Il Colosseo non bastaPer rilanciare il turismo puntiamo sui Paesi più avanti con i vaccini

Stefano Rizzi, country manager di Global Blue Italia, dice che bisogna muoversi già ora con una campagna digitale che faccia leva sulle emozioni e porti a scegliere l’Italia come meta per tornare a viaggiare. Gli altri lo stanno già facendo, noi no

(AP Photo/Andrew Medichini)

«Per gli operatori del turismo è una grande soddisfazione avere finalmente un ministero a sé stante, per giunta con portafoglio, e auguriamo buon lavoro a Massimo Garavaglia. Ma ora bisogna muoversi in fretta in vista della ripresa, perché gli altri Paesi lo stanno già facendo e l’Italia no».

Stefano Rizzi è country manager di Global Blue Italia, gruppo leader nel servizio del tax free shopping, ovvero gli acquisti esentasse che consentono ai viaggiatori extraeuropei di recuperare l’Iva pagata sui prodotti comprati in vacanza. L’Italia è sempre stata una delle mete preferite per cinesi, russi e americani innamorati dei prodotti made in Italy. Nei primi sei mesi del 2019, gli acquisti erano cresciuti del 12%. Poi è arrivato il Covid-19. E con i viaggi si sono fermati anche gli acquisti tax free. «Da marzo 2020 abbiamo registrato cali del 90-95%», racconta Rizzi. «Quando un turista internazionale di lungo raggio non può muoversi, per noi ha un impatto devastante. Non sappiamo quando si tornerà a poter viaggiare, ma già ora agire con una campagna promozionale digitale, magari puntando su quei Paesi che sono più avanti con le vaccinazioni e che per primi torneranno a viaggiare».

Come si può rilanciare già ora il turismo internazionale con i cittadini di mezzo mondo in lockdown e i voli bloccati?
In questo 2020 abbiamo visto l’esplosione del digitale. Abbiamo più di 4 miliardi di utenti sui social media, con l’utente medio collegato sette ore online tutti i giorni. Bisogna agire già ora con una comunicazione turistica digitale tramite i canali social. Ci sono Paesi che si sono già mossi con dei messaggi molto chiari: Messico, Sud Africa, Canada, Maldive, Portogallo, Regno Unito, Austria. Hanno utilizzato i vari social per veicolare messaggi tipo “Non viaggiare ora, così poi puoi venire qui domani”. Con video emozionali e veri e propri viaggi virtuali.

E l’Italia?
Finora non ho visto nulla di simile. Dobbiamo muoverci in prospettiva con un piano di comunicazione online, ovviamente in base ai Paesi target e al tipo di turismo che vogliamo attrarre. Se vogliamo muoverci sulla Cina, è chiaro che non dovremo usare YouTube e Instagram, ma Alibaba o WeChat. Dipende dal piano che vogliamo strutturare e dove ci vogliamo muovere. Dopo un anno e mezzo/due anni di totale stop, il turista di lungo raggio si chiederà: “Andiamo in Francia, nel Regno Unito, in Spagna o in Italia?” Questa è la domanda che si faranno.

Che tipo di comunicazione servirebbe?
Serve un’attività di campagne promozionali che tocchino le emozioni. Che facciano dire: “Dopo due anni di blocco, voglio regalarmi un viaggio in Italia, voglio vedere la costiera amalfitana perché ho visto un video di 15 secondi magari fatto da un inflender cinese”. Qual è il Paese dove si può sciare guardando il mare? Facciamo un video di dieci secondi e raggiungiamo milioni di cinesi sui social. E facciamo vedere qualcosa di esclusivo, raccontiamo storie, raccontiamo le ultime scoperte di Pompei. È ovvio, poi, che vale la pena targettizzare quelle realtà che hanno un piano di vaccinazioni più avanti e che viaggeranno prima di altri.

Ad esempio?
Con la Brexit, ad esempio, ora anche i turisti inglesi avranno possibilità di fare tax free. Questa è una nuova opportunità e dobbiamo attirarli. Tenendo conto che, essendo anche più avanti con la campagna di vaccinazione, potrebbero tornare a viaggiare prima di altri. Il punto è che dobbiamo raccontare loro qualcosa perché il turista inglese scelga l’Italia anziché la Costa Brava.

In base ai vostri dati, c’è la voglia di tornare a viaggiare?
Abbiamo fatto diversi sondaggi nel nostro database internazionale su oltre 2 milioni di turisti. Già a ottobre c’era una percentuale altissima di turisti pronti a tornare a viaggiare, a muoversi, a vedere il mondo e a fare shopping. Questa voglia c’è, ma a questo punto bisogna affrontare il discorso della competitività.

Come si può essere competitivi con il turismo fermo?
La domanda è: dove si muoveranno questi signori una volta che si potrà viaggiare? Perché venire in Italia? Qui bisogna fare un discorso di competitività, che vuol dire comunicare l’Italia nel migliore dei modi, programmare un’accoglienza sempre più attenta e curata. Queste sono le cose che secondo me deve fare oggi il ministero del Turismo: creare un piano per cominciare a raccontare l’Italia, organizzandosi per ricevere al meglio il turista internazionale su cui abbiamo deciso di puntare.

Qual è la prima cosa che dovrà fare il ministro Garavaglia?
Ci aspettiamo che finalmente per il turismo ci sia un piano e un’organizzazione strutturata a medio lungo periodo. Basta guardare a quanto ha fatto la Spagna qualche anno fa. Mi aspetto un piano condiviso che sia il risultato di una serie di interlocuzioni con i player del turismo, dalle associazioni di categoria agli aeroporti, che sanno di turismo e possono individuare le priorità. Bisogna ripensare quali sono i target che vogliamo più coinvolgere, come e dove vogliamo portare il “love brand” Italia. Questo per noi sarebbe un sogno, perché fino ad oggi abbiamo visto davvero poco.

Nel pre Covid il turismo valeva il 13% del Pil: si poteva fare di più?
Le potenzialità certamente erano ancora maggiori. Ora a maggior ragione non possiamo più sederci sugli allori e dire solo che abbiamo il Colosseo e Ponte Vecchio, ma dobbiamo essere più bravi a proporci, raccontarci e ad accogliere soprattutto. Adattando la risposta anche alle nuove esigenze di evitare file, contatti e garantire il distanziamento.

Il deputato del Pd Piero De Luca aveva presentato un emendamento alla legge di bilancio per abbassare da 154 a 70 euro la soglia minima di spesa per gli acquisti tax free. Ma poi non è stato neanche discusso. Quanto può essere importante un’iniziativa del genere?
Ecco, questo è un elemento pratico, che si può fare senza grossi esborsi di denaro, per accrescere la nostra competitività. In questo momento l’Italia ha la soglia minima di tax free più alta di tutta Europa. È chiaro che se un turista straniero deve andare a fare shopping in Europa, sceglierà magari di passare una notte in più in Spagna perché lì il minimo è praticamente a zero. O in Francia, che da poco proprio per essere più competitiva non a caso ha deciso di abbassare la soglia del tax free shopping. Raccontare oggi che l’Italia ha abbassato soglia minima del tax free e che si può accedere più facilmente a uno sconto è anche un motivo concreto per scegliere di passare una notte in più da noi. Tutta la filiera ne trarrebbe beneficio. Ma poi andrebbe comunicato, perché è inutile che abbassiamo la soglia e poi non lo raccontiamo.

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