Arriva la SuperlegaIl Covid ha accelerato la trasformazione in atto del calcio, da sport gestito da burocrati a business globale

Inter, Juventus, Milan, le big six inglesi, e le grandi di Spagna daranno vita a una nuova competizione continentale che partirà il prima possibile. Un format nuovo da dieci miliardi di dollari che unisce i principali club europei sul modello dell’Nba e della Nfl. L’Uefa e le federazioni nazionali promettono battaglia e spingono per una nuova Champions League nella speranza di frenare le ambizioni separatiste. L’articolo di Andrea Agnelli su Linkiesta

Lapresse

È stata la notte in cui il calcio ha cambiato volto, con la nascita formale della Super League, un super campionato con i più grandi club europei, con i brand globali capaci di attrarre i tifosi di tutto il pianeta. Come aveva anticipato Andrea Agnelli in un articolo esclusivo per il magazine de Linkiesta, con il Covid il mondo è cambiato e con il mondo anche il calcio. Vedremo se la mossa notturna, anticipata da alcuni giornali ieri mattina, sarà una nuova competizione o solo una forzatura per far capire all’Uefa che dovranno essere i club a gestire il calcio e non le burocrazie calcistiche. In ogni caso, si apre una nuova era.

Il format della nuova competizione è ricalcato sul modello delle leghe sportive americane o dell’Eurolega di basket: una competizione chiusa – o semichiusa – che isolerebbe le migliori formazioni del continente in un torneo tutto nuovo e con la garanzia di introiti milionari per tutti, più alcune squadre che ogni anno partecipano a rotazione.

Chi vuole la Superlega
È arrivato intorno alla mezzanotte il comunicato che definisce ufficialmente la nascita della nuova Super League, sotto lo slogan «i migliori giocatori, le migliori squadre, tutte le settimane». Si legge nel comunicato: «Dodici club hanno concordato di partecipare alla Super League con un progetto di lungo termine. È previsto che altri top club europei aderiscano al progetto, così da costituire un nucleo di club composto da un numero massimo di 15 membri fondatori permanenti, ai quali, in ciascuna stagione sportiva, si aggiungeranno altri club secondo un processo di ammissione, per un totale di 20 club».

I club fondatori sono dodici. Sei inglesi: Manchester United, Liverpool, Manchester City, Arsenal, Chelsea e Tottenham. Tre spagnoli: Real Madrid, Barcellona, Atlético Madrid. E tre italiani: Juventus, Inter e Milan, anche se si parla della possibilità che si aggiunga la Roma.

A queste dodici squadre, secondo il comunicato congiunto, dovrebbero aggiungersene altre tre. Per il Daily Mail, Bayern Monaco, Red Bull Lipsia e Porto sarebbero le prime squadre destinate ad aggregarsi al nucleo di club fondatori. A poco a poco sono arrivati anche i comunicati di adesione dei singoli club, compresi quelli dei tre italiani, ed è andato online il sito della nuova competizione.

Proprio i club fondatori sono un gruppo non casuale: le big six della Premier League sono ricche e vantano brand molto popolari in tutto il mondo, e vorrebbero provare a uscire dalla dimensione nazionale per ottenere un maggior ritorno economico. La Serie A e la Liga invece sono campionati meno ricchi della Premier inglese e per questo i top club di Italia e Spagna vorrebbero ambire a qualcosa in più di quello che possono ottenere in patria. Borussia Dortmund e Paris Saint-Germain, invitati ad aderire alla nuova competizione, per ora dicono di no.

Nel comunicato viene specificato che la Super League non vuole essere alternativa ai campionati e alle coppe nazionali, ma una nuova competizione internazionale al posto della Champions League (seguirà anche una SuperLeague femminile): «I club fondatori continueranno a partecipare alle rispettive competizioni nazionali e, fino all’avvio effettivo della Super League, ritengono di partecipare alle competizioni europee alle quali hanno titolo di accedere. I club fondatori desiderano attuare il progetto in accordo con Fifa e Uefa, tenendo in considerazione gli interessi degli altri stakeholder che fanno parte dell’ecosistema calcistico. Al contempo, onde assicurare il buon esito del progetto e così darvi pronta esecuzione, la società costituita per la Super League potrebbe anche agire in via giudiziale al fine di tutelare i propri diritti».

La Super League sarà organizzata e gestita da un’apposita società partecipata da ciascun club in egual misura. L’accordo prevede l’impegno di ciascun club a sottoscrivere una quota del capitale sociale della società, con un investimento iniziale di 2 milioni di euro incrementabili, se necessario, fino a ulteriori 8 milioni.

