Inside BelfastCosa (non) vuol fare il nuovo leader del partito unionista nordirlandese

Edwin Poots è diventato il nuovo capo del Dup dopo le dimissioni di Arlene Foster. Creazionista e presbiteriano, vuole tornare ai fondamentali reazionari per risollevare il partito. Il governo Johnson continuerà a ignorare le loro richieste ma il rischio è che la nuova linea radicale possa alimentare proteste e violenze in vista della prossima marching season

LaPresse

Venerdì, Il Partito Unionista Democratico nordirlandese (DUP), ha eletto come nuovo segretario il ministro regionale per l’Agricoltura, Edwin Poots, veterano nei ranghi del partito, creazionista e presbiteriano, dopo una vittoria su Jeffrey Donaldson, parlamentare a Westminster. Poots prenderà il posto dell’uscente primo ministro nordirlandese, Arlene Foster, come leader del più potente partito di maggioranza della regione. 

A parte la Pace generazionale duratura, forse il più grande risultato del Good Friday Agreement è stato riunire forze così controverse per un progetto futuro. Sulla traccia di Mandela e De Klerk, i firmatari legati alle più feroci forze paramilitari unioniste o nazionaliste dell’Irlanda del Nord si sono uniti e hanno promesso di lavorare per un futuro pacifico. Grande assente fra l’elenco dei firmatari fu proprio la DUP, ora forza politica dominante della regione. Fra i più ardui oppositori, Poots riteneva allora che nell’ accordo non vi fosse un esplicito impegno per demilitarizzare i movimenti repubblicani, tra cui L’IRA. Quando nel 2007, la DUP insieme a Sinn Féin optarono per un governo di coalizione, lo stesso Poots fu nominato ministro della cultura dell’esecutivo. 

Tra le cose, si rifiutò di abrogare il divieto per gli omosessuali alla donazione del sangue sulla base della garanzia della sicurezza pubblica, malgrado fosse già stato revocato nella stragrande maggioranza del Regno Unito. 

Dopo la nomina di segretario della DUP di Arlene Foster, e la conseguente elezione a First Minister nel gennaio 2020, Poots viene riconfermato come ministro dell’agricoltura e dell’ambiente. Al suo dipartimento fu affidata la gestione dell’implementazione del nuovo confine marittimo irlandese dopo la Brexit, cosa che provocò un forte attrito con la Foster, essendo stato insieme ad altri colleghi DUP, un forte oppositore del Protocollo sull’Irlanda del Nord

Sommersa dalle critiche, la First Minister, veniva dalla corrente più moderata se confrontata alle posizioni di Ian Paisley e dei suoi fedelissimi, come Poots. Per gli standard della DUP, partito ancora conservatore, la Foster voleva rivolgersi a un ampio pubblico fatto non solo di protestanti, portando all’ordine del giorno istanze unioniste ma moderate.  Una sorta di presunta rottura da quel passato, ostinato, brandendo un appello inter-settario ai moderati del Nord.

Il nuovo leader invece conta sulla ristorazione delle posizioni storiche della DUP per la ripresa. 

Edwin Poots, un sostenitore della linea dura del fondatore Paisley, confida sulla matematica della Bibbia riguardo all’età della terra, ha in passato impedito le donazioni di sangue per gli omosessuali e ha sottolineato quanto i cattolici avessero sei volte in più rispetto ai protestanti, la probabilità di ammalarsi di COVID-19

Si è detto molto, fra i tabloid e le grandi firme britanniche, sul simbolismo dell’ascesa di Poots: che sia un reazionario; che sia un ritorno ai vecchi ideali; che si farà carico di recapitare al governo conservatore a Londra, posizioni oltranziste e il malcontento generato a Belfast dal Protocollo sull’Irlanda del Nord.   Poots e i suoi, difatti pensano che il governo Jhonson è stato fin troppo ostinato a non tenere in considerazione le istanze dei protestanti nordirlandesi riguardo l’accordo UE-Regno Unito. 

Ciò che viene affrontano meno però è l’apparente disperazione di una leadership che inizia su queste basi Dopo una breve parte da comparsa nel governo di coalizione di Theresa May nel 2017, La DUP è ora bloccata, desiderosa di essere ascoltata da Westminster e di ricevere il trattamento che ogni conservatore leale avrebbe il diritto di aspettarsi. 

Invece la Dup è intrappolata dal Mare d’Irlanda e ignorata dal governo conservatore, che non si preoccupa più nemmeno di loro. L’alleanza Tory-DUP a oggi, è inesistente. Se ne sono accorti anche i suoi elettori: secondo gli ultimi sondaggi solo il 5% degli irlandesi del nord ha fiducia nel governo di Boris Jhonson. 

Poots da solo non rafforzerà la posizione negoziale degli unionisti nordirlandesi ed è probabile che le sue richieste saranno ignorate da Londra. Il rischio per il governo inglese è che la nuova linea radicale della DUP possa alimentare proteste e violenze, in vista della prossima marching season (le sfilate in Irlanda del Nord che si susseguono durante i mesi estivi per commemorare l’anniversario della vittoria del re protestante olandese Guglielmo III sul re cattolico inglese Giacomo II nella battaglia del Boyne nel luglio 1690).

I protestanti del nord sanno che il Regno Unito ha già scelto di continuare a rispettare gli accordi presi con l’Unione Europea e di mantenere il confine marittimo fra la Gran Bretagna e l’Irlanda, e ne sono imbarazzati. L’unica soluzione, quindi, è il ritirarsi in memorie di un grande passato fatto di successo, riproponendo la linea di Paisley; ed è proprio in quest’ottica che si spiega la vittoria di Poots. 

Potrebbe anche non riflettere la realtà della moderna Irlanda del Nord, elemento che potrebbe portare benefici agli altri partiti d’opposizione, ma con le influenze della modernità della progressiva secolarizzazione così dannosa per la minoranza protestante devastata dalla de-industrializzazione perché sostenere il cambiamento e la moderazione? 

Il ritorno al conservatorismo è spesso visto come fondamentale per l’autoconservazione. La DUP è sempre stata la forza più reazionaria nel panorama politico nordirlandese, ma la nomina di Poots sembra più un grido d’aiuto che un esercizio di dominio sociale. 

I protestanti non vengono solo lasciati indietro dalle loro controparti britanniche; i venti del cambiamento demografico sono contro di loro e tra gli ambienti nazionalisti, si sta parlando di un possibile referendum per un’Irlanda unita, una delle più grandi paure da sempre della DUP.