Fake moneyL’ambiguità dei Bitcoin e il rischio di una bolla speculativa

Con lo sbarco di Coinbase a Wall Street, le “criptovalute” conquistano uno spazio di rilievo nel mondo della finanza mondiale. Le caratteristiche di questa pseudo valuta potrebbero però alimentare l’inflazione o addirittura l’iperinflazione. Oltre al fatto che non producono reddito ed è impossibile calcolarne il valore intrinseco

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Le discussioni su Bitcoin – o sulle criptovalute in generale – sono di solito caratterizzate da una forte componente emozionale. Solo questo mi rende scettico su tale forma d’investimento. Quando si tratta di investire, le emozioni hanno quasi sempre effetti dannosi. E con Bitcoin, non si tratta solo di emozioni. A volte si ha la sensazione che gli argomenti a favore o contro siano sostenuti con un fervore quasi religioso. Sembra esserci poco spazio per le sfumature e una sobria analisi. Tuttavia, lasciatemi provare ad analizzare tale fenomeno, anche alla luce dello sbarco di Coinbase a Wall Street.

I sostenitori di Bitcoin sono spesso molto critici nei confronti dell’attuale sistema monetario, che si basa su “carta moneta” o fiat money. Con fiat money s’intende un mezzo di scambio (una valuta) che non ha un valore intrinseco e non è legato al prezzo di una merce, come ad esempio un metallo prezioso. La critica a questo sistema riguarda anche le politiche perseguite dalle banche centrali in tutto il mondo, che sono diventate sempre più sconsiderate, soprattutto dopo la crisi finanziaria. L’offerta di denaro è stata massicciamente espansa dal 2009, dal momento che sono state stampate quantità sempre maggiori di denaro. Molti titoli di Stato – per esempio quelli emessi dal governo tedesco – hanno tassi d’interesse negativi, il che significa che gli investitori, invece di guadagnare quando prestano soldi allo Stato, stanno spendendo per il privilegio di comprare obbligazioni.

Tutto ciò può alimentare l’inflazione o addirittura l’iperinflazione. Va detto comunque che l’inflazione è aumentata leggermente negli ultimi mesi, mentre l’iperinflazione che avrebbe potuto materializzarsi dal 2008 in poi non si è verificata. Sono invece aumentati i prezzi dei titoli di Stato e degli immobili, ma anche dei titoli azionari. Chi critica la politica espansiva delle banche centrali teme giustamente che le conseguenze non saranno positive. Alcuni investitori si sono quindi rivolti all’oro per tutelarsi nel caso di un altro crollo finanziario.

Ma cosa ha a che fare tutto questo con Bitcoin e le altre criptovalute? La critica alle valute tradizionali non è una novità. Quasi mezzo secolo fa, l’economista e premio Nobel Friedrich August von Hayek criticò il sistema della carta moneta e, nella sua conferenza del 1975 (“Choice in Currency”), chiese l’abolizione del monopolio dello Stato sul denaro. Non avrebbe più dovuto essere appannaggio esclusivo dello Stato creare denaro, affermava Hayek, ma a tutti dovrebbe essere permesso di offrire la propria forma di denaro. E, attraverso il naturale processo concorrenziale, come avviene in un’economia di libero mercato, era convinto che la migliore moneta avrebbe prevalso.

I sostenitori vedono Bitcoin e altre criptovalute come l’attuazione pratica delle idee di Hayek. Ma Bitcoin è davvero una “valuta”? Il denaro e le valute hanno una varietà di funzioni, principalmente sono usate come riserva di valore e come mezzo di pagamento. Bitcoin non è adatto a nessuna delle due funzioni. Date le costanti fluttuazioni del valore di Bitcoin, è completamente inadatto come riserva di valore. E solo in circostanze molto rare è accettato come mezzo di pagamento.

Recentemente, Elon Musk ha annunciato che avrebbe accettato pagamenti in Bitcoin per le auto Tesla, ma resta da vedere se questo accadrà veramente. Il termine “criptovaluta” è quindi tecnicamente sbagliato e dovrebbe apparire tra virgolette perché in realtà Bitcoin non è una valuta.

Per la maggior parte degli investitori in criptovalute, queste non sono altro che un oggetto di speculazione. Essi comprano una criptovaluta perché sperano che i prezzi salgano e che possano ottenere un buon profitto, cosa che è stata possibile in passato. Gli investitori che sono entrati al momento giusto in tale mercato hanno fatto importanti guadagni. Tuttavia, la possibilità di realizzare un profitto massiccio non qualifica di per sé una criptovaluta come un investimento. È possibile rastrellare denaro in un casinò, e tuttavia nessuno descriverebbe mai una scommessa in un casinò come un “investimento”.

