Da Barcellona a CracoviaLa pandemia ha accelerato la mobilità su due ruote in Europa

Secondo la Federazione europea ciclisti (Ecf), lo scorso anno le città del Vecchio Continente hanno investito 1 miliardo di euro in misure a sostegno dei ciclisti, creando oltre 1000 chilometri di piste ciclabili, strade pedonali e iniziative per abbattere il traffico di auto

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A guidare la ripresa dopo questa pandemia sarà la mobilità green. In particolare, la bicicletta. Il successo durante la pandemia dei programmi per incentivare l’uso dei velocipedi ha portato molte città a pianificare estese reti a disposizione dei ciclisti. Un sollievo per l’ambiente. E per la nostra salute.

Con il dilagare del virus, centinaia di centri urbani – da Barcellona a Milano – hanno deciso di riconfigurare le loro strade, rendendole più sicure e prova di pedoni e ciclisti, favorendo l’allontanamento sociale e abbattendo le emissioni inquinanti. La pandemia ha così rivelato una domanda latente di infrastrutture ciclabili e pedonali e, parallelamente, offerto la possibilità di rispondere a questa richiesta.

Non solo Paesi più virtuosi e celebri per adottare un approccio ecofriendly, come Olanda e Danimarca, ma anche quelli deboli dal punto di vista infrastrutturale hanno investito nel 2020, secondo l’Efc, un miliardo di euro per incentivare gli spostamenti in bici, creando oltre mille di piste e adottando misure di riduzione del traffico.

Guardando all’Italia, oggi 31 città offrono il servizio di bike sharing grazie a un esercito di 35mila biciclette. E allargando lo sguardo all’intero continente, la lunghezza di EuroVelo, rete di 17 piste ciclabili a lunga percorrenza che collegano e uniscono l’intera Europa, è di 90mila km.

Barcellona, dove nell’estate dello scorso anno sono stati installati 20 chilometri di piste ciclabili, l’uso della bicicletta è aumentato del 10% rispetto ai livelli pre-pandemia. Qui si sta accelerando la costruzione e ristrutturazione di 160 chilometri di piste ciclabili, portando la rete complessiva a più di 300 chilometri entro il 2024 e tagliando, entro quella data, il 25% della mobilità delle auto.

Lo scorso aprile Milano ha lanciato il programma “Strade Aperte” per la realizzazione di 35 km di nuovi percorsi ciclabili. Ora ha in progetto di ampliare ulteriormente questo progetto, puntando a 160 km entro l’estate.

Londra ha installato o iniziato a lavorare su 100 chilometri di piste ciclabili dall’inizio della pandemia e i dati di Transport for London di gennaio mostrano che il ciclismo è aumentato del 22% nella periferia di Londra dal 2019. Quasi la metà di tutti i viaggi a Londra sono stati effettuati in bicicletta.

A Parigi, il sindaco Anne Hidalgo ha annunciato la proposta di una città 100% ciclabile entro il 2024, a supporto dell’idea di un centro urbano a misura d’uomo dove per tutti gli abitanti sia possibile raggiungere i principali servizi in meno di 15 minuti. Dalla scorsa primavera per le strade della capitale francese, un tempo dominate dalle auto, le biciclette hanno fatto registrare un incremento dell 70%: i quasi 50 km di piste ciclabili temporanee introdotte all’inizio della crisi diventeranno permanenti.

Parallelamente, Lisbona ha quasi raddoppiando la sua rete ciclabile, portandola quest0anno a quasi 200 km, e aumentando le aree a traffico limitato (30 km/h), le zone pedonali, parcheggi per biciclette e le aree verdi. In un anno, l’uso della bicicletta è nella capitale portoghese è cresciuto del 25%. Scelte analoghe hanno interessato molti altri centri urbani come Cracovia e Bruxelles.

Secondo un sondaggio condotto su 21 città europee, il 64% degli intervistati ha affermato di non voler tornare ai livelli di inquinamento atmosferico pre-Covid. «Tre quarti – si legge sul Guardian – erano disposti a riallocare lo spazio pubblico dalle auto ai viaggi attivi per raggiungere questo obiettivo, mentre il 21% ha affermato di aver pianificato di pedalare di più dopo il blocco e il 35% ha pianificato di camminare di più».

«I cittadini ricordano che le città olandesi e danesi hanno impiegato dai 30 ai 50 anni per costruire la loro infrastruttura ciclabile, ma non abbiamo questo tipo di tempo – ha sottolineato Aleksander Buczyński, policy officer dell’ECF – Abbiamo davanti a noi un’emergenza climatica che non possiamo rimandare. Proprio per questo, dobbiamo cambiare il sistema di trasporto rapidamente e sarà molto difficile farlo se non renderemo la bicicletta un’opzione praticabile per tutti».