Filiere produttiveSecondo Intesa Sanpaolo il Piano nazionale di ripresa dovrà rilanciare i distretti industriali

Il Gruppo bancario ha presentato il suo tredicesimo rapporto annuale dedicato all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese. Il Ceo Carlo Messina: «Se oggi immaginassimo un paese senza il governo Draghi, avrei grossissime perplessità sulle capacità di recupero dell’economia reale»

Marco BERTORELLO / AFP

Intesa Sanpaolo ha presentato il suo tredicesimo rapporto annuale dedicato all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali realizzato dalla Direzione Studi e Ricerca della banca. Il rapporto si pone l’obiettivo di rappresentare lo stato di salute dei distretti, evidenziando le criticità da superare, i fattori di resilienza su cui far leva e le priorità da affrontare per un rilancio economico duraturo e sostenibile.

Lo studio di Intesa Sanpaolo ha elaborato i dati di 20.000 imprese distrettuali, confrontandoli con quelli di circa 60.000 imprese non distrettuali, per un fatturato complessivo di 769 miliardi di euro, di cui 254 miliardi relativi ai distretti.

Nei distretti industriali per il 2021 è atteso un rimbalzo dei livelli produttivi, con un +11,8% dopo un calo del fatturato del 12,2% nel 2020. È questa una delle prime stime indicate dal centro studi di Intesa Sanpaolo. Il recupero però sarà parziale e lascerà il fatturato dell’aggregato distrettuale del 3% circa inferiore al livello del 2019. Pesano le difficoltà del sistema moda e, più in generale, una prima parte dell’anno ancora penalizzata dalla pandemia, spiega Gregorio De Felice, Head of Research and Chief Economist di Intesa.

La reazione è comunque significativa considerando che l’anno scorso il 25,2% delle imprese ha avuto una marginalità negativa. Circa la metà di queste aziende ha potuto contare sulla liquidità interna per appianare le perdite; le restanti hanno potuto attivare moratorie o finanziamenti garantiti a tassi agevolati.

E a chi chiede se le perdite del 2020 sono assorbibili o provocheranno grandi problemi in termini di sopravvivenza, De Felice risponde che «circa il 50% delle imprese andate in perdita aveva una liquidità interna adeguata per resistere al calo (in termini di cassa e attività finanziarie detenute superiori sul cash flow negativo del 2020) e l’80% delle imprese in perdita aveva un patrimonio netto sufficiente per far fronte alle perdite».

«Molti elementi ci spingono a un cauto ottimismo e a pensare che le filiere distrettuali possano continuare a rappresentare un tratto imprescindibile del tessuto produttivo italiano. In presenza di know-how e competenze diffuse, il “gioco” virtuoso di concorrenza e cooperazione continua tra attori della filiera ha consentito a molti distretti di competere con successo all’estero o di collocarsi stabilmente nelle catene globali del valore», aggiunge Fabrizio Guelpa responsabile del Servizio Industry and Banking di Intesa.

Per i prossimi anni sarà quindi fondamentale impiegare bene le risorse provenienti da Next Generation Eu e far ripartire gli investimenti in macchinari 4.0, digitale, green, capitale umano. E proprio sul fronte del digitale «nei distretti già prima della pandemia era in crescita l’incidenza di Ict e R&S sul totale degli acquisti di beni e servizi, salita nel 2019 al 4,1% (dal 3,7% del 2016), grazie al traino della meccanica», continua il rapporto.

In compenso, «nel 2021 il Pil italiano crescerà del 3,7%, con un primo trimestre negativo e la vera svolta che arriverà nei mesi estivi con il terzo e quarto trimestre» puntualizza il capo economista di Intesa De Felice. «Il picco lo avremo poi nel 2022, quando è prevista una crescita del 3,9%» ha aggiunto.

Insomma, anche se in ritardo rispetto a economie come quella degli Stati Uniti, che possono puntare su investimenti più trainanti, il quadro italiano vede all’orizzonte la fine della fase calante della cosiddetta curva a U.

Come? Grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e all’utilizzo dei fondi di Next Generation Eu, con il quali l’Italia «può riportare il risparmio dai conti bancari alle imprese e può portare il nostro paese da una condizione di crescita modesta a una crescita accelerata» spiega l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina.

Ma non solo: «Queste due misure possono portare a recuperare occupazione e ridurre le diseguaglianze sociali. E l’accelerazione della crescita – ha aggiunto ancora – farà stabilizzare il rapporto tra debito e Pil a condizioni che siano considerate di assoluta tranquillità anche dai grandi investitori europei».

Il Pnrr, secondo Messina, può essere il piano delle filiere, la cui applicazione «deve passare dalle imprese capofila alle medie imprese, piccole imprese e start up». Un’infrastruttura basata sulle filiere e un forte risparmio delle famiglie, che è anche cresciuto durante la pandemia, sono quindi gli elementi secondo Messina da cui ripartire e sui quali delineare la ripartenza post-pandemia.

«Se oggi immaginassimo un Paese senza il governo Draghi, avrei grossissime perplessità sulle capacità di recupero dell’economia reale», continua Messina. «Sono convinto – ha concluso l’amministratore delegato di Intesa – che l’attività svolta finora dal governo Draghi e quella che sarà impostata in futuro siano un punto di forza unico per il nostro paese».

In merito all’innovazione, invece, conclude Fabrizio Guelpa: «Per innovare bisogna interagire. E mentre le imprese interagiscono bene con fornitori e imprese tech, ci sono problemi con le università. C’è il problema di reperire figure adeguate, e quindi un problema di capitale umano. La prima soluzione è formarlo in prossimità del distretto, ma si può anche importalo da altre regioni».

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