Giustizia e politicaIl complicatissimo caso Sarkozy e i metodi della magistratura francese

L'ex presidente dovrà scontare un anno di carcere o ai domiciliari per corruzione e traffico di influenze. Tuttavia l’inchiesta ha molti punti oscuri, e in molti esprimono dubbi sull’imparzialità della procedura

AP Photo/Michel Euler

Ieri l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy (2007-2012) è stato condannato a tre anni di carcere dal tribunale di Parigi per corruzione e traffico di influenze insieme al suo avvocato, Thierry Herzog e un ex magistrato, Gilbert Azibert, condannati entrambi alla stessa pena.

Secondo la procura, Sarkozy avrebbe cercato di ottenere informazioni confidenziali da un magistrato di Cassazione, Gilbert Azibert, offrendogli in cambio un aiuto per ottenere un incarico prestigioso a Monaco. 

Non solo, il Parquet national financier, che ha condotto l’inchiesta, accusa Sarkozy e il suo avvocato, Thierry Herzog, di aver chiesto a Azibert di influenzare la decisione della Cassazione su un dossier particolare, quello dell’agenda presidenziale di Sarkozy.

Il presidente francese è stato (e in alcuni casi è ancora) imputato in vari processi, in particolare due. Il primo è la controversia tra l’uomo d’affari Bernard Tapie e la banca Crédit lyonnais, dove Sarkozy sarebbe intervenuto in favore dell’imprenditore. Il secondo verte su presunti finanziamenti illeciti ricevuti per la campagna presidenziale del 2007 da Liliane Bettencourt, proprietaria dell’azienda di cosmetici l’Oréal (una procedura che è stata archiviata).

L’agenda dell’ex presidente proverebbe incontri che sono alla base dell’ipotesi accusatoria in entrambi i processi, e Sarkozy aveva chiesto alla Corte di Cassazione di impedirne l’acquisizione, ritenendo che fosse coperta dall’immunità presidenziale. 

Ora, poco dopo l’avvio di questi due processi, nel 2013, la magistratura ha aperto una terza inchiesta, sempre su presunti finanziamenti illeciti per la campagna presidenziale del 2007, stavolta ricevuti da Mu’ammar Gheddafi.

Ed è proprio dall’inchiesta sui finanziamenti libici che sarebbe emerso il tentativo dell’ex presidente di influenzare i giudici di Cassazione. Il telefono di Sarkozy era infatti controllato dalla polizia, che stava indagando sui rapporti tra l’ex presidente, il suo entourage, e il regime libico: ascoltando queste conversazioni (tra cui quelle tra Sarkozy e il suo avvocato, Herzog) i magistrati avevano scoperto la volontà di influenzare la decisione della Cassazione  nei due processi sopra citati, quello di Bernard Tapie e quello di Liliane Bettencourt.

Così, dopo un lungo dibattito interno sull’utilizzabilità o meno di una conversazione coperta dal segreto tra cliente e avvocato, la procura ha aperto un’ulteriore indagine, quella per cui Sarkozy è stato condannato ieri. 

Le conversazioni tra cliente e avvocato possono essere utilizzate se l’avvocato è egli stesso sospettato di aver partecipato al reato, e se in quel momento non sta rappresentando il suo cliente per difenderlo dai fatti oggetto dell’intercettazione. La Corte di Cassazione francese si è pronunciata nel 2016 sull’utilizzabilità di queste conversazioni, dando il proprio assenso, in una sentenza molto criticata all’epoca dall’avvocatura francese.

Il telefono sotto controllo, tra l’altro, non era intestato a Nicolas Sarkozy, ma a un nome falso, Paul Bismuth, che veniva utilizzato dall’ex presidente per comunicare con il suo avvocato. La procura, scoperta l’esistenza dello stratagemma,  aveva messo sotto controllo questo secondo numero.

In ogni modo, il tentativo di corruzione e di traffico di influenze non è andato a buon fine, perché nel 2014 la Cassazione ha dato torto a Sarkozy, autorizzando l’utilizzo della sua agenda presidenziale nei vari processi a suo carico, Azibert non ha ottenuto alcun incarico di prestigio a Monaco e la giustizia del principato ha sempre negato di avere ricevuto raccomandazioni in tal senso.

Sarkozy ha detto che farà appello contro la condanna, che è la più severa mai ricevuta da un ex Capo dello Stato, anche se non prevede davvero il carcere per tre anni. Il dispositivo della sentenza spiega infatti che soltanto un anno di pena dovrà essere scontato, e non necessariamente in prigione, ma anche ai domiciliari con braccialetto elettronico. 

Il processo ha creato molte polemiche in Francia, ed è stato giudicato parziale non soltanto dai Républicains, il partito politico a cui è iscritto Sarkozy, ma anche da parte dell’opinione pubblica e da avvocati di primo piano, come l’attuale ministro della Giustizia Eric Dupond-Moretti. 

Dupond-Moretti, prima di diventare ministro nel luglio 2020, era avvocato e aveva denunciato i metodi della procura. In effetti, dopo aver scoperto che Sarkozy sapeva di essere intercettato, il Parquet national financier aveva cominciato a sospettare di una talpa al suo interno.

Per scoprirla, uno dei procuratori del PNF, Patrice Amal, aveva aperto un’ulteriore inchiesta, e aveva cominciato a controllare i tabulati di altri telefoni (anche di magistrati e avvocati, tra cui Dupond-Moretti) per cercare di scoprire da dove provenisse la presunta fuga di notizie. Alcuni avvocati sarebbero stati addirittura geolocalizzati, secondo le rivelazioni del settimanale Le Point.

Questa nuova inchiesta, come riporta Le Point in vari articoli pubblicati nel suo numero del 25 febbraio, non era stata comunicata alla gerarchia superiore, perché era anch’essa sospettata di essere compromessa con Nicolas Sarkozy. 

Secondo Le Point, dopo sei anni di inchiesta parallela (aperta nel 2014), Patrice Amal avrebbe individuato la talpa nella responsabile del PNF, Éliane Houlette. Una circostanza molto grave, che però Amal non ha potuto mai provare: la sua inchiesta parallela è stata archiviata nel 2020 per mancanza di prove, ma questo non gli ha impedito nel 2019 di scrivere una lunga lettera alla procuratrice generale presso la Corte d’Appello di Parigi, per informarla della sua intuizione.

La rivelazione del contenuto di questa lettera da parte del Point ha destato scalpore, e ha riavviato il dibattito sui metodi del PNF, all’origine di varie indagini di punta dalla sua costituzione nel 2013, tra cui quella sugli impieghi fittizi della moglie di François Fillon, candidato della destra gollista nel 2017 condannato poi, insieme alla moglie, nel 2020.

Il 19 settembre 2020, il ministro della Giustizia Dupond-Moretti ha annunciato l’apertura di un’inchiesta amministrativa sui metodi del PNF che dovrà fare luce sul comportamento di Éliane Houlette, Patrice Amar e un terzo magistrato, Lovisa-Ulrika Delaunay-Weiss. Il risultato di questa inchiesta, che non è ancora stato reso pubblico, è da una decina di giorni sulla scrivania del primo ministro, Jean Castex.

Il presidente Emmanuel Macron il 23 febbraio ha chiesto al Csm francese di riflettere sul modo migliore di assicurare una maggiore assunzione di responsabilità dei magistrati.  È evidente che di questa storia si parlerà ancora.

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