Deja vuPerché in Irlanda del Nord gli unionisti stanno attaccando la polizia

Secondo il Police Service of Northern Ireland sarebbe unica la regia dietro gli «attacchi chiaramente orchestrati». La violenza del gruppo paramilitare contrario alla riunificazione tra Dublino e Belfast è una prima reazione alla Brexit «interna» e al rischio che le sei contee dell’Ulster diventino presto a maggioranza cattolica

LaPresse

Quando ci sono scontri in Irlanda del Nord, i problemi di oggi ricordano i Troubles del passato, ovvero il conflitto etnico-nazionalista iniziato alla fine degli anni sessanta e conclusosi nel 1998 con la ratifica del Good Friday Agreement. «Disordini», continua a definirli la polizia, ma siamo alla quarta notte consecutiva di violenza. Oltre alle parate dell’orgoglio lealista, diversi incidenti locali compongono la mappa del malcontento generale culminato negli attacchi alle forze dell’ordine. Sassi e bastoni, ma anche molotov e auto incendiate. 

Londonderry, la seconda città più popolosa dell’Ulster, la periferia di Newtownabbey e l’antica Carrickfergus sono stati i punti caldi della sommossa. Il bilancio del weekend di Pasqua conta 41 agenti feriti, ma è ancora in aggiornamento. Lunedì, alla luce del sole, è avvenuta una manifestazione più politica: una sfilata non autorizzata nel centro di Portadown. Potrebbe ripetersi. Secondo i media locali, frange dell’unionismo vorrebbero fosse la prima di una serie di prove di forza. 

Parte del risentimento si spiega con una dinamica causata dalla Brexit, che ha allontanato la provincia dal resto del Regno Unito con una frontiera commerciale in mezzo al mare. Ma secondo giornali britannici come il Times, è stato un altro il fattore scatenante: la decisione del capo della polizia nordirlandese Simon Byrne di soprassedere sulle restrizioni violate da oltre duemila partecipanti (contro i 30 ammessi) al funerale di un importante politico di Sinn Féin e membro dell’IRA (la formazione paramilitare che ha combattuto gli inglesi). Tra loro c’erano 24 esponenti del movimento indipendentista. Gli unionisti hanno chiesto le dimissioni di Byrne. 

Venerdì scorso il gruppo ritenuto responsabile dell’inizio delle ostilità avrebbe sfruttato questo movente politico. Domenica sera, a Newtownabbey, una trentina di persone ha incendiato cassonetti e poi ha assalito la polizia lanciando molotov. Stesso copione a Carrickfergus un’ora dopo, con il numero degli insorti salito a cinquanta. Sarebbe unica la regia dietro gli «attacchi chiaramente orchestrati», hanno detto i vertici del Police Service of Northern Ireland (PSNI). Il capo Byrne ha rivolto un appello ai cittadini perché contribuiscano a sedare le proteste. 

 

Non è chiaro il ruolo nei tafferugli di quanto resta della Ulster Defence Association o UDA, la versione lealista dell’IRA che di recente è stata bersaglio di retate e sequestri di droga da parte delle forze dell’ordine. Secondo un’inchiesta del Belfast Telegraph, in almeno un caso alcuni uomini dell’UDA avrebbero avvisato i negozianti, invitandoli a chiudere prima per proteggere le loro attività. La polizia non esclude la pista delle «gang criminali», sinora ha identificato e arrestato almeno dieci persone, la più giovane ha solo 13 anni. 

Di fronte all’emergenza, l’assemblea dell’Irlanda del Nord è convocata per oggi, in anticipo sul calendario. L’esecutivo riunisce unionisti, nazionalisti e partiti non allineati, ma le relazioni «tossiche» tra le due forze principali, il Democratic Unionist Party (Dup) e Sinn Féin, rendono «radioattivo il clima politico» (il copyright è del Guardian). Siamo alle accuse reciproche, con gli unionisti che si sentono traditi dagli ex alleati conservatori e temono, non a torto, si avvicini la riunificazione irlandese

Intanto un’istituzione-ponte come il Glencree Centre for Peace and Reconciliation si è rivolta a Dublino perché non ignori le tensioni: «Sarebbe ingiusto e miope ignorare le preoccupazioni della comunità unionista – ha dichiarato la presidente Barbara Walshe –. Non è mai stato così importante che la Repubblica d’Irlanda comprenda questa complessità, quasi un milione di persone si identifica ancora come britannica». 

Nemmeno un mese fa, le milizie unioniste raggruppate dal Loyalist Communities Council, tra cui l’UDA, avevano disconosciuto l’accordo del Venerdì Santo che riportò la pace nella regione. Per questo sugli scontri di questi giorni aleggia un angosciante senso di «già visto». I mesi estivi, con le tradizionali parate degli unionisti, saranno cruciali, ma ancora più decisivo sarà il 2022. 

Il parlamento di Stormont, infatti, verrà rinnovato l’anno prossimo: secondo le previsioni, Sinn Féin potrebbe battere il Dup, restituendo ai nazionalisti la supremazia che manca dal 1921. Sempre nel 2022, verranno pubblicati i risultati del censimento nel quale i cattolici potrebbero superare i protestanti per la prima volta negli ultimi trecento anni. Il dato innescherebbe un referendum sul futuro della provincia, che potrebbe lasciare l’orbita di Londra per unirsi alla repubblica di Dublino. 

Alcune analisi leggono nella violenza di questo periodo una prima reazione alla Brexit «interna», che il primo ministro Boris Johnson non sembra riuscire a invertire, e soprattutto all’imminente maggioranza cattolica nelle sei contee. Il punto non è se avverrà, ma quando e come. 

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