Balzo in avantiÈ l’inizio di una primavera europea

Nel biennio 2021-22 ci sono i presupposti per il più grande cambio di passo politico ed economico per l’Ue. La Conferenza sul futuro dell’Unione, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) degli Stati membri, il Next Generation EU, l’arrivo di Draghi e gli avvicendamenti in Francia e Germania creeranno condizioni probabilmente irripetibili

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I prossimi 24 mesi saranno determinanti per il futuro dell’Unione, singoli Stati membri e cittadini, con nuove sfide, appuntaneti, scadenze, nuovi inizi e cambiamenti a livello internazionale. L’associazione Erasmo ha scelto di concentrare la propria attenzione su questo arco temporale, per analizzare gli eventi in programma con le partnership di Linkiesta, Spinelli Group, Re-Generation, Fondazione Antonio Megalizzi, Cultura Italiae, Comunita di Connessioni, Italiacamp, GaragErasmus e A2A.

Il biennio 2021-2022 si accinge a creare tutte le migliori condizioni per una vera “primavera europea”. In questo biennio, dopo la crisi economica del 2008 e quella pandemica del 2020 si vanno a sommare una serie di accanimenti potenzialmente rivoluzionari per un vero sviluppo dell’Unione e bene fa Erasmo, con i suoi partner, a mettere questi 24 mesi al centro di attività e riflessione “collettiva”.

Esistono in sostanza le condizioni per il più grande balzo in avanti politico ed economico dopo l’ultimo grande allargamento che ha consegnato all’Unione la sua attuale dimensione.

Il contemporaneo svolgimento della Conferenza sul futuro dell’Unione, unita al varo dei Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) nazionali e della nuova programmazione, crea condizioni eccezionali, onestamente mai verificate e probabilmente irripetibili.

Agli elementi sopracitati si aggiunge il “cambio della guardia” in Germania, dopo diversi lustri dominati dalla figura di Angela Merkel. Ugualmente in Francia la Presidenza Macron si accinge ad affrontare l’esame probabilmente più difficile della sua avventura politica. Se a questo quadro aggiungiamo la recente uscita di scena della Gran Bretagna con l’operazione Brexit e l’avvio in Italia della Presidenza Draghi, benedetta a livello internazionale e gratificata da un largo appoggio parlamentare, abbiamo tutte le condizioni per ritenere probabile una profonda evoluzione del quadro geopolitico europeo. Mai come in questo momento così tanti elementi e di così diversa natura hanno iniziato a muoversi sullo scacchiere continentale.

A questo punto evidentemente la scelta su come utilizzare le risorse e rendere effettivo il cambio di velocità è in mano agli Stati nazionali e la Conferenza sul futuro dell’Europa crea le migliori condizioni anche per lavorare in prospettiva. Esiste però la necessità di puntualizzare alcuni concetti fondamentali, necessari alla miglior comprensione della situazione generale.

Innanzi tutto da diverse parti, con molta leggerezza anche se con giustificata enfasi, si è arrivato ad equiparare spesso il Next Generation EU al post bellico Piano Marshall. Esiste in questa interpretazione un fondamentale errore di metodo e di merito, che se perpetuato rischia di infondere nei cittadini italiani e europei una errata interpretazione della straordinaria operazione compiuta dall’Unione nella scorsa primavera.

Il Piano Marshall infatti fu un piano d’aiuto da parte di un Governo straniero, legittimamente interessato alle sorti dell’Europa occidentale, ma fu atto unilaterale, sulla cui natura non è questa la sede per esprimersi.

Il Next Generation invece è un atto condiviso, negoziato e fortemente voluto da una comunità di cui l’Italia è parte fondamentale e socio fondatore. Non evidenziare tale peculiarità equivale a creare artificiose e false condizioni a grave nocumento dei cittadini italiani, rispetto alla loro realtà di essere parte integrante da sempre della grande famiglia europea.

Le grandi battaglie sostenute congiuntamente da tutti i governi nazionali che si sono avvicendati dal 1948 ad oggi vanno sottolineate, per verità storica, e soprattutto per rinforzare quel sentimento europeo che nei momenti di crisi rischia di abbandonare il nostro popolo. 

Oggi al termine della complessa trattativa che ha portato l’Europa a “ragionare insieme” e alla vigilia dei sopracitati eventi è necessario, più di sempre, lavorare sul nostro spirito europeo.

La virtù del Paese si dimostrerà nei prossimi anni con la capacità di utilizzare correttamente i fondi ottenuti e di organizzare le tante suggestioni elaborate in questi anni in una proposta concreta da offrire ai lavori della Conferenza sul futuro dell’Unione.

Il lavoro che ci aspetta è insieme immenso e affascinante e a causa dei cicli europei e della prospettiva della Conferenza coinvolge tutte le generazioni dai giovanissimi che verranno coinvolti nella preparazione dell’assise di Strasburgo fino a tutti quelli che a diverso titolo: funzionari pubblici, privati, accademici e liberi professionisti offriranno il loro contributo per declinare in maniera compiuta le decine di progetti che oggi consegniamo a Bruxelles.

Sarà poi necessario ingaggiare, nelle sedi opportune, una complessa e fitta rete di relazioni, idonea ad interpretare il nuovo quadro, disegnando per il nostro paese le migliori alleanze idonee ad affrontare la nuova fase politica di un’Europa che, se nel 1957 fu una scelta coraggiosa e illuminata, oggi è semplicemente l’unica scelta possibile, da valorizzare attraverso il contributo di tutti quelli che l’hanno costruita con un occhio attento a quelli che ancora oggi ci chiedono di entrare.

*Francesco Tufarelli, direttore generale ufficio per il coordinamento delle politiche dell’unione europea della presidenza del Consiglio.