Capacità di adattamentoLa città di Göteborg ha imparato a valorizzare al meglio la pioggia

Nel comune svedese piove un giorno ogni tre, così l’amministrazione ha attivato progetti per sfruttare la grande quantità d’acqua a disposizione. Il Guardian descrive le opere già realizzate e spiega che questo approccio potrebbe essere applicato anche altrove

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Il cambiamento climatico costringe l’uomo a ripensare il suo rapporto con l’ambiente, con la natura che lo circonda, con gli eventi atmosferici.

Da un lato diventa sempre più importante prevenire nuovi problemi, assumere quindi comportamenti volti alla riduzione delle emissioni e alla diminuzione dell’impatto ambientale. Dall’altro però c’è una necessità sempre maggiore di doversi adattare al clima e all’ambiente. Magari mettendo a sistema competenze diverse, sfruttando le opportunità date dall’innovazione tecnologica e dall’ambiente stesso.

Qualcuno sembra averlo capito più di altri. La città di Göteborg ad esempio ha trovato modi innovativi ed efficienti per valorizzare la pioggia. La premessa da fare però è che la città svedese è una delle più piovose d’Europa: piove mediamente una volta ogni tre giorni. Allora adattarsi alla pioggia è inevitabile, significa fare di necessità virtù.

Il sito ufficiale della città ha una sezione apposita intitolata “Cosa fare in una giornata di pioggia a Göteborg”. Non è una pagina ironica, c’è veramente un’intera gamma di offerte per visitare al meglio la città quando piove.

«Preferiremmo pensare a Göteborg come a un luogo soleggiato – si legge sul sito – ma la realtà è che abbiamo anche un bel po’ di giorni di pioggia. Ma non preoccuparti, Göteborg è altrettanto bella quando piove e ci sono molte attività divertenti da scoprire che ti manterranno asciutto».

In occasione della celebrazione del 400° anniversario dalla fondazione della città da parte di Gustav II Adolf, il re che per un breve periodo ha trasformato la Svezia in una grande potenza europea, è stato presentato il progetto “Rain Göteborg”, seguito dal direttore creativo Jens Thoms Ivarsson, che è stato intervistato dal Guardian.

«Dobbiamo sfruttare la pioggia in modo intelligente per creare città sostenibili, resilienti e resistenti. Di solito, questo tipo di progetti viene fatto da ingegneri e tecnici, che però culminano sempre in installazioni davvero brutte, noiose, orribili, perché non sono pensate per le persone, non considerano che in una città, in fin dei conti, ci vivono esseri umani in carne e ossa», dive Thoms Ivarsson.

La città svedese mira a diventare una delle migliori del mondo quando si tratta di affrontare gli acquazzoni. Non solo utilizzando soluzioni tecniche intelligenti, ma anche sfruttando le opportunità uniche che la pioggia può offrire: questo significa in primo luogo costruire molte nuove infrastrutture di drenaggio e gestione dell’acqua, ovviamente.

L’idea di fondo di “Rain Göteborg” è creare prima di tutto una mentalità e un approccio diverso nei confronti della pioggia, per poi creare progetti innovativi che si integrino perfettamente con l’ambiente urbano.

Un esempio di come Göteborg sta reinventando i suoi spazi all’aperto è il Regnlekplatsen, cioè il “parco giochi della pioggia”. L’area verde è stata riprogettata per essere particolarmente divertente quando è bagnato: ci sono avvallamenti nel terreno per rendere le pozzanghere più profonde, e l’acqua sgorga da canali esterni che porta la pioggia attraverso un percorso a forma di ninfea fino a un box di sabbia dove i bambini possono costruire piscine, fiumi e piccole dighe. «Quando si svegliano un sabato mattina e trovano la pioggia che scorre dalle finestre del loro appartamento a Göteborg i bambini vogliono uscire fuori a giocare», scrive il Guardian.

L’obiettivo dell’amministrazione cittadina è fare in modo che almeno un terzo dei parchi giochi di Göteborg siano realizzati in questo modo.

Ma il parco giochi della pioggia non è l’unico esempio. La scuola Torslandaskolan, attualmente in fase di realizzazione, nasce dallo stesso concept: il concorso pubblico per il progetto era intitolato “La migliore scuola del mondo quando piove”.

