha affiancato allo sviluppo di discipline esatte una fitta serie di convinzioni più o meno bizzarre e senza fondamento. Come spiega Marco Ciardi in “Breve storia delle pseudoscienze” (Hoepli), alcune sono scomparse, altre sono ancora vive. E certe sono anche dannose

di Bee Felten Leidel, da Unsplash

Uno dei tanti peccati della scuola italiana è quello di non insegnare la storia della scienza. Matematica, fisica e chimica «sono presentate in maniera asettica, quasi mai accompagnate da una spiegazione che permetta di capire i motivi e le cause della loro origine e i problemi a cui sono dovute andare incontro nel corso del loro sviluppo».

Secondo Marco Ciardi, professore, storico della scienza all’Università di Bologna e autore di “Breve storia delle pseudoscienze”, le conseguenze di questa mancanza sono diverse. Si comprende di meno il valore storico delle scoperte, prima di tutto. E si rischia di assecondare la persistenza delle cosiddette pseudoscienze.

Sono quelle discipline che sembrano scientifiche, che promettono di dare una spiegazione dei fenomeni della realtà e, addirittura, di spiegare i metodi per controllarli. Si mascherano da scienza (ne condividono il gergo, ne copiano alcune procedure, a volte vantano perfino le stesse origini) ma non lo sono.

Alcune sono antiche e longeve, come l’astrologia (ma si vede che, nonostante tutto, anche questa ha dovuto modificarsi di fronte al progresso scientifico, per esempio abbandonando l’espressione «influsso» con quella, più neutra, di «corrispondenza»), altre sono più recenti, come l’omeopatia. Ci sono discipline legate a questioni religiose (il creazionismo) o politiche (il razzismo). A volte rielaborano slanci mistici (Teosofia e spiritismo) e si espandono in ambiti inesplorati (ufologia e fantarcheologia).

Il volume di Ciardi le elenca, per la prima volta, adottando una prospettiva storica, ed è importante: questo permette di vedere come alcune pseudoscienze nascono dalla scienza, altre erano considerate loro stesse scienza, fino a quando non sono state smentite. Si sa che Galileo Galilei, già con scetticismo, scrivesse oroscopi. Lo faceva per soldi e non per convinzione: in lui era già avvenuta quella rottura tra astronomia e astrologia, colma di discussioni e difficoltà, che dividerà per sempre le due discipline.

Ma il confine non sempre è così netto. Come ricorda l’autore, il concetto stesso di scienza moderna, «che nasce come sapere pubblico, controllabile, riproducibile e verificabile» risale solo al XIX secolo. Mentre è da sempre che l’umanità, di fronte agli stessi problemi, tenta soluzioni e intraprende cammini diverse.

A questo proposito, la storia della chimica, che viene raccontata in contrapposizione a quella dell’alchimia, è illuminante (capitolo 4). Il percorso è lungo e va da Paracelso, che decide di applicare alcuni principi alchemici alla medicina (nasce la iatrochimica) fino alle ricerche di Lavoisier. In tutto quel tempo ci sono stati esperimenti, prove, marce indietro e salti in avanti. E solo alla fine l’alchimia ha perso ogni credibilità, finendo per essere relegata al settore di storia della cultura.

Un distacco non sempre facile, visto che «non mancheranno nel corso del XIX secolo, vari tentativi (anche da parte di scienziati) di dimostrare come alcune pratiche alchemiche, in primo luogo la trasmutazione dei metalli, avessero in realtà una loro validità e potessero essere effettivamente realizzate». A metà tra la nostalgia e la volontà, tutto sommato encomiabile, di non lasciare intentata nessuna strada.

Anche l’omeopatia, del resto, nasce in un quadro del genere. È una risposta (sbagliata) alla necessità di curare le malattie. E soprattutto, è un’elaborazione (sbagliata) che nasce da un approccio tutto sommato scientifico: osservazione del fenomeno, indagine sulla scoperta, deduzione delle cause.

Il medico tedesco Samuel Hahnemann sapeva, per tradizione, che la china era un buon rimedio per la malaria. Voleva comprendere perché e decise di sperimentarla su un individuo sano,«cioè se stesso». Vide che provocava reazioni simili a quelle della malattia e allora, confortato dalle massime di Paracelso, decise che era possibile curare una malattia con un farmaco che ne riproduceva gli stessi sintomi. Come è ovvio, non funziona così.

Il libro di Ciardi è agile e anche dettagliato. Ogni disciplina (o pseudodisciplina) è legata all’altra, perché spesso chi inventava o promuoveva una pseudoscienza aderiva almeno a un’altra, anche se ogni tappa di questo viaggio nel pensiero magico è un mondo a sé.

Soltanto, è da ricordare che, nonostante a volte certe convinzioni siano trattate con condiscendenza bonaria (che male c’è a leggere l’oroscopo, si sente dire), spesso nascondono un sincero interesse per la conoscenza che, nella maggior parte dei casi, viene snobbato o ignorato.

È un errore che può portare a radicalizzazioni o, come si è visto negli ultimi anni, a una contrapposizione frontale alla scienza e agli scienziati (anche assecondata da forze politiche senza responsabilità).

Ciardi ne è consapevole e lo ricorda, concludendo il volume con le parole di Carl Sagan: «Io penso che molti di coloro che si entusiasmano all’idea di antichi astronauti siano motivati da sinceri sentimenti scientifici (e talvolta anche religiosi). Esiste un vasto interesse popolare, a cui peraltro non si è mai attinto, per i problemi scientifici più profondi. Per molte persone le mediocri dottrine delle pseudoscienze sono la più vicina approssimazione oggi esistente a una scienza comprensibile. La popolarità di queste pseudoscienze equivale a una nota di biasimo alle scuole, alla stampa e alle emittenti televisive, perché i loro sforzi nel campo dell’istruzione scientifica sono occasionali, privi di efficacia; e a noi scienziati, perché facciamo così poco per divulgare le nostre discipline».

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