Una madre lo saLe super mamme ansiose che però non temono di mandare i figli a scuola (parlo di me)

Sarà l’incrollabile fiducia nei confronti dello Stato, l’idea che il governo, chiedendo di riprendere le lezioni, non voglia mettere a repentaglio i bambini italiani

Immagine di Taylor Wilcox, da Unsplash

Siamo ancora chiusi in casa con la scuola chiusa, come gatti di Schrödinger a guardarci un po’ morti e un po’ vivi, o comunque non si sa, che dentro le scatole chiuse non si vede mai quello che succede, soprattutto con del cianuro a portata di mano.

Durante l’ultima videolezione (lezione, vabbé) le maestre hanno gettato parole di speranza circa la riapertura, che al massimo poi ci sentiamo giovedì prossimo, non martedì che è vacanza, per carità, per carità, che quale vacanza sia non l’ho mica capito, ma mi fido. Nelle ultime settimane uscivano dei dati sulla diffusione del virus nelle scuole, poi qualcuno li smentiva, e allora sì, siamo tutti un po’ cialtroni, ma penso anche che se il governo riaprirà le scuole, avrà pur ragione lui.

Cosa abbiamo imparato dai film se non che si risparmiano le donne e i bambini, e mi viene difficile pensare che un governo mandi i bambini in trincea: ci devono pagare la pensione, occupano poco spazio, possono costruire delle bellissime miniature per il presepe con quelle mani così piccole, poi però penso alle braccia dei bambini vaccinati del colonnello Kurtz e mi gira la testa.

Ogni cosa per me è teoria della catastrofe, mi stanca e mi offende, dov’è quella fiala di cianuro, dov’è quell’atomo morto? Quello che mi chiedo è: perché io, io che vivo in ostaggio della paura che succeda qualcosa a mio figlio, non ho paura nel rimandarlo a scuola? C’è un medico in sala? Uno psichiatra? Sono una pessima madre? O sono una pessima statista?

Sapete, quello che le madri si ripetono in continuazione quando parlano di medicina (le madri passano l’80 per cento del tempo a fare diagnosi) è «una mamma lo sa». Questo comprende tutta la vasta gamma di premonizioni, istinti, superstizioni, iatture e malocchi circa il benessere della creatura, «il mio pediatra non vuole farmi l’impegnativa per gli esami del sangue del bambino, ma io lo so che c’è qualcosa che non va, posso denunciarlo?» (le madri passano il restante 20% del tempo a studiare giurisprudenza).

La mia vita è tesa al raggiungimento del rischio zero. Ogni volta che mio figlio mangia, guardo un video tutorial sulla disostruzione delle vie aeree. Sì, lo so. Taglio tutto in pezzi così piccoli che tutto gli fa schifo, forse non sente nemmeno i sapori, ma vuoi mettere, amore bevi il latte, però piano mi raccomando che è freddo.

Non si prendono aerei, non si prendono treni, non si prendono metropolitane, non si prendono passaggi in auto se non sono io a guidare (se solo sapessi guidare un aereo), non mi fido nemmeno degli ascensori, chiamatemi maniaca del controllo, chiamatemi pazza, chiamatemi genio, ma cosa volete, non posso entrare nella mente di chi guida, cosa ne so io se non ha voglia di ammazzarsi, o se è uno specializzando o un incapace, cosa volete, che metta in mano la vita a terzi? E non sapete come si viva serenamente a non avere alcun desiderio di viaggiare, a non avere curiosità di sorta, a non voler scoprire il mondo. Sto tarpando le ali a mio figlio? Amen, c’è di peggio.

Rischio zero vieni qui, abbracciami che ti sento così vicino.

L’anno scorso dovevo portare giù la spazzatura, ero sola in casa con mio figlio e mio marito era via, l’unica soluzione era lasciare il bambino in casa dodici secondi netti visto che l’alternativa era morire mangiati dai gatti, allora l’ho messo in videochiamata con suo padre, ho corso così forte che pensavo sarei morta o quantomeno finita in galera per abbandono di minore. Eppure non è successo niente.

Di notte controllo se respira, mi sveglio, un po’ lo sveglio, non dormo mai, ma non lo vedete però come sono lucida, che brava. In estate tengo la sua finestra chiusa poveretto, che dei rapimenti non so niente. Eppure, eppure, non ho paura nel rimandarlo a scuola anche se siamo in mezzo a una pandemia.

Io non lo so mica perché, so che l’incrollabile fiducia nei confronti dello Stato, una fiducia che sento genetica, fa sì che io non debba preoccuparmi, perché convinta che se ne preoccupino loro, perché sì, io me lo sento.

Una madre può sbagliarsi? Ma chi sono io per mettere in dubbio le madri? Avevo letto che il paradosso del gatto di Schrödinger era stato risolto, certo però che è strano che non l’abbia risolto io adesso.