L’Europa insegue la CinaLa grande corsa per conquistare il mercato delle auto elettriche

I modelli con batteria sono meno dell’1% rispetto al totale di quelli esistenti. Il problema finora è stato il costo, ma secondo Bloomberg a breve i prezzi saranno più competitivi ed entro il 2027 una macchina con motore a scoppio potrebbe addirittura costare di più. Per ora gli Stati Uniti sembrano in ritardo rispetto ai concorrenti

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Le automobili elettriche o ibride sono meno dell’1% del totale delle auto presenti al mondo, vale a dire 1,2 miliardi. Questa bassa percentuale è dovuta al prezzo di acquisto, pari quasi al doppio dei modelli a benzina o gasolio. Ma secondo un’indagine di Bloomberg NEF, nel 2027 le auto elettriche costeranno meno di quelle alimentate con i combustibili fossili, anche senza considerare gli incentivi pubblici stanziati per acquistarle. Esistono tuttavia dei problemi connessi a questo tipo di tecnologia.

Il primo è la garanzia di materie prime per le batterie. Tali materiali sono concentrati in Paesi abbastanza instabili dal punto di vista politico, spesso Paesi in via di sviluppo e fragili dal punto di vista economico, il che rende difficile l’accesso alle stesse materie prime. E su questo terreno si consuma lo scontro tra Pechino e Washington.

Un altro problema è l’aspetto ambientale, perché le batterie sono difficili da smaltire. Ma ci sono aziende come Nissan e Volkswagen che stanno già lavorando per il loro riciclo. Per Michael Dunne, dirigente di ZoZo Go, un’azienda di consulenza specializzata nell’industria dei veicoli elettrici, non ci sono dubbi: «La Cina sarà il dominatore assoluto di queste vetture». La Repubblica Popolare produrrà oltre 8 milioni di auto elettriche entro il 2028, secondo uno studio LMC Automotive citato dal New York Times, un numero assai superiore al milione del 2020.

L’Europa sarebbe sulla buona strada per produrre 5,7 milioni di auto completamente elettriche entro la stessa data. General Motors e gli altri produttori affermati hanno già elaborato piani per raggiungere i livelli cinesi. Volkswagen e Toyota cercano di non perdere il dominio del mercato. Ad aprile il presidente statunitense Joe Biden ha esortato i produttori di automobili americani a spingere sui veicoli elettrici. Durante una visita virtuale di una fabbrica in South Carolina, Biden ha detto: «Ok, in questo momento, stiamo ricorrendo la Cina».

Gli Stati Uniti dovrebbero produrre solo 1,4 milioni di auto elettriche all’anno fino al 2028, ancora secondo LMC Automotive, rispetto alle 410mila unità dell’anno scorso. Con Tesla la competizione è agguerrita. L’azienda statunitense rispetto al mese di marzo ha visto crollare del 27% le vendite in Cina ad aprile 2021, una conseguenza, forse, della cattiva pubblicità di cui è vittima da parte di Pechino.

La Repubblica Popolare è lanciata nella partita ma conosce benissimo i limiti di un mercato dove la competizione si fa con marchi già molto affermati. Nonostante gli obiettivi ambiziosi di Pechino, bisognerebbe convincere milioni di acquirenti a fidarsi di un prodotto realizzato da un marchio di cui non si è mai sentito parlare. 

E bisognerebbe anche convincerli a spendere oltre 40mila dollari per ogni vettura. Dunque, la partita è tutt’altro che chiusa. Detto questo, la Cina sta costruendo fabbriche di auto elettriche a un ritmo più veloce del resto del mondo. I produttori di auto cinesi stanno utilizzando i capitali che hanno attirato dagli investitori internazionali, oltre a poter beneficiare del sostegno della politica, interessata ad aziende che potessero battere i produttori più noti.

Dal punto di vista di Pechino, il riconoscimento del nome è appunto il fattore cruciale. I brand locali sono ancora sconosciuti anche agli stessi automobilisti cinesi. In un settore dominato da Buick, Volkswagen e Mercedes-Benz, i marchi cinesi devono lottare per non essere esclusi dai giochi. Alibaba, il gigante dell’e-commerce, e due imprese statali hanno dato vita a una joint venture sotto il nome IM Motors, che guarda alla prospettiva di lanciare sul mercato le prime auto elettriche entro l’inizio del 2022.

