Inside EdimburgoL’inutile faida tra i due partiti indipendentisti scozzesi

La premier scozzese Nicola Sturgeon è stata accusata di aver infranto le regole durante un’indagine sul suo predecessore Alex Salmond che, dopo un lungo travaglio giudiziario, ha fondato un nuovo movimento secessionista: Alba Party

LaPresse

Prima di Nicola Sturgeon, a Edimburgo regnava Alex Salmond. Fino al 2014 è lui il dominus dello Scottish National Party (Snp) e quindi della politica scozzese. Poi, dopo la sconfitta per un soffio al referendum d’indipendenza, passa lo scettro e ripiega al Parlamento inglese di Westminster, prima d’essere travolto tre anni fa da accuse di molestie sessuali. 

Salmond è stato assolto, ma lo scandalo ha avuto strascichi dentro il palazzo: il politico ha fatto causa al governo scozzese e ha ottenuto un risarcimento da mezzo milione di sterline. Anche davanti a una commissione parlamentare, Sturgeon ha dovuto difendersi per sei ore. Ha dovuto rispondere di violazioni del «codice ministeriale» per come il suo gabinetto ha gestito il caso. Non avrà fatto pressioni sulle indagini, ma l’opposizione le rinfaccia di non essere stata imparziale. 

Si possono leggere ragioni politiche dietro entrambe le condotte: Sturgeon avrebbe cercato di far fuori un predecessore ingombrante e scomodo, ormai spuntato anche sul piano elettorale (nel 2017 ha fallito la riconferma alla Camera dei Comuni) e con simpatie putiniane dimostrate da uno show sull’emittente vicina al Cremlino Russia Today; mentre Salmond vorrebbe tornare protagonista grazie alle rivalse giudiziarie. Una riabilitazione, però, solo virtuale. Dal processo è uscito un personaggio tossico, tanto che secondo i sondaggi è riuscito nel «miracolo» di raccogliere tra i concittadini meno consensi di un premier profondamente inglese come Boris Johnson

Nonostante la faida ai vertici del separatismo, l’ex leader vende l’operazione come funzionale alla causa. Il sistema elettorale di Holyrood (sede del parlamento scozzese), infatti, ha una componente proporzionale, parallela a quella uninominale, che rende difficile raggiungere una maggioranza assoluta. In un ventennio, l’unico a esserci riuscito, nel 2011, è Salmond. Il suo nuovo partito – chiamato Alba Party – nasce con l’obiettivo di massimizzare i seggi degli indipendentisti, presentando candidati solo nelle liste regionali. 

«Alle scorse elezioni è stato sprecato quasi un milione di preferenze allo Snp», ha detto Salmond durante una lunga diretta social. Quello di Alba Party è un auto invito alla coalizione, una proposta di voto tattico non concordato però con gli aspiranti alleati. Che infatti sui loro canali ufficiali hanno già bocciato il voto disgiunto alle consultazioni del 6 maggio, con la campagna #BothVotesSNP.

La frattura rischia di indebolire il campo autonomista. Forse Salmond porterà in dote uno strapuntino di seggi in più in Parlamento, però potrebbe minare l’unità dell’esecutivo sul lungo periodo. È nota l’aperta rivalità tra Sturgeon e Salmond, che le serba rancore. La prima ha promesso un nuovo referendum, ma si è mossa con cautela, per restare nell’alveo della legalità; il secondo ammicca all’impazienza del populismo nazionalista. 

«Il ritorno di Salmond alla politica attiva è un simbolo di decadenza, non di rinnovamento», ha scolpito un editoriale del Guardian che bolla la (ri)discesa in campo come «politics of revenge». Vendetta. Il punto (ipotetico) è quando consumarla. Nei sondaggi lo Snp veleggia sulle solite percentuali plebiscitarie, al 49%. La soglia di sbarramento è del 6%. Se Alba Party non riuscisse a superarla, potrebbe sottrarre voti alla corazzata Snp senza compensarla con una pattuglia di (potenziali) alleati in aula. A quel punto, Salmond avrebbe sabotato dall’interno la potenza di fuoco degli indipendentisti nelle trattative con Londra. 

Come ha scritto a marzo il Financial Times, «Sturgeon ha riconosciuto al suo vecchio mentore e predecessore il merito di averla lanciata nella sua carriera. Stavolta, la sfida è impedirgli di distruggerla». All’epoca si parlava della successione al timone dello Scottish National Party, ma queste righe non sono mai state così attuali.

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