Lista liberaleIl primo confronto del campo riformista per le amministrative di Milano

Mancano ancora diversi mesi alle elezioni comunali, ma l’incontro organizzato da Alleanza Civica e Base Italia ha provato a gettare le basi di un’alleanza tra le forze che dovranno superare le spinte populiste e sovraniste

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«Quando Sala si è ricandidato ha parlato di discontinuità con se stesso. Sala era il candidato che prolungava l’esperienza positiva di Pisapia, e ha capito che i prossimi anni devono essere completamente nuovi sia dal punto di vista programmatico sia nell’idea di città che si vuole avere. A maggior ragione dopo una pandemia». Lo ha detto Franco D’Alfonso di Alleanza Civica durante l’incontro organizzato in collaborazione con Base Italia, dal titolo “Idee, Programmi e Alleanze per le elezioni di Milano”, il primo confronto pubblico tra le forze del campo riformista.

Si è parlato del rinnovo dell’amministrazione comunale di Milano partendo dalla necessità di costruire una coalizione vincente al fianco di Beppe Sala.

Hanno partecipato le varie posizioni delle forze che vogliono avviare un processo unitario, da quelle politiche – come Silvia Roggiani del Partito democratico, Giulia Pastorella di Azione, il consigliere regionale di Più Europa/Radicali Michele Usuelli, la consigliera comunale Laura Specchio, l’ex vicesindaca Ada Lucia De Cesaris di Italia Viva – a quelle civiche, come Sergio Scalpelli, Veronica Campogiani del Politecnico, Giovanni Cominelli,l’avvocato Daniela Mainini e la rappresentante di Base Giovani Naomi Fonti.

Il punto di partenza, sottolineato da Franco D’Alfonso, riguarda proprio il futuro della città dopo la pandemia: non si può pensare di replicare un modello passato, ma occorrerà trovare nuovi paradigmi per arrivare preparati alle elezioni.

«Il progetto comune tra le forze del polo liberaldemocratico deve trovare una convergenza sui temi fondamentali», ha detto la coordinatrice milanese di Italia viva Alessia Cappello.

«Dobbiamo andare oltre quello che c’era prima – ha aggiunto Cappello – perché se Milano vuole essere una casa per i giovani, allora c’è bisogno di andare oltre la retorica e creare politiche abitative, servizi per le coppie giovani. Ma anche favorire le opportunità di lavoro della piccola imprenditoria, perché devono realizzarsi anche i singoli individui. E non si può puntare solo sui grandi eventi, ma anche i piccoli, quelli che muovono la socialità nei quartieri. Sogno una Milano per le donne, che sia libera di girare libera in città: asili nido, ingressi agevolati per le giovani coppie. È anche da qui che passa l’occupazione femminile».

L’obiettivo comune, ha spiegato, non potrebbe essere più chiaro: unirsi per una Milano che sappia guardare al futuro allontanando sovranismi e populismi.

Nel suo intervento, Piercamillo Falasca, membro della direzione nazionale di Più Europa, si è concentrato sull’importanza di restituire al dibattito politico milanese alcuni temi che sembravano poter essere dati per scontati prima della pandemia: «Ci sono argomenti che si pensava di non dover trattare perché la città faceva da sola: tipo il lavoro. Invece anche l’operosa Milano dovrà pensare a investimenti per trainare il lavoro a livello nazionale. Bisogna dare di nuovo a Milano una vocazione industriale, non solo post-industriale, ad esempio. E bisogna tornare a parlare con i milanesi che vivono in periferia per non lasciare queste aree al populismo, perché sono zone che più di altre città vivono il disagio di questa fase».

Questi temi non potranno essere andranno declinati in sostituzione alle battaglie della Giunta uscente. Ma dovranno essere aggiuntive, spiega l’Assessore a Urbanistica, Agricoltura e Verde della Giunta di Beppe Sala, Pierfrancesco Maran: «Non abbiamo bisogno di dimostrare di essere attrattivi per gli universitari o per altre fasce di popolazione: quelle torneranno di nuovo. Quello che abbiamo capito in questo anno però è che dobbiamo costruire anche un’altra Milano. Perché abbiamo visto che è un modello che non regge una crisi, allora abbiamo bisogno di diversificare la nostra economia: c’è bisogno di creare un modello che sappia che si può lavorare in maniera diversa, in maniera agile, come ci sta insegnando la pandemia, e anche meglio. La pandemia colpisce maggiromente il centro, sicuramente. Ma adesso abbiamo visto che esiste una Milano diffusa che sa creare opportunità: da qui l’idea di una città di quartieri che sa vivere il quartiere senza correre per forza al centro».

Poi aggiunge Maran, la sfida elettorale non è una, ma duplice. Perché se da un lato c’è la necessità di tornare a vincere alle urne alle amministrative, dall’altro è importante gettare le basi per spodestare la destra dal governo regionale: «Non possiamo vivere in difesa, con il timore di perdere la fatica che abbiamo fatto. Fino a poco fa la Regione Lombardia non era un ostacolo, funzionava poco ma non rompeva. Adesso ci siamo accorti che quella gestione è un problema».

Per raggiungere l’obiettivo nelle sfide che si presenteranno sarà dunque fondamentale creare un fronte comune, quel polo riformista di cui Linkiesta si fa promotore da tempo. Lo ha detto Marco Ghetti, dell’associazione “L’italia con l’Europa” e di Più Europa: «Siamo persone e forze civiche e politiche che sanno di condividere molti valori, ma che spesso si guardano in cagnesco. Adesso è il momento di costruire il nostro fronte comune e dialogare con spirito costruttivo: dovrà pur iniziare un giorno o l’altro la fase costituente del progetto riformista italiano».

Ha concluso l’iniziativa la consigliera comunale Laura Specchio del gruppo Beppe Sala Sindaco: «Le immagini delle proteste dei commercianti e delle categorie economiche, quelle del mondo dello spettacolo, gli scontri tra giovani e forze dell’ordine sono una fotografia di una spaccatura che stiamo vivendo in questo momento. Però Milano può andare oltre, nonostante la crisi e le contraddizioni, in una città molto colpita dalla pandemia e i suoi risvolti economici e psicologici».

Ma se la prospettiva deve essere quella elettorale, dice la consigliera Specchio, servirà qualcosa in più rispetto al passato: «Ci aspettano elezioni complesse, il cui risultato non può e non deve essere dato per scontato. Per vincere non saranno sufficienti le cose fatte in questi anni, non saranno sufficienti i successi delle precedenti elezioni, né i sogni e i bei programmi elettorali. Bisogna però fare uno sforzo diverso, mettendo al centro un’idea e un progetto di città in discontinuità con il passato. Come Alleanza Civica, il lavoro svolto di elaborazione politica, proposte, contenuti organizzazione della campagna, lo metteremo a disposizione di un soggetto più allargato perché il proliferare di troppe liste è una debolezza. Questo è il momento di unire e di unirci su programmi e temi comuni. È la sfida della politica dei prossimi anni: mettere insieme le tante risorse, le tante competenze che la nostra città offre per costruire un progetto e dare una prospettiva di futuro. Non è il tempo delle divisioni».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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