Il progetto vincitore è stato quello dello studio Link Arkitektur di Stoccolma. Gli architetti che l’hanno disegnata hanno spiegato che l’acqua che scivola via dai tetti viene convogliata lungo larghe tubature ai lati dell’edificio, fino a creare piccole pozze d’acqua, e da lì segue un fiumiciattolo o canale che attraversa il cortile della scuola.

In alcuni punti il corso dell’acqua può essere controllato con delle chiuse, fino ad arrivare a dei blocchi di cemento che creano un delta (proprio come quello di un fiume naturale) e quindi una “zona paludosa”.

La palude sarà caratterizzata da diversi tipi di vegetazione e, soprattutto, da fango vero e proprio con cui è espressamente previsto che gli alunni della scuola possano giocare prima di rientrare in classe – con un passaggio obbligatorio nella zona pulizia, ovviamente.

Nei giorni in cui non piove il letto del fiume – che sarà asciutto – può essere utilizzato come percorso per lo skateboard, ma solo al di fuori dell’orario scolastico.

«Il cortile della scuola cambierà molto e avrà un aspetto diverso in base al meteo. Normalmente in un progetto architettonico si cerca di portare via tutta l’acqua, e si fa di tutto per fare in modo che la scuola sia sempre pulita e abbia lo stesso aspetto ogni giorno. Ma qui è diverso», ha detto al Guardian Anna Rolf, uno degli architetti che ha lavorato al progetto.

E anche nella piazza Esperantoplatsen – lunga circa cento metri, nata nel 1954 su iniziativa dei circoli esperantisti della città – sono state dipinte impronte di orso polare usando una vernice speciale: appaiono solo quando piove. Un progetto ovviamente infinitamente più piccolo rispetto alla scuola o al parco, ma comunque indicativo del percorso intrapreso dalla città.

Il direttore creativo ha parlato di un cambio di approccio da parte di Göteborg, che presto però dovrà essere assimilato anche dai cittadini e dai turisti. «Un’agenzia turistica che presenta ai clienti Göteborg con immagini soleggiate non ha senso. Quello che ci siamo chiesti noi è: come possiamo usare in modo creativo il fatto che piove molto spesso a Göteborg? E come possiamo trasformare la pioggia in una risorsa per la città?».

Questa trasformazione dovrebbe adesso diventare sistemica e un’abitudine per gli addetti ai lavori: «Lavoro con architetti che mi dicono “non ci avevamo mai pensato prima, abbiamo sempre pensato a come sbarazzarci della pioggia”. Così si apre un nuovo mondo», ha detto Thoms Ivarsson.

Ma c’è anche chi ancora non è pronto a recepire i nuovi input. Ad esempio la città norvegese di Bergen è la più piovosa d’Europa, statistiche alla mano: è soprannominata “la città della pioggia”, e anche “la Seattle d’Europa”. Eppure nessuno sembra voler considerare questo aspetto come un potenziale vantaggio, anzi lo si ignora o si prova a nascondere sotto il tappeto.

Scorrendo le immagini dei siti Visit Norway o della guida Lonely Planet si vedono solo fotografie con un cielo terso, tramonti rosa, panorami luminosissimi. Peccato che a Bergen piova mediamente 256 giorni l’anno.

Göteborg è un esempio particolarmente virtuoso, ma non è l’unica città che sta pensando di mettere in campo progetti urbanistici per valorizzare la pioggia. A dire il vero dovrebbero pensarci tutte le città in cui piove molto. Lo stesso Thoms Ivarsson aveva già parlato con le amministrazioni di Glasgow, Londra, Dordrecht e Amsterdam prima della pandemia.

In un articolo di marzo il Times scriveva che per molte città irlandesi investire in progetti che valorizzino la pioggia che cade copiosa potrebbe significare cambiare l’aspetto delle città, renderle più piacevoli da vivere e da visitare.

L’innovazione tecnologica, la nuova consapevolezza sulla possibilità di sfruttare la pioggia e i primi progetti che riscuotono successo sono i primi passi verso un nuovo approccio che parte da un rapporto diverso con l’ambiente, il clima e la natura: l’obiettivo non è più sbarazzarsi dell’acqua che cade dal cielo, ma usarla per creare un valore aggiunto.

Questo però è solo l’inizio. «Anche Göteborg – conclude il Guardian – la città che ha fatto più di tutte in questo campo ha ancora molta strada da fare. Ma almeno è un segnale che le cose stanno davvero iniziando a cambiare».