Il comunicato rivela che la Super League dovrebbe iniziare «il più presto possibile», ad agosto, anche se non è specificato di quale anno.

Come funzionerebbe la Superlega
Le squadre saranno divise in due gironi da 10: ogni squadra giocherà partite in casa e fuori casa in un girone all’italiana con le 9 avversarie, disputando le gare durante la settimana per consentire ai club di continuare a giocare nei campionati nazionali. Le prime quattro di ogni gruppo si qualificheranno per le fasi a eliminazione diretta, con la finale in gara unica in campo neutro.

Resta da capire come trovare 22 slot infrasettimanali a stagione rispetto ai 12 attuali, peraltro con l’ostilità delle federazioni nazionali.

Questo format garantirebbe accordi economici particolarmente remunerativi per i club la trasmissione delle partite: fonti della Gazzetta dello Sport rivelano che Dazn – che ha appena acquistato il grosso delle gare di Serie A del prossimo triennio – sarebbe disposto a investire 3,5 miliardi di euro se la Superlega dovesse diventare realtà.

Secondo il New York Times, «a ciascuno dei membri permanenti della Super League sarebbero garantiti circa 350 milioni di euro per la sola iscrizione». Per capire la portata del progetto, la Juventus l’anno scorso ha prodotto ricavi per 397,9 milioni di euro, mentre il fatturato di Inter e Milan è stato inferiore ai 350 milioni che riceverebbero dalla sola iscrizione alla Superlega. Il Covid ha fatto perdere due miliardi di fatturato ai top club, accelerando un processo di costruzione di una lega europea in corso da decenni.

«All’avvio effettivo della Super League e a seguito della commercializzazione dei diritti audiovisivi relativi alla competizione, in base all’accordo è previsto che i club fondatori ricevano nel complesso un contributo di importo netto indicativamente pari a 3,5 miliardi di euro, che verrà erogato in un’unica soluzione; questa somma, che sarà ripartita tra i club fondatori secondo percentuali da definire in base al numero definitivo di club fondatori, sarà resa disponibile attraverso adeguati strumenti di finanziamento sottoscritti da primarie istituzioni finanziarie internazionali», si legge nel comunicato.

Florentino Perez (numero uno del Real Madrid) sarà il presidente; John Henry (Liverpool), Joel Glazer (Manchester United), Stan Kroenke (Arsenal) e Andrea Agnelli saranno i vicepresidenti.

L’opposizione delle federazioni nazionali e dell’Uefa
I vertici del calcio europeo si sono mossi rapidamente per cercare di bloccare il piano. La Premier League ha condannato il progetto in una dichiarazione e ha inviato una lettera ai suoi 20 club membri avvertendoli di non prendervi parte, e domenica i suoi alti funzionari e le loro controparti in Spagna e in Italia hanno tenuto riunioni di emergenza del consiglio.

La Uefa ha definito la proposta un «progetto cinico», in una dichiarazione co-firmata dalla Premier League, dalla Liga, dalla Serie A. «Resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto e prenderemo in considerazione tutte le misure a nostra disposizione, a tutti i livelli, sia giudiziario che sportivo, al fine di evitare che ciò accada. Questo persistente interesse personale di pochi va avanti da troppo tempo. Quando è troppo è troppo».

L’organizzazione continentale ha anche minacciato i club di bandirli dalle altre competizioni nazionali e internazionali in caso di adesione a un progetto separatista: «Ai club interessati sarà vietato giocare in qualsiasi altra competizione a livello nazionale, europeo o mondiale, e ai loro giocatori potrebbe essere negata l’opportunità di rappresentare le loro squadre nazionali. Ringraziamo quei club di altri Paesi, in particolare i club francesi e tedeschi, che si sono rifiutati di iscriversi a questo progetto. Chiediamo a tutti gli amanti del calcio, tifosi e politici, di unirsi a noi nella lotta contro un progetto del genere se dovesse essere annunciato», si legge nella nota.

Dopo la diffusione del comunicato, nella notte, è arrivato anche il messaggio di disapprovazione della Fifa. Ma un messaggio non così netto e deciso come molti si aspettavano. La federazione internazionale si è limitata a «esprimere disapprovazione per una competizione europea a sistema chiuso fuori dalle strutture calcistiche internazionali».

Tra le voci contrarie alla Super League ci sono anche alcune figure della politica. Il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha definito il progetto «sbagliato e decisamente intempestivo: nel calcio e nello sport la forza sta nella diffusione, non nella concentrazione».