I critici di Bitcoin sottolineano il fatto che gli ultimi secoli sono stati pieni di bolle speculative – e alla fine sono tutte scoppiate. Ricordano la bolla del tulipano olandese del 1630, durante la quale i bulbi di certi tipi di tulipani divennero oggetto di speculazione. In alcuni casi, i prezzi dei singoli bulbi rivaleggiavano con quelli delle abitazioni più care di Amsterdam. Come tutte le bolle, la bolla dei tulipani alla fine scoppiò – e questo è precisamente ciò di cui i critici del Bitcoin sono ora preoccupati.

Tuttavia, va detto che anche beni d’investimento tradizionalmente stabili o ben consolidati, come i titoli o gli immobili, possono diventare oggetto di speculazione. Tutti ricordiamo gli elevati prezzi che venivano pagati per le case negli Stati Uniti e in alcune città e zone d’Europa nei primi anni 2000 – finché la bolla non è scoppiata. La bolla Dotcom del mercato azionario a metà e fine anni ’90 è un altro esempio recente. Il semplice fatto che una bolla si sviluppi intorno a un certo bene non significa necessariamente che ci sia un problema con il bene stesso.

Nonostante ciò, sono sempre sospettoso quando qualcosa diventa di moda e, all’improvviso, la gente ti dice che devi investirci senza indugio. Questo mi fa davvero suonare il proverbiale campanello d’allarme+. Non sono diventato ricco facendo qualcosa che era “alla moda” – ho sempre investito in attività che portavano gli altri a scuotere la testa. Più tardi, quando è diventato di moda investire in questi beni – per esempio, in immobili nella mia città natale, Berlino – ho venduto.

Per quanto riguarda le criptovalute, l’esperto tedesco di mercati finanziari Gerd Kommer ha fatto un’ottima osservazione: «Molti investitori privati non hanno capito che le criptovalute possono essere o un oggetto di speculazione o un mezzo di pagamento, ma non entrambe le cose allo stesso tempo. Se le criptovalute diventassero ciò che sono progettate per essere, ma che ancora non sono, vale a dire valute reali che servono come mezzo di pagamento per più di una manciata di transazioni, piuttosto che un oggetto di speculazione e di gioco d’azzardo, come sono state finora, allora il loro rendimento atteso aggiustato per l’inflazione scenderebbe fin quasi a zero, come avviene per tutte le valute».

Bitcoin non produce alcun reddito, a differenza delle azioni e dei beni immobili che in genere generano dividendi o rendimenti da locazione. È quindi impossibile calcolare il valore intrinseco di Bitcoin con un certo grado di precisione. I sostenitori di Bitcoin obiettano a questo argomento sottolineando che questa è una caratteristica che Bitcoin condivide con l’oro, che non produce alcun reddito. Questo è vero, ma il paragone è errato: Bitcoin esiste da 12 anni, mentre la prima prova dell’uso dell’oro come mezzo di pagamento si trova nelle tavole contenenti il codice di leggi del re babilonese Hammurabi, 1.870 anni prima della nascita di Cristo. In Cina, l’oro veniva usato come denaro 1.100 anni prima della nascita di Cristo, sotto forma di piccoli cubi.

E queste tradizioni hanno un peso: una delle intuizioni più importanti fornite dal già citato Hayek è la consapevolezza che la prova che alcune istituzioni funzionano bene si trova nella sopravvivenza di quelle che hanno successo, con il processo di selezione che opera per imitazione di istituzioni e abitudini di successo. L’oro ha superato questo test per migliaia di anni. Se qualcuna delle attuali criptovalute potrà mai sopravvivere e prosperare attraverso questo processo di “imitazione” resta da vedere.

Ho conservato forse il mio consiglio più importante per ultimo: ogni volta che state valutando un investimento, dovreste spogliarvi delle vostre convinzioni ideologiche, proprio come fareste col vostro cappotto prima di metterlo nel guardaroba. Personalmente mi sono interessato di politica per tutta la vita e ho opinioni politiche molto forti. Per esempio, sono favorevole a numerose posizioni libertarie – ma dimentico queste simpatie quando considero i pro e i contro di un dato investimento.

Tuttavia, ho spesso discussioni con persone le cui convinzioni politiche sono simili alle mie e che basano le loro strategie di investimento sulle loro convinzioni politiche. Essi sollevano una serie di argomenti molto corretti contro la carta moneta (fiat money) e poi concludono che si dovrebbe investire il proprio denaro in criptovalute. La maggior parte delle persone che la pensano così ha forti opinioni politiche ma non ha mai fatto molti soldi come investitore. Le convinzioni politiche sono di solito strettamente legate a forti emozioni – e sono proprio queste forti emozioni che non devono avere un posto nel mondo degli investimenti.

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