Scuola digitaleAi genitori europei la didattica a distanza non piace per niente

Un rapporto di Eurofound racconta di un’insoddisfazione generale di fronte alla Dad: la maggior parte delle famiglie si ritiene scontenta dell’insegnamento via schermo. Ma non è un problema di strumenti o di aiuto da parte dei docenti

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Pubblicato originariamente sullo European data journalism network.

I governi di tutto il mondo hanno scelto, nell’ultimo anno, di chiudere almeno per un periodo le scuole per frenare la diffusione del Covid-19. La tendenza verso un approccio orientato all’apprendimento remoto e digitale, che era già iniziata già prima della pandemia, è stata notevolmente accelerata a causa dell’impossibilità di frequentare le scuole in presenza.

Eurofound, l’agenzia dell’Unione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, ha condotto una serie di indagini online nei 27 Stati membri dell’Unione, al fine di valutare il livello di soddisfazione riguardo alla Didattica a distanza (Dad) e il supporto fornito – sia in termini di materiali scolastici dati agli studenti, sia quello degli insegnanti.

I risultati sono stati poi pubblicati a gennaio nel rapporto “Istruzione, sanità e alloggio: come è cambiato l’accesso per bambini e famiglie nel 2020”.

È evidente che l’apprendimento online è aumentato a tutti i livelli di istruzione durante la pandemia, ma è cresciuto in particolare nell’ambito dell’educazione e cura della prima infanzia, e tra i bambini dell’istruzione primaria.

Nei sondaggi condotti a luglio 2020 è stato chiesto ai genitori e ai tutori legali quale fosse la loro opinione sulla didattica a distanza.

Nel complesso, la maggior parte degli intervistati era insoddisfatta e non era propensa a ripetere l’esperienza in futuro. Va notato che la maggior parte delle famiglie ha detto di avere i mezzi materiali necessari per sostenere la Dad, quindi l’insoddisfazione riportata non è dovuta a una mancanza di strumenti, piuttosto a un’avversione verso l’apprendimento a distanza in sé.

Lo stesso si può dire del sostegno ricevuto dagli insegnanti. Con l’eccezione delle domande sul supporto dal vivo, il cui punteggio basso potrebbe essere attribuito al rapido passaggio all’apprendimento a distanza con poco tempo di adattamento concesso agli insegnanti, le risposte alle altre due domande sono state per lo più positive.

Appare chiaro che genitori e tutori sono insoddisfatti dell’apprendimento a distanza in sé o non credono che sia un valido metodo di insegnamento per bambini di età così giovane.

Il rapporto Unicef “Covid-19: fffetti della chiusura delle scuole sulle competenze fondamentali e pratiche promettenti per il monitoraggio e mitigazione della perdita di apprendimento”, pubblicato quest’anno, include una serie di proposte e strategie da impiegare per rafforzare l’efficacia dei sistemi educativi mentre si adattano alla nuova situazione, spesso mescolando l’apprendimento a distanza con l’insegnamento a scuola.

Il rapporto dell’Unicef evidenzia quattro punti chiave: bisogna concentrarsi sull’apprendimento di base, perché è la parte più difficile da recuperare e una carenza in questo campo potrebbe provocare danni significativi all’apprendimento accumulato dei bambini e alle loro opportunità future; è utile raccogliere misurazioni in tempo reale specifiche per il Covid-19 per consentire la misurazione in tempo reale dei suoi effetti e differenziare i possibili fattori che influenzano l’apprendimento e altri risultati educativi; occorre promuovere diversi metodi di apprendimento per una migliore inclusività e per garantire che l’apprendimento di qualità sia raggiunto indipendentemente dai vincoli tecnologici; e bisogna rafforzare la comunicazione tra insegnanti e genitori/tutori, poiché sta diventando sempre più evidente che l’apprendimento avviene ovunque: a scuola, in classe, nella comunità e a casa.