Dalla conciliazione alla condivisioneIl disegno di legge che garantisce congedi alla pari a mamme e papà

Il testo è stato presentato in Senato dai senatori del Partito democratico Nannicini e Fedeli. Previsti cinque mesi di paternità e maternità obbligatori retribuiti al 100%, per tutti i lavoratori e tutte le famiglie, anche omosessuali. Introdotto il part time di coppia alla tedesca. Il costo è di 4 miliardi di euro. Il sostegno alla proposta è già arrivato da LeU, Cinquestelle e PiùEuropa

(Unsplash)

«Conciliazione? No, condivisione». Il disegno di legge “Interventi per l’equità di genere nel tempo dedicato al lavoro e alla cura dei figli”, presentato a Palazzo Madama dai senatori del Partito democratico Tommaso Nannicini e Valeria Fedeli, tenta un cambio di prospettiva. Provando a rottamare una formula, quella della conciliazione, che finora in Italia ha finito solo per scaricare sulle donne il doppio fardello di casa e lavoro, figli e ufficio, anziché redistribuirlo nella coppia. E il posizionamento del nostro Paese, penultimo nell’Unione europea dopo la Grecia quanto a partecipazione femminile al mercato del lavoro, lo dimostra.

Nel disegno di legge di 12 articoli, l’obiettivo è il salto dalla prospettiva della conciliazione a quella della condivisione dei tempi di vita e di lavoro. Attraverso quattro strumenti: congedi obbligatori per mamme e papà, indennità per part time e lavoro agile condiviso, incentivi alle imprese e servizi territoriali. Il tutto, per un costo di 4 miliardi in totale, di cui 3,5 miliardi da ottenere tramite un taglio del 10% al Fondo complementare del Recovery Plan e mezzo miliardo ricavato dal Fondo sociale per l’occupazione e la formazione.

E la finalità è ambiziosa: raggiungere la Equally Shared Parenting, ovvero la genitorialità equamente condivisa, con ben 207 anni di anticipo rispetto alle previsioni dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), secondo cui a questi ritmi bisognerebbe aspettare il 2228 per arrivare davvero a una distribuzione equa del lavoro retribuito e non tra uomini e donne.

Elaborato dall’Associazione “Volare” dopo il confronto con esperti e associazioni, il testo porta come prima firma quella del senatore Tommaso Nannicini. A presentare il testo a Palazzo Madama, c’erano anche le deputate del Pd Chiara Gribaudo e Titti Di Salvo e l’esperta di politiche di genere Emanuela Mastropietro. «Per accelerare il processo della transizione verso l’equità di genere, il Recovery Plan da solo non basta», ha detto Gribaudo, che alla Camera sta lavorando al disegno di legge sulla parità salariale.

Come se fossero una penalità da pagare (si parla non a caso di child penalty), la scelta di avere figli si traduce ancora in stipendi più bassi e mansioni non all’altezza dei titoli di studio delle madri. Di qui la proposta, contenuta nel disegno di legge, di congedi di paternità e maternità obbligatori in caso di nascita o adozione di un figlio. Con la stessa durata: cinque mesi per lui e per lei, retribuiti al 100% per entrambi – mentre oggi per le donne è all’80% e per gli uomini non è prevista alcuna retribuzione. Il congedo sarà valido per tutte le tipologie di lavoratori: dipendenti, autonomi, atipici e discontinui, nel privato e nel pubblico. E per tutti i tipi di famiglie, anche quelle omosessuali.

In questo modo, spiega Nannicini, «di fronte a un colloquio di assunzione, nessun datore di lavoro avrà più il retropensiero di perdere di più una lavoratrice rispetto a un lavoratore in caso di nascita di un figlio, perché c’è la condivisione alla pari dei tempi di cura». E in caso di mancato di riconoscimento della paternità obbligatoria, scattano le stesse sanzioni previste per la maternità, ovvero l’arresto fino a sei mesi.

Il testo prevede anche 12 mesi di congedo parentale facoltativo, con un massimo di sei mesi ciascuno per madri e padri. Con una indennità pari all’80% della retribuzione nei primi sei mesi di congedi e del 30% per i restanti sei mesi. Ma l’indennità resta fissa all’80% per le famiglie con Isee inferiore a 40mila euro.

L’articolo 5 del ddl introduce poi un’assoluta novità nel nostro Paese: il part-time condiviso di coppia, sperimentato da oltre un decennio in Germania. L’articolo istituisce il diritto a ridurre l’orario di lavoro per un anno nei primi sei anni di vita o adozione dei figli, e di percepire un’indennità per colmare parzialmente la riduzione dello stipendio, a condizione che entrambi i genitori riducano l’orario di lavoro. Stessa cosa per lo smart working condiviso, utilizzabile in alternativa al part-time di coppia: anche in questo caso è prevista un’indennità di condivisione, a patto che il lavoro agile sia adottato da entrambi i genitori. Con in più una indennità di mille euro per sistemare la postazione del lavoro da remoto.

E per non gravare sulle casse delle aziende, il ddl prevede che le micro-imprese con meno di dieci dipendenti non debbano anticipare l’indennità, che sarà invece erogata direttamente dell’Inps. Mentre alle imprese con meno di 250 dipendenti viene concesso uno sgravio contributivo del 50% al datore di lavoro che assume personale con contratto a tempo determinato in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo e per i periodi di part-time di coppia. Tutte le indennità extra sono comunque coperte dalla fiscalità generale.

Dal Fondo sociale per occupazione e formazione arriveranno poi 250 milioni per le imprese che si avvarranno dei “manager della condivisione”, ovvero dei consulenti per garantire l’equilibrio tra gli impegni professionali e la vita familiare di lavoratori e lavoratrici (che saranno selezionati dall’Anpal). E altri 250 milioni del Fondo serviranno invece per sostenere i servizi di cura del territorio, con un bando rivolto ai comuni che vogliano finanziare servizi integrati di sostegno alla genitorialità o ripensare i servizi comunali nell’ottica della condivisione.

«È una riforma rivoluzionaria che offriamo non solo ai partiti ma all’insieme dei soggetti di rappresentanza del Paese», ha spiegato Fedeli. «Finora la logica della conciliazione ha portato a operazioni assistenziali che non cambiano la discriminazione verso le donne. Senza dimenticare che, se conciliamo anziché condividere, si toglie un’occasione anche agli uomini».

D’altronde, ha fatto notare Emanuela Mastropietro, la riforma si sposa con i cambiamenti valoriali in corso nei giovani Millennial e appartenenti alla Generazione Z, sempre più proiettati verso l’equilibrio tra generi nella distribuzione del lavoro di cura e lavoro retribuito.

Da Liberi e Uguali, Cinquestelle, PiùEuropa e Gruppo misto è già arrivata la disponibilità a firmare il testo con il Pd per incardinarlo al Senato. Ma se di condivisione si tratta, la richiesta che arriva dai Dem ora è che ciascun gruppo parlamentare firmi il ddl con il nome di una donna e di un uomo.

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