Leader e followerIl laicismo sobrio di Draghi ha spiazzato il teatrino dei partiti sul ddl Zan

Se la strada sul disegno di legge contro l’omofobia è sgombrata da dubbi e perplessità lo si deve al presidente del Consiglio, che ha dettato la linea. Si è assunto la responsabilità di rischiare quello che sarebbe un incidente di percorso molto serio e ha messo la dignità dello Stato davanti ai giochetti della politica

LaPresse

Con poche parole, secche, Mario Draghi ancora una volta ha dato la linea. Non a caso parlando al Senato – spiegheremo più avanti perché non è un caso – il presidente del Consiglio ha di fatto respinto l’offensiva del Vaticano contro il disegno di legge Zan e, «senza entrare nel merito», ha ricordato che siamo «uno Stato laico e non confessionale» e che «il Parlamento è libero di legiferare». Punto. 

Senza alzare la voce o intonare toni laicisti o mangiapreti che pure si sono molto ascoltati in queste ore, di fatto Draghi si è, non diciamo sostituito ai leader del centrosinistra, ma quanto meno assunto l’onore di sbloccare una situazione complicata.

Il centrosinistra, alfiere della legge Zan (ancorché votata alla Camera anche dalla destra) non aveva mostrato la stessa risolutezza del presidente del Consiglio. 

La nota del Vaticano era diretta anche a molti senatori del Partito democratico e di Italia Viva. Enrico Letta, è vero, aveva più volte confermato il pieno appoggio alla legge Zan, ma in un primo momento aveva anche accennato alla possibilità di discutere ancora, di ascoltare tutti, mentre è noto da tempo che una perplessa Italia viva avrebbe preferito un ulteriore approfondimento del tema.

E però il presidente del Consiglio, da laico ma anche e soprattutto da leader politico, ha capito che dietro tutta questa storia in realtà c’è stato un preciso disegno politico nel quale è stata strumentalizzata anche la nota riservata del Vaticano. 

A quanto sembra infatti la nota, inviata alla Farnesina dall’Arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria del Vaticano, è finita sul tavolo della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, informata in via riservata dal ministero degli Esteri.

A quel punto il presidente della commissione giustizia, il leghista Andrea Ostellari, che in singolare assonanza col suo nome sta ostacolando con tutte le sue forze la legge Zan, ne è venuto in possesso e la presa di posizione del Vaticano è magicamente finita sul Corriere della Sera, provocando il delirio politico che ha provocato.

In una giornata in cui doveva solamente illustrare al Parlamento il doppio successo sul pieno consenso di Bruxelles al Recovery Plan e sull’andamento positivo della campagna di vaccinazione, Draghi ha sfruttato la comunicazione al Senato per chiudere il caso e implicitamente per dare una botta a Matteo Salvini.

Se infatti l’intento della Lega era di utilizzare il documento della Santa Sede per bloccare l’iter della legge (Matteo Salvini si è persino messo, non richiesto, sotto l’ala del Papa) ha sbagliato i conti. Perché il Vaticano, con la forza e la perentorietà della sue argomentazioni, ha di fatto eliminato ogni spazio d mediazione, ammesso che ancora vi fosse.

L’effetto è stato dunque opposto. Il Pd ha chiesto la calendarizzazione della Zan blindata, ma lasciando che le acque si calmino e sperando che in un’aula da Vietnam come quella di palazzo Madama non vi saranno scherzetti nei voti segreti (che su materie di coscienza sono sempre previsti) e contando su una sorta di maggioranza Ursula (LeU-Pd-M5s-Iv-Fi) a favore del provvedimento. 

Ma se la strada si è sgombrata da dubbi e perplessità lo si deve una volta di più al presidente del Consiglio, ancora una volta leader politico a tutto tondo, che assumendosi la responsabilità di rischiare quello che sarebbe un incidente di percorso molto serio, ha messo la dignità dello Stato laico davanti ai giochetti della politica.