La pandemia celataIn Ungheria il governo Orbán non comunica le persone morte per covid-19

Nel paese ci sono stati circa 25mila decessi per coronavirus, ma secondo un sondaggio dell’istituto Medián solo il 36% degli ungheresi ha un’idea, almeno vaga, di quanti siano realmente. Il totale non viene mai menzionato, né nelle conferenze stampa della responsabile sanitaria Cecília Müller né nei documenti governativi

LaPresse

Un recente sondaggio d’opinione dell’istituto Medián incentrato sulla gestione della pandemia da parte del governo ungherese ha indicato che soltanto il 36% degli ungheresi ha un’idea, almeno vaga, di quanti siano stati i morti per Covid nel paese (circa 25 mila a oggi). 

Secondo Endre Hann, il proprietario di Medián, questo dato si spiega in primis con il fatto che l’esecutivo magiaro sta facendo poco per diffondere le statistiche sulla pandemia, come appunto il numero delle vittime, se non proprio celandole deliberatamente, privilegiando la narrazione autocompiaciuta del proprio operato.    

Le conferenze stampa quotidiane, tenuta dalla responsabile sanitaria Cecília Müller e da due esponenti delle forze dell’ordine, durano circa mezz’ora e seguono tutto lo stesso canovaccio. 

Nella prima parte vengono elencate in modo didascalico le azioni intraprese dalla polizia per punire chi ha violato le norme imposte per il controllo della pandemia. Solo dopo interviene Müller, che richiama quasi esclusivamente notizie positive, relative per esempio all’andamento della campagna vaccinale. Solo dopo almeno un quarto d’ora Müller comunica il numero di vittime del giorno, per poi prodigarsi subito in consigli pratici e rassicurazioni. L’intenzione è verosimilmente quella di dare l’impressione che la normalità stia per ritornare in tempi brevi e che le autorità abbiano tutto sotto controllo.   

Il totale dei morti non viene mai menzionato, né in queste conferenze né nei documenti governativi. E i media allineati all’esecutivo non di rado criticano l’azione di altri governi Ue, trattando soprattutto i paesi dove il coronavirus ha colpito più che in Ungheria. 

Ciò significa che quel 36% di ungheresi che ha indicato la cifra corretta, o cifre relativamente vicine, ha appreso questi numeri da fonti indipendenti o straniere, magari una di quelle che vengono frequentemente messe all’indice dai canali d’informazione vicini all’esecutivo, come successo ancora a metà aprile.  

In questa rubrica è stato più volte analizzato il processo di concentrazione, occupazione e annichilimento della stampa portato avanti dal governo di Viktor Orbán sin dal 2010. Un decadimento di pluralismo, qualità e spirito critico che ha portato media stranieri come Deutsche Welle e Radio Free Europe a scegliere di tornare a trasmettere in ungherese, come all’epoca della Guerra fredda. 

In un momento come quello attuale, dove l’opinione pubblica nutre un bisogno vitale di buona informazione, l’assenza quasi totale di una stampa libera si sente con ancora più urgenza del solito. Anche perché il governo ungherese non ha certo smesso di fare politica durante la pandemia. Anzi. 

Secondo quanto riportato da Deutsche Welle, lo scorso gennaio la stampa filogovernativa ha diffuso una notizia secondo cui lo stimato analista Peter Kreko, direttore esecutivo del think tank Political Capital, avrebbe suggerito alle opposizioni di consigliare alla popolazione di non vaccinarsi così da far ricadere sull’esecutivo la responsabilità del conseguente alto numero di vittime. 

Una proposta così cinica e ripugnante che lo stesso Orbán aveva scelto di pronunciarsi, commentando che il male non conosce limiti. Dopo che Kreko è stato accusato di condurre una “campagna di morte” da parte del giornalista di estrema destra Zsolt Bayer, l’analista e la sua famiglia hanno iniziato a subire numerose minacce di morte. 

Ma Kreko non ha mai detto nulla di simile. Interpellato a fine 2020 da Politico Europe a proposito della scelta di Budapest di acquistare il vaccino russo Sputnik V, Kreko aveva sostenuto – in un articolo tuttora consultabile – che una decisione così controversa avrebbe potuto minare la fiducia della popolazione nel vaccino e questo avrebbe potuto avere delle conseguenze sul futuro politico di Orbán. 

Una distorsione della realtà così smaccata, finalizzata a dirigere l’attenzione dell’opinione pubblica lontano dall’azione del governo dirottandola sul capro espiatorio del momento, può avvenire evidentemente soltanto in un sistema dove l’autorità agisce senza doversi curare di alcun contro potere.  

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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