Nuovo Patto AtlanticoCome saranno le relazioni future tra Europa e Stati Uniti

Dopo la disastrosa esperienza della presidenza Trump, i rapporti tra Washington e Bruxelles possono solo migliorare. Come ricorda Paolo Guerrieri in “Partita a tre” (Il Mulino), sarà difficile ricostruire accordi nello stile di Obama, mentre gli americani saranno inflessibili sul piano tecnologico

di Greg Rosenke, da Unsplash

Sul fronte dei rapporti con gli Stati Uniti, l’insedia- mento di Biden e della nuova amministrazione offre ai paesi europei, non vi è dubbio, una grande e per molti versi unica opportunità di ricucire e rilanciare le relazioni transatlantiche. Soprattutto dopo gli anni bui dell’amministrazione Trump, durante i quali i paesi europei sono stati trattati come concorrenti e avversari più che come alleati. Con cicatrici pesanti, che hanno contribuito ad abbassare fortemente la fiducia di molti cittadini europei verso l’alleato d’oltre Atlantico.

Il legame con gli Stati Uniti in tema di comuni valori democratici e sistema di difesa-sicurezza resta per l’Europa un asset fondamentale da difendere e salvaguardare. Una relazione speciale che, come tale, andrà gestita. Anche se la presidenza Biden non può certo significare che le relazioni transatlantiche potranno tornare ad essere quelle che furono in passato, prima di Trump.

A questo riguardo, la Commissione ha avanzato alla fine dello scorso anno un progetto per il futuro delle relazioni transatlantiche che va nella giusta direzione. Ed è quella di un’opportunità per l’Europa di rilanciare, come detto, i rapporti con gli Stati Uniti rinnovandoli su molti fronti.

A partire dalle maggiori opportunità di intesa che riguarderanno, innanzi tutto, la lotta ai cambiamenti climatici e le politiche ambientali che Biden vuole profondamente innovare, avendo riportato l’America nell’ambito dell’Accordo di Parigi del 2015.

Si è trattato di una decisione importante per tutti e in particolare per l’Europa, che ha fatto della lotta al cambiamento climatico la sua strategia di crescita dei prossimi anni. E l’UE è in prima linea a livello globale sulle politiche ambientali, anche per la dichiarata intenzione di introdurre una tassa sulle emissioni nocive alle frontiere (il cosiddetto Carbon Border Adjustment Mechanism), diretta a colpire l’import di prodotti dai paesi extra-UE che non si impegneranno abbastanza nella lotta al cambiamento climatico.

Tale misura, affinché abbia successo, necessita di accordi internazionali, per arrivare a distinguere quali misure commerciali considerare accettabili e quali assai meno, perché interpretabili come forme di dissimulato protezionismo. Al riguardo, uno stretto coordinamento tra Europa e Stati Uniti appare essenziale, anche sui tempi di attuazione di certe misure, come importante è formare una coalizione di paesi che condividano approcci simili.

Più accidentato e irto di ostacoli è il terreno dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Dopo la crociata delle tariffe e le erratiche mosse di Trump, è prevedibile che i dazi minacciati con pretesti risibili non si ripeteranno. Anche se è pressoché da escludere la possibilità di nuovi accordi commerciali bilaterali di grande respiro quali il fallito Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) lanciato durante la presidenza Obama. L’amministrazione Biden non è interessata ad intraprendere negoziati per la ratifica di nuovi accordi commerciali, vista la forte opposizione interna di natura bipartisan su questi temi. Restano opportunità di intese parziali su singoli comparti dove sono presenti potenziali vantaggi reciproci (ad esempio strutture medicali, prodotti ambientali e alcuni servizi).

Un grande ostacolo resterà l’agricoltura, dove l’intransigenza di alcuni paesi europei – quali la Francia – addirittura ad avviare un negoziato, può diventare un motivo di forte contrasto e divisione con gli Stati Uniti. Ancora, l’enorme surplus commerciale europeo in generale e nei confronti degli Stati Uniti andrà corretto, pur se verrà meno l’ossessione di marca trumpiana per gli avanzi e i deficit bilaterali. È d’altra parte nell’interesse degli stessi europei farlo, come osservato in precedenza.

C’è da attendersi durezza da parte americana nel confronto tecnologico, dov’è in gioco tra Stati Uniti e Cina la leadership strategica globale dei prossimi decenni. Al riguardo nessuno sconto verrà fatto ai maggiori partner, in primo luogo europei, a cui verrà chiesto in alcuni casi di schierarsi in modo deciso al fianco degli americani, a partire dalla tecnologia mobile 5G. Un terreno di confronto interesserà specificamente il digitale e la tassazione delle grandi compagnie americane, le cosiddette GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft), che dominano il mercato globale della connettività.

Le prime proposte dell’amministrazione Biden hanno rimosso alcuni ostacoli per il raggiungimento di un accordo internazionale in tema di tassazione delle compagnie multinazionali in sede OCSE. Sono aumentate così le possibilità di un’intesa in futuro. E per le ragioni ricordate in precedenza, sarebbe un passo molto importante nella direzione auspicata di una maggiore convergenza tra le regolamentazioni dei maggiori paesi, a partire innanzi tutto da Europa e Stati Uniti.

da “Partita a tre. Dove va l’economia del mondo”, di Paolo Guerrieri, Il Mulino, 2021, pagine 256, euro 16