Un paese di capitani di fregataLo stile Monicelli della politica italiana, nonostante Draghi

L’indignazione per gli spioni russi e i crimini di Assad, dopo che per anni si è lisciato il pelo a Mosca e a Damasco, i vaccini che ancora non decollano e che il precedente governo ha comprato in quantità inferiore rispetto agli altri paesi europei. E poi il doppio scandalo dei dati siciliani, le battaglie sulle donne del Pd e le prefazioni ai libri negazionisti: ma quando usciremo dall’eterna commedia all’italiana?

denise-jans, unsplash

Come in un film di Monicelli, sembra che un capitano di fregata abbia passato – nei pressi di un Carrefour di Spinaceto – alcuni segreti di Stato a due spioni russi in cambio di soli 5k, come si dicono quelli del marketing, comunque utili ad affrontare certi problemi familiari dell’ufficiale della marina italiana (l’Italia è una Repubblica fondata sul “tengo famiglia”). È arrivato prontamente il monito di Luigi Di Maio a condannare l’accaduto, magari anche per la mancata rendicontazione, vai a sapere. Di Maio, però, è lo stesso ministro degli Esteri che un anno fa si era scapicollato a Pratica di Mare per anticipare Giuseppe Conte nell’accogliere un contingente militare dell’Armata Rossa, per poi lasciargli attraversare l’Italia da sud a nord fino a Bergamo con una parata propagandistica del Cremlino che in un paese europeo non si vedeva dai carri armati in Polonia del 1981.

Di Maio ha anche convocato l’ambasciatore russo, ma ha fatto mostrare la faccia feroce a una nostra diplomatica, non si sa se per prudenza o per decenza o perché aveva in agenda un incontro internazionale che i social della Farnesina hanno condiviso con toni da Di Maio-contro-Daesh, come se si trattasse di un colossal hollywoodiano.

Una giornata piena di commedia all’italiana, insomma, cominciata con una lettera ai giornali internazionali scritta da numerosi ministri degli esteri, tra cui il Nostro, per denunciare i crimini di guerra compiuti dal regime di Assad. Uno dei firmatari era lo stesso Di Maio che un anno e mezzo fa, su moral suasion russa, invitava l’Europa, la Nato e il Pianeta Gaia a dare maggior impulso al dialogo con il regime di Damasco che ieri invece ha denunciato via pensoso op-ed geopolitico. 

Certo, c’è sempre l’ipotesi che Di Maio non abbia alcuna idea di ciò che gli succede intorno, come sembra ogni volta che apre bocca (ricordiamoci di quel «Draghi mi ha fatto una buona impressione»), ma tenderei a pensare che in realtà sia solo un personaggio spregiudicato, perché soltanto così si può spiegare che il Di Maio convinto un anno e mezzo che il Pd facesse l’elettroshock ai bambini di Bibbiano per sottrarli alle famiglie e poi venderli sia la stessa persona che tre settimane fa si mostrava il più dispiaciuto per le dimissioni del segretario del Pd. 

Tutto questo mentre in Sicilia pare abbiano scelto di spalmare i dati dell’epidemia per consentire le “passiate” a Mondello, in un “non ce n’è coviddi» ma a Palazzo d’Orleans. Sottolineo “pare” perché naturalmente tutto quello che è stato consegnato ai media è ai confini dell’illegalità, come spiega l’avvocato Cataldo Intrieri in un articolo pubblicato oggi. 

C’è altro, sì c’è molto altro in questa eterna commedia all’italiana cui siamo quotidianamente condannati: i partiti si contendono i meriti dell’ennesimo bonus famiglia; il segretario del Pd dice che ha trovato tutta la prima linea del suo partito di genere maschile, dimenticandosi che da oltre un anno il presidente del partito è una donna; Salvini va a trovare Orbán e i polacchi sovranisti per evitare che la frequentazione del governo Draghi gli faccia perdere l’abitudine; il canale di bufale cospirazioniste dell’ex capo della comunicazione dei Cinquestelle è stato oscurato da YouTube scatenando l’indignazione di fasci, sovranisti e nazionalisti di ogni specie, comprese quelle che Galli della Loggia considera moderne, senza che nessuno faccia notare l’idem sentire populista agli aedi di sinistra dell’alleanza strategica con i grillini; la campagna di vaccinazione migliora ma purtroppo ancora non decolla, mentre a New York dell’orrenda, cinica e brutale sanità privata, ma privata davvero non convenzionata con la mutua, vaccinano anche i sedicenni; il precedente governo italiano ha ordinato meno dosi di vaccino rispetto agli altri paesi; un procuratore della Repubblica che addirittura vorrebbero mettere a capo della procura di Milano ha firmato una prefazione a un libro negazionista e antisemita di un altro magistrato in funzione già sottosegretario del governo Prodi; i giornali anticipano già le zone rosse che forse dopo Pasqua saranno arancioni o magari gialle, ma potrebbero tornare sia rosse sia arancioni eppure mai gialle. A parte questo, tutto ok. 

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta PaperIl nuovo numero quintuplo de Linkiesta Paper – ordinalo qui

In edicola a Milano e a Roma dal 4 marzo, oppure ordinabile qui, il nuovo super numero de Linkiesta Paper questa volta è composto di cinque dorsi: Linkiesta, Europea, Greenkiesta, Gastronomika e Il lavoro che verrà.

Con un inserto speciale su Alexei Navalny, un graphic novel di Giovanni Nardone, l’anticipazione del nuovo libro di Guia Soncini “L’era della suscettibilità” e la recensione di Luca Bizzarri.

Linkiesta Paper, 32 pagine, è stato disegnato da Giovanni Cavalleri e Francesca Pignataro. Costa dieci euro, più quattro di spedizione.

Le spedizioni partiranno lunedì 1 marzo (e arriverrano entro due giorni, con corriere tracciato).

10 a copia