Golia contro GoliaLa ribellione dei ricchi soci del Wentworth Golf Club contro la ricchissima proprietà cinese

Quando il magnate Yan Bin ha acquistato il circolo britannico ha deciso di renderlo ancora più esclusivo, al punto da allontanare i membri storici. Il Guardian ha ricostruito il testa a testa tra i benestanti iscritti e i capitalisti appartenenti allo 0,001% più facoltoso della popolazione mondiale

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Da sempre il golf si porta dietro l’aura dello sport d’élite. Un gioco per ricchi che ha luogo solamente in circoli esclusivi, il cui socio appartiene a un’aristocrazia snob. Non sempre è così, ovviamente, è una semplificazione di una realtà spesso più sfumata di così. Ma che sia per tradizione un sport praticato dai più benestanti della società non è un mistero.

Il golf è molto diffuso nel Regno Unito, in particolare in Scozia e in Inghilterra, dove ci sono diversi circoli esclusivi con una lunga storia alle spalle. Uno di questi è il Wentworth Golf Club: fondato nel 1922, si trova nell’area a Sud-Ovest di Londra, non lontano dal Castello di Windsor.

La storia recente del Wentworth Club è stata raccontata dal Guardian in un long-read firmato da Samanth Subramanian. Nell’articolo il golf fa da sfondo a una vicenda che ricorda vagamente lo scontro tra Davide e Golia, ma con parametri tutti nuovi: il ruolo di Davide qui è interpretato dai soci storici del circolo, una borghesia benestante fatta soprattutto da noti medici, agenti immobiliari, avvocati della zona; il gigante cattivo è il magnate cinese Yan Bin, che ha rilevato il club e ne ha cambiato subito il volto.

Insomma, nella storia raccontata da Subramanian c’è un’élite appartenente all’1% più ricco d’Inghilterra che si è visto sorpassato e surclassato da un colosso che appartiene a quello “zero virgola” della popolazione più ricca a livello mondiale e che può permettersi di calpestare le tradizioni e la storia di un Paese come il Regno Unito senza farsi troppi problemi.

«Per i golfisti di tutto il mondo Wentworth è la sede del Pga Championship che si svolge ogni anno a maggio e uno dei campi più prestigiosi del mondo. Wentworth è una calamita per i golfisti più devoti», si legge nell’articolo.

È proprio al Wentworth che, dopo un’amichevole tra golfisti americani e britannici nel 1926, il magnate Samuel Ryder propose di ripetere regolarmente quella stessa partita: è lì che è nata la Ryder Cup. Alcuni dei giocatori più famosi della storia, da Jack Nicklaus a Sam Snead e Nick Faldo hanno giocato al Wentworth.

Uno dei soci di lunga data, Michael Fleming, spiega al Guardian che il circolo non è sempre stato un circolo esclusivo. Fin dagli anni ‘80, quando ha iniziato a giocare lì, nessuno ha mai parlato di affari, di soldi, di lavoro, e a nessuno importava quanto fosse buono o sofisticato il cibo. «C’era il golf e poco altro», dice.

Fin dalla sua fondazione il golf club è stato al centro del complesso Wentworth Estate, una comunità privata che occupa più meno 700 ettari di terra; con oltre 800 ville, di cui 300 dislocate su strade private che serpeggiano attraverso il verde del golf club. I residenti chiamano la loro parte della tenuta «l’isola», ma questi decennio dopo decennio sono stati sostituiti da residenti sempre più ricchi, rendendo il posto particolarmente esclusivo dagli anni 2000 in poi.

Nel 2005 l’imprenditore attivo nel settore della moda Richard Caring rilevò il circolo per 130 milioni di sterline. Caring ha investito molto per migliorare tutti i servizi del Wentworth, dall’erba dei campi al cibo. E questo ha comportato un aumento della quota da pagare per i soci.

Ma il vero turning point è stato l’autunno del 2014, quando Caring ha deciso di vendere il club al gruppo Reignwood per 135 milioni, un profitto minimo rispetto alla spesa iniziale. Da quel momento il Wentworth divenne una proprietà del magnate cinese Yan Bin. Il Guardian usa una frase che non lascia molto spazio alle interpretazioni per spiegare l’impatto del nuovo proprietario sulla tranquilla realtà del circolo britannico: «Entrò nel mondo accogliente e sereno del club e lo stravolse».

Innanzitutto è utile capire chi è Yan Bin: nato nel 1954, nella provincia costiera dello Shandong, è emigrato in Thailandia negli anni ‘80 e dopo un periodo economicamente difficile è riuscito a fondare la compagnia che divenne Reignwood; sei anni più tardi, è tornato a casa con una montagna di soldi, un nome thailandese alternativo – Chanchai Ruayrungruang – e diversi contatti nell’alta società.

