Mal MediterraneoLa crisi ha colpito i più giovani, ma solo nei Paesi del Sud Europa

A causa del Covid, nella fascia tra i 25 e i 29 anni soffrono Spagna, Grecia e Italia, mentre nel Nord l’impatto è minimo. È un fatto strutturale: dove gli occupati sono pochi, il loro lavoro è più fragile, precario, indifeso

Fotografia di Chuttersnap, da Unsplash

La pandemia è riuscita in quello che anni di consigli, riunioni informali, incontri ai vertici e notti di mediazioni non erano riusciti a fare: produrre un piano di investimenti europeo che renderà di fatto impossibile per i Paesi dell’Unione, e in particolare quelli più scettici e riottosi, anche solo pensare di staccarsi.

È stato un guizzo politico dettato dall’emergenza e dalla disperazione. E da un’evidenza: che se non si fosse agito, la pandemia di per sé non avrebbe affatto unito l’Europa, ma avrebbe contribuito a dividerla ulteriormente, sia dal punto di vista sanitario che economico e, di conseguenza, anche politico.

Così come a livello di contagiati e di morti alcuni Paesi (Italia e Spagna per esempio) sono stati molto più colpiti, in proporzione, rispetto ad altri (come Germania o Danimarca), così anche dal punto di vista dell’impatto occupazionale l’Europa si è dimostrata a molte velocità.

Il dato che spicca subito è quello della Spagna, dove il tasso di occupazione è calato, tra il 2019 e il 2020, più che in ogni altro Paese, cioè del 2,4%, passando dal 63,3% al 60,9%. Un salto notevole per un solo anno, e tanto più importante se consideriamo che si partiva da una base già inferiore a quella media europea, del 68,4%.

Sopra la stessa media UE troviamo altri due Paesi mediterranei che da sempre hanno una quota di occupati sulla popolazione particolarmente ridotta, l’Italia e il Portogallo.

Mentre la Grecia un po’ a sorpresa risulta tra le nazioni meno colpite, con una riduzione del tasso di occupazione di solo il 0,2%. È dovuto al fatto che è stata interessata dalla pandemia in modo meno intenso o c’entra anche il larghissimo settore informale, in cui se un posto viene perduto non finisce nelle statistiche ufficiali?

Non a caso in Italia sembra che, per paradosso, nel Mezzogiorno ci sia stato un calo occupazionale meno pronunciato che al Nord.

Decisamente meglio se la sono cavata gran parte dei Paesi del Nord Europa, come Germania, Paesi Bassi, ma anche la Francia e la Polonia assieme ad altri dell’Est.

Dati Eurostat

Apparentemente sembra non esserci correlazione tra la perdita di occupazione del 2020 e il suo livello del 2019. Ma comincia a emergere se consideriamo alcune fasce di età particolari.

Per esempio quella tra i 25 e i 29 anni.

In questo caso risulta che, in media, sono i Paesi con più giovani occupati che hanno subito meno l’impatto della crisi. Sono la Svizzera, la Norvegia, i Paesi Bassi, la Germania, la Slovenia.

Al contrario Spagna e Grecia, dove già il tasso d’occupazione a questa età è tra i più bassi, subiscono anche il tracollo più importante, che è stato di ben il 4,5% in Spagna.

Anche in Italia, il Paese con il minor numero di 25-29enni dotati di impiego, il calo è stato superiore alla media.

Viceversa succede l’opposto se si considerano i lavoratori più anziani, tra i 50 e i 64 anni. Laddove sono di più, maggiore è la percentuale di quanti perdono il lavoro. Lo perdono o si ritirano anticipatamente approfittando della crisi?

Sembrano più protetti dove invece il tasso d’occupazione è più basso.

Dati Eurostat

La realtà è che questa crisi ha confermato un’evidenza nota da tempo: dove i giovani occupati sono pochi, il loro lavoro è più fragile, precario, indifeso. Può sembrare controintuitivo, perché si potrebbe pensare che ci sia un trade off tra quantità e qualità, ma non è così.

Le stesse condizioni strutturali che provocano una così alta proporzione di disoccupati e soprattutto inattivi sono le stesse che non consentono alti stipendi e stabilità a chi un lavoro lo trova. E che di conseguenza è più vulnerabile in caso di crisi.

È la storia dei Paesi mediterranei. A differenza di quanto accaduto in Germania e nei Paesi Bassi, in Grecia, Spagna, Italia il peso della crisi è caduta proprio sui giovani, tra cui la riduzione del tasso di occupazione è stato maggiore che tra i lavoratori più anziani. Con la Francia che come al solito è in mezzo.

Dati Eurostat

La Spagna in particolare sembra avere vissuto in modo ancora più pronunciato quanto è accaduto in Italia negli ultimi anni. Una ripresa intensa rispetto alla crisi finanziaria, e però forse più fragile, con un un incremento dell’occupazione molto più forte, tanto che tra i 25 e i 29 anni la percentuale di lavoratori sul totale è decollata tra il 2013 e il 2019 dal 58,1% al 63,2%, mentre nel nostro Paese è passata solo dal 52,7% al 56,3%.

È un incremento che si basa, più che da noi, sul turismo, il commercio, la ristorazione. Cioè i settori più colpiti dalla pandemia. E con una grande componente di immigrati, la più debole tra i deboli.

La prova è che, anche nella fascia dei i più giovani, a perdere il lavoro in Spagna, in Grecia e in parte in Italia, sono stati quelli con l’istruzione più bassa. Qui da noi il -2,2% di chi si è fermato alle medie o anche prima fa il paio con quello di chi è arrivato almeno al diploma. E a differenza, anche qui, di quello che è successo in Germania e Francia.

Dati Eurostat

A giocare un ruolo, come si diceva, sono le condizioni strutturali. Cioè l’impatto dei vari settori dell’economia nella crescita occupazione degli ultimi anni.

In alcuni Paesi l’incremento del numero dei lavoratori nell’ICT, uno dei pochissimi in cui la crisi pandemica solo non si è fatta sentire ma che anzi in qualche modo è stato favorito dal Covid, è stato veramente importante.

Per esempio in Francia, dove ha toccato il 30,9% tra 2014 e 2020, molto più del +15,6% italiano e del 18,3% spagnolo. Buono l’aumento anche in Grecia, dove però si parla di numeri veramente piccoli.

In Francia, dove sotto la spinta del settore pubblico il mondo delle startup tecnologiche e del digitale è divenuto uno dei più importanti e promettenti d’Europa, dopo il 2017 la crescita occupazionale nell’ICT è stata superiore a quella nell’ambito dell’alloggio e ristorazione, che invece ha dominato in Italia e Spagna, prima del crollo del 2020. Che anche per questo è stato più doloroso.

Dati Eurostat

Quanto accaduto nel 2020, il modo molto diverso in cui l’Europa ha assorbito il colpo della pandemia è chiaro solo adesso, ma poteva essere immaginato probabilmente anche prima nei suoi tratti principali.

Ed è anche per questo che è nato il Next Generation EU, e per questo è assolutamente necessario, anche nella sua distribuzione diseguale delle risorse. A patto di usarlo bene. Ma questo è un altro discorso.

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