Corona EconomyUn New Deal per i giovani, il calendario del Recovery e i nuovi lavoratori ibridi

Nella newsletter di questa settimana: cosa vogliono le nuove generazioni dal mercato del lavoro? E ancora: siamo sicuri che la garanzia statale per comprare la casa sia una priorità? Ma anche il prossimo decreto sostegni, la tabella delle riforme del Pnrr, il prossimo cambio dei vertici Anpal, la nuova categoria dei «dipendonomi» e la battaglia per il rientro in ufficio negli Usa

(Unsplash)

COSA VOGLIONO I GIOVANI DAL MERCATO DEL LAVORO
«Sdraiati», «fannulloni», «choosy». Li hanno definiti in diversi modi. Ma cosa vogliono davvero i giovani dal mondo del lavoro? La domanda, semplice, arriva da un articolo del Financial Times. E la risposta sembra altrettanto semplice: «La maggior parte dei giovani vuole ciò che volevano i loro genitori e i loro nonni, ovvero un reddito dignitoso, la possibilità di progredire e una sicurezza sufficiente per costruirsi una vita». Il problema, però, è che in pochi riescono a farlo. E questo, succedeva anche prima della pandemia.

FlexInsecurity Certo, contano le due crisi economiche in dieci anni che i Millennial si sono trovati a vivere: prima quella finanziaria e poi la recessione da coronavirus. Ma incidono pure fenomeni come la frammentazione del lavoro sul modello gig economy, i contratti iperflessibili senza tutele e rete di protezione, gli stage non retribuiti e i salari bassi. La flessibilità si è tradotta spesso in precarietà, soprattutto in Italia. Ma non solo: nell’area euro, prima della pandemia, quasi la metà degli under 25 lavorava con contratti a tempo determinato. Che poi, come un cade che si morde la coda, sono quelli che sono stati tagliati via subito non appena è arrivata la crisi Covid.

Always On Certo, anche chi ha un lavoro stabile spesso lo vive con ansia. La competizione nel mercato non è mai stata così alta e si trascorrono giornate interminabili di lavoro, con una crescente sovrapposizione tra tempo lavorativo e vita privata che finisce per danneggiare salute e relazioni. D’altronde, il 53% dei Millennial soffriva di bournout già prima della pandemia.

Cosa serve, quindi? «Avranno bisogno di tre cose: più posti di lavoro, meno insicurezza e una cultura del lavoro più umana», risponde il Financial Times. Nonostante l’alto numero di inattivi, l’aumento della disoccupazione tra gli under 50 italiani, con +39,2% fino a 34 anni e un picco di +52,5% tra i 35 e i 49 anni, è anche un segnale di chi si è rimesso alla ricerca di un lavoro. Ed è da qui che inizia la ripartenza: avere più posti di lavoro, promozioni e stipendi più alti, soprattutto nelle prime fasi della carriera, avrebbe ricadute sull’economia complessiva di un Paese.

New Deal Il Next Generation Eu potrà potrà frenare la «normalizzazione del lavoro precario tra i giovani»? In Italia a marzo si registra qualche contratto a termine in più. Ma è impensabile gestire le transizioni occupazionali post Covid e la ripartenza solo solo con misure d’emergenza e sgravi occupazionali. Il partito di Draghi, quei giovani che il premier ha citato più volte nel suo primo discorso al Parlamento, si aspettano molto dal Recovery Plan appena imbustato e spedito a Bruxelles.

Prima la casa? Tra le misure del piano, è prevista anche la garanzia statale per rendere finanziabile il 100% del mutuo per l’acquisto della prima casa per i giovani. Eleonora Voltolina, direttrice de La Repubblica degli Stagisti, dice che priorità sono altre, dall’orientamento scolastico all’apprendistato duale: «I giovani italiani possono continuare a vivere in affitto ancora per un po’. Cambiamo il mondo del lavoro in cui si trovano ad arrancare, diamo loro più servizi, più sostegno: e la casa, se vorranno, potranno comprarsela senza bisogno di garanzie statali».

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RECOVERY ITALIA
Ci siamo? Inviato il Recovery Plan a Bruxelles, il governo italiano ora torna a occuparsi dell’emergenza economica e delle imprese in difficoltà per le chiusure di questi mesi. In settimana, forse tra giovedì e venerdì, il consiglio dei ministri dovrebbe chiudere e approvare il decreto “sostegni bis” o “decreto imprese” con i 40 miliardi del nuovo scostamento di bilancio. Si ipotizza l’arrivo di un sostegno una tantum da 2.400 euro per i lavoratori stagionali del turismo e dello spettacolo.

Dopo il Primo Maggio I sindacati si aspettano per questa settimana la convocazione formale del governo per discutere delle riforme previste dal Recovery Plan. Martedì riprende il tavolo sugli ammortizzatori sociali. E giovedì dovrebbe esserci l’incontro con il ministro dell’Istruzione Bianchi. Ma resta il nodo del blocco dei licenziamenti, che le sigle sindacali vorrebbero prolungare dopo il 30 giugno. Il presidente di Confindustria Bonomi ha detto che «Draghi ha ben presente cosa va fatto». Il vicepresidente Stirpe ha proposto di azzerare il contatore della cig e cancellare il ticket aggiuntivo che le imprese devono pagare, in modo da utilizzare subito le 52 settimane ed evitare di interrompere i rapporti di lavoro.

