Movimenti verdiLa Coalizione nata per salvare il paesaggio in nome dell’articolo 9 della Costituzione

Oltre venti associazioni ambientaliste italiane, che hanno unito le forze per spiegare cosa non funziona nel decreto legge varato a supporto del Pnrr, saranno in piazza il 10 giugno per una prima protesta civile nel corso della quale chiederanno di avere uno spazio di rappresentanza nell’organismo di consultazione previsto dall’articolo 3 del dl Semplificazioni

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Più di venti associazioni ambientaliste italiane uniscono le forze per dare vita a “Coalizione articolo 9”, una collaborazione, per «salvare il paesaggio e la biodiversità», che si rifà proprio a quel punto della Costituzione italiana dove viene evidenziato l’obbligo di rispettare il contesto in cui l’uomo vive.

Saranno in piazza Montecitorio il 10 giugno per una prima protesta civile nel corso della quale chiederanno di avere uno spazio di rappresentanza nell’organismo di consultazione previsto dall’articolo 3 del decreto Semplificazioni.

La Coalizione si è dichiarata preoccupata per le novità contenute nel decreto, varato a supporto del Pnrr: «Le forze che hanno dato vita alla Coalizione negli ultimi mesi – hanno dichiarato in una nota congiunta le associazioni – si sono molto spese per una razionale e intelligente pianificazione delle installazioni di impianti fotovoltaici ed eolici, ad evitare una selvaggia distruzione del paesaggio e dell’ambiente naturale, puntando sull’individuazione dei criteri e delle modalità idonee a collocarli in modo da non danneggiare il paesaggio e la biodiversità che una vera transizione ecologica deve contemplare».

«Vogliamo scongiurare la più grande trasformazione di territorio e di paesaggio prevalentemente naturale e agricolo in un’unica immensa zona industriale – ha spiegato a Linkiesta la presidente di Amici della Terra, Monica Tommasi – per un risultato misero in termini di riduzione delle emissioni da parte di un Parlamento e di un Governo che sembrano del tutto inconsapevoli della gravità di questa operazione».

Così come strutturato, ha sottolineato ai nostri microfoni Gianluigi Ciamarra, presidente del Comitato nazionale per il Paesaggio (sezione Campobasso), il Piano progettato dal ministro Cingolani in materia di transizione ecologica e sviluppo sostenibile si manifesta come un intervento dal risultato. «Gli unici risultati certi, devastanti sotto tanti aspetti, sarebbero il massacro del paesaggio italiano, di quel paesaggio storico-naturale e rurale che fa da volano all’attività turistica; la sottrazione di migliaia di ettari di suolo al settore agroalimentare; il rovinoso impatto sulla biodiversità; il consumo indiscriminato di suolo».

Anche sulla spinta del messaggio lanciato su Vanity Fair dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo cui «gli insulti al paesaggio e alla natura, il loro abbandono, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità», le associazioni intendono far sentire la loro voce affinché questo principio venga tutelato, «perché la lesione del paesaggio, il consumo indiscriminato di suolo, il depauperamento della biodiversità non trovino riscontro nella legislazione, negli atti concreti di governo, negli interventi amministrativi, a livello nazionale e locale», hanno spiegato in una nota congiunta.

Come ha dichiarato a Linkiesta Alessandro Mortarino del Forum Salviamo il paesaggio e del Movimento Stop al consumo di territorio, l’istituzione di questa coalizione ha il fine di accendere una luce su quanto sta avvenendo nel nostro Paese: «un proliferare privo di pianificazioni per quanto riguarda gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Paesaggio e suolo rischiano di essere gravemente aggrediti dai numerosi e ampi progetti che riguardano tutta Italia e, in particolare, il centro-sud e abbiamo il dovere morale di intervenire, come Stato, in un’opera di razionalizzazione in questo momento completamente assente».

La Coalizione – ha sottolineato ai nostri microfoni il direttore generale della Lipu-BirdLife Italia, Danilo Selvaggi – nasce alla luce della previsione di un gran numero di impianti di energia rinnovabili che verranno realizzati senza una corretta pianificazione, anche grazie alla deregulation consentita dal Dl Semplificazioni, se questo non verrà adeguatamente modificato: «Le quindici associazioni che compongono la Coalizione affermano che il posizionamento di questi impianti deve tenere conto di fattori importantissimi come la conservazione della biodiversità, la tutela del paesaggio, il consumo di suolo».

Secondo Selvaggi, la lotta al cambiamento climatico non può attuarsi come semplice azione tecnologica, «della serie “riempiamo l’Italia di eolico e fotovoltaico a terra e continuiamo a fare ciò che facevamo prima”. Sarebbe un fallimento doppio: verso il clima, che non gioverebbe affatto di questa impostazione, e verso il territorio naturale, che subirebbe un nuovo assedio paragonabile a quello della grande speculazione. Il ruolo della Lipu è quello di far capire che la sfida ecologica richiede un modo diverso di progettare il presente e il futuro, anche innalzando a bene primario la biodiversità. Per fortuna non lo dice solo la Lipu. Lo dice ad esempio l’Europa, che sta per approvare la nuova, ambiziosa e importantissima Strategia per la Biodiversità 2020-2030».

Affinché la strategia del Piano Cingolani trovi attuazione, ha spiegato Ciamarra, «occorrerebbe spalmare l’eolico su 5.000 hm. di dorsale appenninica ed il solare su 200.000 ettari di terreno depredati all’agricoltura, fornendo essi, attualmente, una risibile resa (in particolare, il contributo dell’eolico non arriva nemmeno al 5% del fabbisogno elettrico; rapportandolo all’intero fabbisogno energetico, comprensivo di trasporti, riscaldamento, ecc., esso consegue un misero 1,4%)». Un’altra criticità evidenziata dalle associazioni attiene all’ impatto ambientale indotto dalle cosiddette terre rare a causa della loro sempre maggiore estrazione: si tratta di quei metalli necessari alla fabbricazione di macchine eoliche e pannelli fotovoltaici relativamente ai quali si pone l’allarmante problema del loro smaltimento a ciclo concluso.

Monica Tommasi ha spiegato che da molti anni le associazioni firmatarie cercano di farsi ascoltare dalle istituzioni e dalla politica sul tema eolico e fotovoltaico per spiegare per quali solide ragioni queste due tecnologie non sono una soluzione alla decarbonizzazione e, nelle dimensioni industriali previste, non possono essere considerate rinnovabili sia per uso di risorse non rinnovabili che per il consumo di suolo.

«Siamo sempre stati ignorati – ha denunciato la presidente di Amici della Terra – Ora che il decreto semplificazioni azzera anche gli ultimi presidi di difesa del paesaggio e della biodiversità, abbiamo deciso di unire le nostre forze per essere almeno rappresentati nel tavolo permanente di confronto con le parti sociali (art. 3 decreto). Fino ad oggi, infatti, il Governo ha voluto ascoltare solo tre associazioni (Greenpeace, WWF e Legambiente) che vorrebbero mettere ancora più pale e pannelli di quelli previsti dal governo e che, insieme agli “sviluppatori”, costituiscono una lobby potentissima in tutta Europa e anche nel nostro Paese».

*La lettera inviata ai parlamentari per spiegare il costituirsi delle associazioni ambientalista nella Coalizione Articolo 9