Nel 1995 ha creato una joint venture con una società thailandese chiamata Tcp Group, con tanto di autorizzazioni per produrre e vendere Red Bull in Cina. Ma da sfondo alla sua vicenda, spiega il Guardian, c’è un rapporto di mutuo riconoscimento con il partito comunista cinese: «Reignwood promuove la politica estera cinese ospitando forum sulla Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta), il colossale piano di investimenti cinese diffuso in tutto il mondo».

Da quando è arrivato al Wentworth Club, Yan Bin ha deciso di cambiare tutto. Per prima cosa ha fatto schizzare in alto le quote di iscrizione, portando il numeri di soci da circa 4mila a poche centinaia. Il Ceo della struttura, Stephen Gibson, ha spiegato al Guardian che «il Wentworth dovrebbe essere l’Augusta Masters d’Europa, un luogo ambito e rarefatto, popolato solo da ricchi. E i soci dovrebbero presentare nuovamente domanda di adesione, pagando 100mila sterline per una sorta di obbligazione a 50 anni più delle quote annuali da 10mila sterline a persona o 16mila per famiglia, mentre prima erano 8mila per famiglia».

Le riforme volute dalla nuova proprietà hanno allontanato i soci storici che consideravano il club casa loro: l’idea era quella di richiamare l’attenzione di una élite ristretta composta solo da super-ricchi che possono permettersi di spendere tutti quei soldi senza problemi per l’iscrizione a un circolo di golf.

Lo scontro tra Yan Bin e i membri del suo club ha vissuto a diverse fasi drammatiche: minacce, azioni legali, inganni, trattative, tregue. «Prima quell’1% più ricco della popolazione che potremmo definire autoctona viveva qui e si considerava immune alle turbolenze del cambiamento, ma poi si è scontrata con i capricci del capitalismo della globalizzazione, con la ricchezza detenuta dallo 0,001% del mondo, cioè persone come Yan Bin. È una fetta d’Inghilterra conquistata dal resto del mondo», scrive il Guardian.

Dando voce a uno dei membri storici del circolo, il quotidiano britannico fa percepire tutto lo scoramento legato alla nuova proprietà: «È uno scontro culturale. Yan Bin non ha fatto alcun tentativo di capire il club. In pratica ha sempre pensato di poter fare quello che voleva. E aveva il diritto di pensarlo: era il suo club».

I giocatori di golf però hanno provato a rispondere colpo su colpo, nonostante lo strapotere dell’uomo che consideravano il loro rivale. «Hanno formato la loro coalizione, chiamandola “Wet Feet” per un proverbio cinese che recita “Non piove mai sui tuoi vicini senza che tu ti bagni i piedi”. Dopo che Wentworth ha annunciato l’aumento delle quote, nel 2015 Wet Feet ha assunto degli avvocati per scrivere una lettera ai vertici del club. La lettera sosteneva che la proprietà stava violando i diritti contrattuali dei membri e il suo patto con Wentworth Estate, i cui residenti hanno il diritto di essere membri del club se lo desiderano», scrive il Guardian.

Il comitato Wet Feet ha detto alle istituzioni locali e al governo di Londra di essere disposti a uno sciopero massiccio, al punto da minacciare di bloccare l’organizzazione del Pga. Così, nel marzo 2016, c’è stata una tregua: i membri storici potevano continuare con una quota annuale, anche se superiore a quella che avevano sempre pagato, oppure avrebbero potuto versare un anticipo di 20mila sterline e un’obbligazione di 85mila, e poi pagare il resto dopo tre anni, con una commissione annuale inferiore.

Con queste cifre in ballo il finale della storia però può essere solo uno, cioè la vittoria di Yan Bin nonostante le difficoltà e i problemi e le tensioni. «È chiaro che Yan Bin ha ingannato i vecchi soci», scrive il Guardian, «è riuscito a togliere visibilità ai suoi avversari, a mantenere la sua assurda obbligazione e può continuare ad alzare a piacimento la quota annuale dei membri più anziani del circolo».

Lo farà perché il circolo perde soldi: 16 milioni di sterline nel 2018 e altri 9 milioni nel 2019. «Ma il fatto che sia ancora enormemente ricco – conclude il Guardian – gli permette di giocare le sue carte a piacimento, quindi la sua vittoria è solo questione di tempo. Ma arriverà inevitabilmente. Non ci sono dubbi al riguardo. Il vecchio Wentworth Club, così com’è stato per decenni, non c’è più».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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