«È meglio così»Le scuse beneducate sulla vaccinazione eterologa per rimediare al caos Astrazeneca

Forse è come quando il fidanzatino del liceo ci mollava per una più bionda e ci diceva che lo faceva per il nostro bene. Ma ora dicono che cambiare vaccino per il richiamo aumenta la copertura e anzi che se ce lo facciamo con la stessa marca siamo un po’ scemi. Vai a sapere

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La bugia più beneducata che raccontiamo a noi stessi e agli altri è «È meglio così».

«È meglio così», ci dice il fidanzatino del liceo che ci molla per una più bionda più alta più equipaggiata di casa al mare, e non ci sta dicendo l’ovvio, cioè che lui va a star meglio, ma vuol convincerci che sia meglio così per noi, che noi meritiamo di più, che sia per il nostro bene, che prìncipi azzurri e valli verdissime siano nel nostro immediato futuro, anche se quel futuro per ora è fatto di tre materie a settembre e vacanze saltate giacché dovevamo farle con lui che invece villeggerà a casa della biondina.

«È meglio così», ci diciamo da grandi quando l’inedito di Oriana Fallaci che dovevamo pubblicare si rivela un falso, e due ore prima d’andare in tipografia ci troviamo con sette pagine bianche, e ci tocca riempirle col reportage dal reparto dei surgelati di una che ha fatto un’inchiesta sulle scadenze nei supermercati di Milano Est, e la nostra autostima si rifiuta di considerarla una soluzione d’emergenza, vogliamo proprio convincerci che ci tenevamo a fare sette pagine sulle scadenze dei surgelati: è meglio così, ripetiamo convinte, mentre tutta la redazione annuisce.

«È meglio così», giuriamo dopo aver dovuto spostare una libreria in camera da letto per coprire un buco nel muro fatto da traslocatori imbranati: abbiamo sempre voluto una libreria in camera, sognavamo di respirare polvere tutte le notti, ma non osavamo confessarlo neanche a noi stesse, per fortuna il destino ha scelto il meglio per noi.

«È meglio così», diciamo a noi stesse, cuoche non esattamente provette, e agli ospiti, ripetendo convinte che, se non è bruciata, la lasagna non è mica gustosa; se qualche ospite obietta che un conto è bruciacchiata e un conto carbonizzata, lo mettiamo subito nella lista dei nemici, di quelli da non invitare più, dei seminatori di zizzania che dubitano del comandamento «è meglio così».

«È meglio così», ho borbottato ieri sera, togliendomi dalle unghie lo smalto sbeccatosi subito prima d’una festa, ma il mantra «è meglio così» non bastava a farmi passare i nervi: se penso di stare meglio senza smalto, perché stamattina mi sono incomodata a farmi la manicure?

Alcuni «è meglio così» sono più faticosi di altri, anche dopo una vita d’allenamento.

Il primo «è meglio così» sul cocktail di vaccini l’ho letto da un’amica tedesca. Commentava, su Facebook, un italiano preoccupato, uno dei primi quando è iniziato il delirio su Astrazeneca – scusate: l’ultimo delirio su Astrazeneca, dei non so più quanti deliri su Astrazeneca degli ultimi mesi.

L’italiano diceva ma quindi a me che avevo fatto la prima dose con Astrazeneca che seconda dose faranno, e lei lo rassicurava: ci sono studi che dicono che mischiarli protegge anche di più. Visto che è tedesca e io sono sensibile ai cliché, ho preso molto sul serio quel che riferiva. E ho subito rivalutato la sanità toscana. Settimane prima, a una conoscente che aveva ricevuto come prima dose il vaccino Moderna, hanno telefonato il giorno prima del richiamo: non avevano Moderna da iniettarle, se voleva andare lo stesso le avrebbero fatto Pfizer. Avevo pensato fossero dei cialtroni, e invece erano avantissimo.

Qualche giorno dopo ho letto – sempre su Facebook, che è la versione metropolitana di quando al paesello le amiche di mia nonna mettevano la sedia fuori dal portone e commentavano i fatti della gente che passava sul corso (e poi salivano da mia nonna, che mica usciva, a riferire, un po’ come a noi tocca spiegare quel che succede agli amici che si danno un tono non stando sui social) – il resoconto d’un’italiana che vive in Germania.

Diceva che i casini Astrazeneca sì, Astrazeneca no, Astrazeneca solo ai vecchi, Astrazeneca solo ai giovani, Astrazeneca in omaggio all’happy hour, Astrazeneca pericolosissimo, Astrazeneca in offerta coi punti fragola, Astrazeneca guai a chi gli tocca, che quei casini lì che noi come al solito chiosavamo con dolenti «solo in Italia», quei casini lì stavano capitando tali e quali in Germania, neanche i crucchi sapevano bene come fare con le seconde dosi, coi ragazzi, con la rava, con la fava.

(In tutto ciò non è pervenuta la parte Johnson delle polemiche: se il vaccino prodotto da coloro che da piccoli ci permettevano di farci lo shampoo senza piangere è, come dice chi ne capisce più di me di scienza, tale e quale ad Astrazeneca, non dovrebbe essere in balìa delle stesse indecisioni e ritrattazioni circa le categorie adatte a riceverlo?).

Ieri, con qualche giorno di ritardo sulla Germania, l’«è meglio così» è arrivato anche da noi. Cambiare vaccino per il richiamo aumenta la copertura, strillavano i titoli dei giornali. Anzi, se vi fate lo stesso vaccino tutt’e due le volte siete un po’ scemi, volete forse essere meno immuni? Non è una soluzione di ripiego perché non sappiamo come diavolo risolvere la questione Astrazeneca (almeno il gemello Johnson non ha l’incognita del richiamo), macché: è proprio una figata, prima un vaccino poi l’altro, la copertura immunitaria che sognavi da bambino, un po’ di apocalisse, un po’ di Topolino, un po’ di Astrazeneca, un po’ di Moderna.

È meglio così, ci giuravano gli esperti che in un anno e mezzo di pandemia ci hanno ammollato certezze su tutto e sul contrario di tutto. E noi li guardavamo esattamente come guardammo quello che ci mollava per andare in vacanza con la biondina, ignoranti e scettiche eravamo e siamo rimaste, e nel sottoscala della ragione c’è sempre quella vocetta adolescenziale che dice: ma se è meglio così, perché prima era meglio cosà?

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