Posizioni simili anche per Emmanuel Macron e Boris Johnson. In un comunicato ufficiale il presidente francese ha detto di sostenere «la posizione dei club francesi, che si sono rifiutati di partecipare al progetto che mette a repentaglio il principio di solidarietà e di meritocrazia nello sport. La Francia supporterà tutti i passi della federazione francese, della Uefa e della Fifa per proteggere l’integrità delle competizioni federali, nazionali ed europee».

Il primo ministro britannico ha lanciato il suo messaggio via social: «I piani per una Superlega europea danneggerebbero molto il calcio e noi supportiamo le autorità calcistiche che vorranno intraprendere delle iniziative. La Superlega colpirebbe al cuore il calcio domestico e creerebbe preoccupazione ai tifosi in giro per la Nazione».

Ovviamente va considerato che la stessa Uefa, così come i singoli campionati nazionali, uscirebbe danneggiata dalla creazione della Superlega, che priverebbe le altre competizioni delle squadre con maggior seguito, che hanno i migliori giocatori e che producono maggior profitto.

Opposizione anche da parte dell’Eca (European Club Association), l’associazione dei grandi club europei, ma alla riunione non hanno partecipato i dodici club e nemmeno il presidente Andrea Agnelli, che ha lasciato sia l’incarico Eca sia quello nell’esecutivo Uefa: «Alla luce dei report relativi alla cosiddetta Lega dei separatisti – si legge nel comunicato Eca senza i grandi club – in qualità di associazione rappresentante 246 club in giro per l’Europa, l’Eca ribadisce il proprio impegno a lavorare sullo sviluppo delle competizioni Uefa per club assieme alla Uefa per il ciclo che inizierà nel 2024 e che un modello di Superlega chiuso sarebbe fortemente ostacolato dalla Eca».

A ostacolare il progetto della Superlega, però, ci sono al momento anche due superpotenze del calcio europeo come Paris Saint-Germain e Bayern Monaco, cioè le due squadre che nelle ultime due settimane hanno prodotto un doppio confronto – in Champions League – tra i più spettacolari degli ultimi anni.

Il club parigino avrebbe un grande interesse a rafforzare la Champions League attuale: il suo presidente, Nasser al-Khelaifi, fa parte del consiglio della Uefa e dirige anche beIN Media Group, la rete televisiva qatariota che ha pagato centinaia di milioni di dollari alla Uefa per i diritti di trasmissione della Champions.

Diversamente, il Bayern Monaco – ma anche il Borussia Dortmund, altro club che potrebbe entrare nella Super League – ha rifiutato di abbandonare le strutture nazionali e le competizioni continentali che hanno sostenuto il calcio europeo per generazioni: in Germania il calcio è molto legato alla tradizione, i club sono di proprietà dei loro tifosi – azionariato popolare – e la dirigenza per ora decide di non inimicarsi i tanti azionisti che si oppongono alla proposta di una competizione separatista.

Ad ogni modo, alcuni tra i più grandi club europei hanno fatto capire alla Uefa di avere enormi ambizioni, e adesso c’è anche il progetto di una competizione nuova, ricca e attraente per i broadcaster che andrebbe oltre l’organismo di governo del calcio europeo. A questo punto non è escluso che in vista del nuovo format della Champions League i grandi club riescano a strappare – forti di questa leva – un accordo per compensi maggiori.

La nuova Champions League
Infatti l’Uefa, proprio per andare incontro alle richieste dei più grandi club, ha iniziato a lavorare alla nuova Champions League, con un formato ampliato, che inizierà nel 2024. Il numero di squadre crescerà da 32 a 36 e dovrebbe scomparire la divisione in gruppi.

Le squadre verrebbero divise in quattro fasce in base al ranking e ognuna giocherà dieci partite (si pensa di farne disputare due contro avversarie della stessa fascia, e otto contro quelle di fasce diverse).

Al termine di questa fase, verrà stilata una classifica generale: le otto prime saranno qualificate direttamente agli ottavi di finale, quelle classificate dall’ottavo al ventiquattresimo posto dovranno disputare i playoff per accedere alla fase a eliminazione diretta.

Così, mentre fino al 2024 la vincente della Champions giocherà 13 partite, queste saliranno almeno a 17 (sarebbero 19 in caso di passaggio attraverso gli spareggi). In tutto si giocheranno 225 partite, 100 in più di adesso. Resta ancora da definire come saranno distribuiti per Paese i 4 posti supplementari.

Oggi l’Uefa si riunisce a Montreaux, in Svizzera, per il 45mo congresso che riunirà i delegati dei 55 Paesi membri, per presentare la nuova Champions e fronteggiare l’ipotesi di secessione dei maggiori club europei.

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