Per ovviare all’ostacolo del nome poco conosciuto e guadagnare la fiducia degli acquirenti europei, la strategia dei produttori cinesi potrebbe essere questa: acquistare vecchi marchi europei, ribrandizzando le auto con nomi più noti ai consumatori del vecchio continente. Un caso su tutti, quello di MG, lo storico marchio inglese, ora di proprietà della Cina, passato dalle auto sportive ai SUV.

Huawei e Baidu hanno preso molto sul serio la sfida e puntano a investire 19 miliardi di dollari nello sviluppo dei veicoli elettrici e a guida autonoma, considerati a livello mondiale il futuro dei trasporti, rivela uno studio di Bloomberg. Allo Shanghai Auto Show tenutosi il mese scorso, ormai l’evento più importante per mostrare gli ultimi arrivati nel campo dell’autovetture, i visitatori hanno atteso ore in coda per accedere ai padiglioni di Huawei e Baidu, attirati dalle luci dei display e dai cruscotti high tech.

Ma possono davvero i produttori di smartphone diventare dei seri sfidanti di Tesla? I grandi nomi dell’industria tecnologica cinese hanno ancora tanto da dimostrare, soprattutto perché il settore dell’auto è molto competitivo. Ma non avere una tradizione automobilistica per la Cina potrebbe non essere un ostacolo, perché con l’elettrico si gioca in un campo del tutto nuovo. In tal senso, c’è grande fiducia nelle aziende tech cinesi.

«Si tratta di creare qualcosa che ancora non esiste», ha spiegato a Bloomberg Stephen Dyer di AlixPartners ed ex dirigente Ford. La compagnia di Shenzhen, penalizzata dalle sanzioni Usa, vuole investire quest’anno un miliardo di dollari, con un’attenzione particolare alla propria tecnologia di guida autonoma, campo in cui avrebbe a suo dire superato Tesla per alcuni aspetti. Huawei ha più volte chiarito che non intende produrre veicoli elettrici propri ma si affiderebbe a tre aziende cinesi – Baic Motor Corp.; Chongqing Chang’an Automobile; Guangzhou Automobile Group – per produrre i veicoli che porterebbero il nome Huawei. 

Anche Apple starebbe pensando a qualcosa del genere, ma a differenza di Huawei non ha ancora reso noti i propri piani. «La Cina conta 30 milioni di auto in più ogni anno. Anche se non dovessimo riuscire a sfruttare le possibilità del mercato al di fuori del Paese, sarebbe per noi ugualmente un affare vantaggioso. Potremmo guadagnare oltre 1500 dollari da ogni auto venduta in Cina», ha affermato Eric Xu, vice presidente di Huawei, il mese scorso.

Ma è l’Europa, insieme alla Cina, a dominare il mercato delle auto elettriche, mentre sono ancora pochi i veicoli di questo tipo in grandi e popolosi mercati come la Russia, il Sudamerica, l’Africa, conclude uno studio del Munich Mobility Show. In Europa sono stati vendute più auto elettriche che in Cina per la prima volta nel 2020 e più del 70% dei quasi 10 milioni di auto elettriche acquistate al mondo fino a questo momento sono state acquistate in Europa e nella Repubblica Popolare.

Nel continente europeo i veicoli elettrici e plug-in hybrid rappresentano il 20% delle vendite totali di autovetture. Il mercato è in espansione ovunque, nonostante la crisi economica causata dal nuovo coronavirus, tranne che negli Stati Uniti, dove le vendite sono scese del 6% nel 2020. Il Munich Mobility Show, una alternativa al Salone di Francoforte, previsto per settembre 2021, ha stimato che in Cina ci siano 4,2 milioni di veicoli elettrici su strada.

L’Europa è seconda con 3,2 milioni e Stati Uniti sono terzi, con solo 1,7 milioni. Allo stesso modo di come avviene per i consumatori, anche la spesa dei governi destinata ai veicoli elettrici sta crescendo, spiega un report del World Economic Forum. Alcuni Paesi europei hanno aumentato gli incentivi e la promozione dei veicoli elettrici rientra nei piani di ripresa economica post-pandemia.

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