  • Intanto l’ex premier Giuseppe Conte prova a inserirsi nel dibattito pubblico prima ancora dell’incoronazione a leader dei Cinque Stelle e propone otto punti sul lavoro, con il blocco dei licenziamenti «graduato in base all’andamento effettivo del piano vaccinazioni e ai segnali di ripresa della competitività del nostro sistema produttivo».

Il calendario del Recovery Il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni dice che con il Recovery la crescita sarà più forte del previsto, ma dovrà essere sostenibile e duratura, non solo una fiammata post caduta. Molto dipenderà dalle riforme legate al piano.

  • Si parte già a maggio con il dl per velocizzare la pubblica amministrazione, le procedure ambientali e il superbonus. Tempi stretti per la legge sulla concorrenza. Fisco e giustizia andranno affrontati entro il 2022. Sarà un biennio di riforme (se tutto va bene), per 220 progetti in totale.

L’effetto sul lavoro Il Def parlava di 750mila posti di lavoro in più. Secondo le prime stime degli esperti, il Piano nazionale di ripresa e resilienza potrebbe crearne 1 milione.

  • Intanto gli ultimi dati Istat dicono che rispetto al periodo pre-pandemia gli occupati sono quasi 900mila in meno. In un anno tra le donne si sono persi 377mila posti di lavoro, il doppio rispetto agli uomini.

Smart ma non troppo Nel decreto proroghe, lo smart working nella pubblica amministrazione viene prolungato in modalità semplificata fino al 31 dicembre, ma cade l’obbligo del 50%. Per gli altri lavoratori, il regime semplificato potrebbe essere esteso fino a fine settembre.

  • Intanto il ministro Giovannini annuncia l’arrivo del mobility manager per i comuni sopra i 50mila abitanti e nelle imprese con più di 100 addetti, che era già previsto dal decreto rilancio.

Mississippi Burning Sarà sostituito il vertice dell’Agenzia nazionale delle politiche attive? È stato chiesto ieri al ministro Orlando a Mezz’ora in più su Rai 3. «Io credo – ha risposto il ministro – che bisogna cambiare più complessivamente l’Anpal: penso che sia stata concepita in un’altra fase nella quale si pensava che ci sarebbe stata una riforma del Titolo V che poi non c’è stata. E cambiare l’Anpal implica anche il cambio della sua governance». Il presidente Mimmo Parisi è pronto a fare le valigie? Vedremo.

 

DOSSIER CALDI
Ancora Alitalia… La vice presidente della Commissione Ue Vestager ha detto di aspettare una nuova proposta dall’Italia. I lavoratori, intanto, aspettano il pagamento in due tranche dei loro stipendi arretrati. Martedì è prevista l’audizione di Caio e Lazzerini in Senato sul piano industriale di Ita. A conti fatti, è un limbo che dura da quattro anni: il 2 maggio 2017 l’ex compagnia di bandiera entrava in amministrazione straordinaria.

… e Aspi L’ultima offerta del consorzio guidato da Cdp per l’88% di Autostrade per l’Italia è arrivato sulla scrivania di Atlantia. La valutazione sfiora i 9,3 miliardi. Entro l’11 giugno il cda della holding dovrebbe chiudere (finalmente) il dossier.

 

LAVORO IN QUARANTENA
Ibridi Il settimanale Sette del Corriere della sera ha raccontato come nel mercato del lavoro si sia fatta spazio una nuova figura a metà tra lavoratore dipendente e autonomo: il «dipendonomo». Nel Regno Unito li chiamano «worker», in Germania «simildipendenti». Il fatto è che questi lavoratori, che saranno sempre più numerosi soprattutto con l’esplosione dello smart working, non hanno tutele ad hoc.

 

No all’ufficio Negli Stati Uniti si parla della tensione crescente tra datori di lavoro e dipendenti: con l’aumento dei vaccini, Oltreoceano molte aziende chiedono il rientro in ufficio con modalità pre-pandemia ma tanti lavoratori vorrebbero continuare a lavorare da remoto, almeno in parte.

  • Intanto, dice Vox, mentre le aziende in questi mesi hanno risparmiato sulle bollette, i lavoratori a casa invece hanno visto crescere i costi. Tornare in ufficio potrebbe significare almeno ridurre la spesa per l’elettricità.

 

Mismatch Negli Usa accade che, nonostante gli 8 milioni di disoccupati in più rispetto al periodo pre-pandemia, le aziende fatichino a trovare dipendenti. Cosa sta succedendo? Conta la paura dei contagi, ma anche le paghe basse e soprattutto la mancanza di competenze in seguito al boom dell’automazione in molti lavori.

 

AGENDA Martedì è previsto al ministero del Lavoro il tavolo tra governo e parti sociali sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Giovedì la Bce diffonde il suo bollettino economico. Venerdì Moody’s darà la sua pagella sull’Italia. Occhio anche al tasso disoccupazione negli Stati Uniti ad aprile e al discorso di Christine Lagarde all’evento Stato dell’Unione 2021.

Buona settimana,
Lidia Baratta

 

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