Processi emotiviLa pessima gestione del caso Verbania dimostra che la magistratura è in stato confusionale

La decisione di sostituire la gip che ha disposto la scarcerazione degli imputati con una sua collega non è irrituale, ma lo è il comunicato emesso per spiegarla. Perché perdere tempo a puntualizzare una normale prassi burocratica, scatenando una ridda di sospetti e di preoccupazioni fra i difensori?

Lapresse

Quando un’indagine diventa un caso mediatico il rischio che sfugga di mano ai magistrati è elevato. Il caso Verbania (ma se ne potrebbero citare altri, a partire da Napoli dove la scoperta di una sentenza già bell’e pronta prima ancora che l’avvocato discutesse ha causato una solllevazione dei fori della Campania) testimonia di uno stato confusionale della magistratura, frutto degli scandali che da Palamara ad Amara hanno inferto un duro colpo al suo prestigio.

Come se non bastassero i battibecchi e le frecciate a distanza tra Pm e Gip dopo la decisione di quest’ultima di scarcerare gli indagati per la tragedia della funivia, arriva la notizia della presunta “sostituzione” o peggio della “sottrazione del fascicolo” al giudice Donatella Banci Buonamici per assegnarlo a un’altra collega che dovrà occuparsi di un adempimento delicatissimo: nientemeno che l’assegnazione e la discussione della perizia sulle cause della disgrazia.

Il capo dell’Ufficio del Giudice delle indagini preliminari ha spiegato con un apposito comunicato le ragioni tecniche dell’ avvicendamento che deriverebbero dalla fine di un periodo di esonero dalle funzioni del Gip titolare Elena Ceriotti.

Orbene non c’è motivo di dubitare di ciò: chiunque frequenti professionalmente i tribunali sa che è normale che il giudice chiamato a convalidare un arresto o un fermo in via di urgenza (entro 48 ore) può non essere il giudice titolare che poi si occuperà degli altri adempimenti, come appunto una perizia tecnica. Per esempio, grazie a delle sentenze della Corte Costituzionale, è oggi escluso che il Giudice delle indagini che ha disposto una misura cautelare su un indagato possa poi decidere del suo rinvio a giudizio in udienza preliminare proprio per escludere ogni forma di condizionamento anche inconscio.

Dunque nulla di anormale ci sarebbe nel cambio di magistrati: ciò che è anomalo è proprio il comunicato del capo dell’Ufficio, il presidente Luigi Montefusco, che ha ritenuto di spiegare urbi et orbi una normale prassi burocratica, scatenando una ridda di sospetti e di preoccupazioni fra i difensori. Ecco a cosa può portare la deriva mediatica di un’indagine: a una gestione emotiva dell’ordinaria amministrazione che però ha delle ricadute serie sull’esito di un procedimento penale.

A partire dalla serenità dell’ambiente e di chi verrà chiamato a giudicare su questa vicenda. Può essere tranquillo un magistrato che sente su di sé la pressione di un’opinione pubblica alimentata dai media e l’attesa spasmodica della sua comunità colpita dolorosamente negli affetti e nel lavoro? Tempo fa Enrico Costa, infaticabile parlamentare filo-garantista, aveva lanciato l’idea di fissare come causa di spostamento della sede del processo il clamore mediatico di una vicenda.

L’istituto del “legittimo sospetto”, in base al quale il giudice chiamato a pronunciare sentenza può essere diverso da quello tecnicamente competente, si può applicare solo «quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo, ovvero la sicurezza o l’incolumità pubblica».

La norma, secondo i maliziosi, fu modificata per salvare Silvio Berlusconi e Cesare Previti dai giudici milanesi, ma con scarsi risultati perché in effetti la situazione immaginata dal legislatore presuppone tumulti rivoluzionari, ma potrebbe tornare alla ribalta oggi con le modifiche rese necessarie da una forma di inquinamento e condizionamento grave quanto gli scontri di piazza: quello mediatico.

La vicenda di Verbania – con le amicizie infrante davanti al caffè, con i commenti fuor di luogo, con il giudice che arringa i giornalisti giustizialisti che la inseguono – deve spingere a una riflessione anche coraggiosa sui guasti del processo causati dai predicatori populisti sullo schermo. Spostare ad altra sede, più grande, un processo che in provincia rischia l’intossicazione di garanzie minime di equilibrio può essere uno strumento per calmare gli animi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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